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mercoledì 17 ottobre 2012

Tanto tuonò che... CL

Rossano Breno

Finora erano state solo calunnie. Lo ripeteva con aria minacciosa Maurizio Lupi a ogni puntata di Annozero e Ballarò, lo confermava, con quel falsissimo sorriso da vergine infante, Roberto Formigoni ogni qualvolta qualche giornalista indiscreto provava a chiedergli cosa fosse e cosa facesse realmente la Compagnia delle Opere (loro): “Chi tocca CL muore!”
Poi arrivano le Fiamme Gialle e scoprono che di Opere, CL ne promuoveva veramente tante, compresa una scuola nel bergamasco da sistemare con i fondi derivati dal permesso per una discarica di amianto nel cremonese. La storia è questa. Qualcuno ricorderà l’affaire legato a Franco Nicoli Cristiani, il vicepresidente del Consiglio Regionale Lombardo arrestato per una tangente di 100mila euro presa (o pretesa) dall’imprenditore della monnezza tossica, Pierluca Locatelli, ansioso di ottenere dalla Giunta del Pirellone i permessi necessari per aprire una discarica di amianto. Orbene, seguendo quell’inchiesta, i magistrati milanesi si sono imbattuti in Rossano Breno e Luigi Brambilla, rispettivamente presidente e vice presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo finiti, dopo una perquisizione nelle loro abitazioni, nel registro degli indagati. L’accusa: corruzione. La mazzetta sarebbe servita per aprire una scuola di stretta osservanza ciellina in quel di Bergamo, e l’inevitabile rinvio a giudizio è motivato da: “Emerge un diretto coinvolgimento di Rossano Breno e Luigi Brambilla, affinché amministratori della Regione Lombardia con cui erano in contatto, favorissero, con atti contrari ai doveri d’ufficio, gli interessi imprenditoriali di Pierluca Locatelli e l’ottenimento dell’autorizzazione regionale”. La chiacchieratissima Compagnia delle Opere, come si era sempre sospettato, mentre ora iniziano a starci prove concrete, non è composta propriamente da stinchi di santi (battutaccia ma quando ci vuole... ). Che dietro l’aspetto perbene di una specie di consorteria cattolica pronta a elargire opere di bene ci fosse un sistema oliato di sottopotere economico, era sotto gli occhi di chi quegli occhi non voleva chiuderli. C’è da notare, ci scommettiamo ciò che abbiamo di più caro (la dignità) che se si continuasse a scavare, specie nell’ambito della sanità, ne vedremmo delle belle. Ma non tocca a noi, tocca ai giudici, magari a quelli che non hanno paura di beccarsi una maledizione o, peggio, una scomunica.

3 commenti:

  1. Era ora!!! Non ne potevamo più.
    Marco

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  2. Chissà perché in questo paese si sa sempre tutto ma niente viene mai a galla. Forse è la volta buona che vadano a fare i missionari sul serio.
    Carlo

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  3. Il tuo monologo mi piacerebbe davvero seguirlo, non immagini quanto, Max...
    an-arché

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