Vittorio
Feltri è sempre stato un personaggio atipico e un giornalista spesso
barcollante. Lo stipendio è importante, si sa, però quello che è successo al
Giornale da quando c’è tornato, resta un mistero. A parte le litigate pazzesche
con Sallusti per il possesso dell’ufficio di Indro Montanelli, non è che al
quotidiano di famiglia (Berlusconi), abbia lasciato qualche traccia o ne abbia
dettato la linea. Stretto fra Alessandro “Pellico” e lo showman televisivo
Porro, Feltri si è ritagliato il ruolo dell’editorialista e lì sta, fermo,
osservando con un piacere sottile paragonabile a uno scoop (vero), i cadaveri
dei nemici scivolare sul fiume. Poi va a Radio24 e ai conduttori della “Zanzara”
dice: “Le liste del Pdl mi fanno venire i conati di vomito, Berlusconi ha ricandidato
i soliti, mi sono saltati agli occhi i nomi di una decina di mignotte, intesi
anche come mignotti... che sono poi quelle persone che si adattano a fare
qualsiasi cosa... Non è che se io faccio una scopata – conclude Feltri – allora
merito un aumento di stipendio”. Magari un regalino, aggiungiamo noi, ma un
aumento di stipendio o un vitalizio alla Camera o alla Regione Lombardia ci
sembra proprio un'enormità. Così, dalla viva voce di Feltri, è emerso che sarebbe sua intenzione votare per Beppe Grillo. Il comico genovese lo
affascina, però, potrebbe ancora turarsi “il naso e non solo” e rivotare per il
suo datore di lavoro. Per chi credete voterà, alla fine, l’editorialista del
Giornale? Mavalà! Il Cavaliere, in piena rimonta (perché questo è), sta
pensando al colpo finale della campagna elettorale: il blind-trust su Mediaset,
una piccola cessione che lo metta al riparo dalla lagna di essere l’esempio
mirabile del portatore sano di conflitti d’interesse in politica. Ne ha parlato a
pranzo con i figli. Siamo convinti che se non avvertisse aria di vittoria,
Silvio non lo avrebbe mai fatto. E, anche se ha ricandidato la Polverini nel
Lazio (“ma non poteva candidarla in Trentino”? ha detto Feltri come se i
trentini fossero tutti idioti), si è tenuto stretto i collettori di voti che
hanno fatto grande il Pdl. Anzi, ci si è potuti candidare solo dopo aver
dimostrato, dati alla mano, di avere in pugno il numero sufficiente di elettori
per andare al Senato perché, lo ripeteremo fino alla noia, la madre di tutte le
battaglie si gioca proprio per un posto a Palazzo Madama. A questo tende l’appello
di Piergigi a Mario Monti per la Lombardia, a questo miravano i contatti fra
Franceschini e Ingroia per la Sicilia. I sondaggi dicono che la distanza fra in
centrodestra e il centrosinistra sta diminuendo, che il vantaggio di Bersani su
Berlusconi si sta assottigliando. Tira un’aria bruttissima e a nulla valgono le
polemiche (ultime) fra Antonio Ingroia e Ilda Boccassini e a nulla, purtroppo, servirà
la discesa in campo del pm di Palermo in aspettativa. Bravissimo a inserirsi
nelle divisioni storiche della sinistra, Silvio sta pensando seriamente di
tornare a governare, nonostante i mercati e lo spread, nonostante l’Europa sia contro di
lui, nonostante Gheddafi non ci sia più e Putin si stia dimostrando per quello
che è sempre stato, un dittatore. Silvio deve recuperare quel trenta per cento
di pubblicità che Mediaset ha perduto da quando non è più Presidente del
Consiglio, altrimenti come farebbe a pagare gli alimenti a Veronica?
