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mercoledì 8 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Non una di meno


Non una di meno

C'è chi parla delle donne, e del ruolo delle donne, una volta l'anno: l'8 marzo.
Per l'occasione, un po' di tempo fa si spogliavano gli alberi di mimose, si beveva una birra in più in pizzeria o al pub, ci si riuniva fra amiche per assistere a uno streaptease maschile, si ridicolizzavano gli uomini e le loro mammesche manie, si indossava l'abito più succinto che si aveva per sentirsi libere e desiderate.
Tutto questo avveniva, appunto, fino a qualche tempo fa e, ne sono convinto, avviene ancora oggi in qualche parte d'Italia. Nel frattempo però, è aumentato a dismisura il numero dei femminicidi, gli obiettori di coscienza hanno reso quasi impossibile ricorrere alla 194, gli stipendi delle donne continuano a viaggiare nell'ordine dei 5000 euro (annui) in meno di quelli maschili, l'accesso ai ruoli dirigenziali pur aumentando di numero, è rimasto sempre di bassa qualità e l'Europa ci ha multato per la mancata sicurezza delle donne che denunciano abusi sessuali e volenze. Se il panorama che abbiamo di fronte è questo, mi chiedo e chiedo: cosa c'è da festeggiare?
La stessa domanda se la sono posta le donne di Women's March, il movimento americano promotore delle manifestazioni anti-Trump, che sono riuscite a creare una rete internazionale di gruppi in grado di portare avanti rivendicazioni globali all'insegna della “dignità della donna” sempre, dovunque e per sempre. In Italia, oggi scenderanno in piazza le donne di Non una di meno, gruppo che ha già fatto sentire la sua voce in occasione del Fertility Day, con un giorno di sciopero tutto al femminile (e per gli uomini che vogliono aderire), che consiste in due astensioni: dal lavoro e dagli acquisti. E questo per dimostrare che le donne sono fondamentali sia nel processo produttivo che in quello di consumatrici.
Sono 8 i punti del manifesto di Non una di meno, che voglio riportare anche per dimostrare quanta qualità si porti appresso oggi l'impegno delle donne. 1) La risposta alla violenza è l'autonomia delle donne; 2) Senza effettività dei diritti non c'è giustizia né libertà per le donne; 3) Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi; 4) Se le nostre vite non valgono, non produciamo; 5) Vogliamo essere libere di muoverci e di restare, contro ogni frontiera; 6) Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione; 7) Vogliamo fare spazio ai femminismi nei movimenti e costruire spazi politici e fisici tranfemministi e antisessisti; 8) Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini.
Dal 1908, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, e nell'era della comunicazione globale non possono non trovare posto rivendicazioni che dovrebbero essere già diritti acquisiti e non, ancora, motivo di mobilitazione e di protesta. Resta sullo sfondo, quasi nascosto nel buio, quel barlume di romanticismo misto a dolcezza che dovrebbe rendere il tutto più umano e che, per anni, ha tenuto compagnia a molti di noi l'8 marzo e non solo.



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