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lunedì 11 marzo 2013

La Confindustria sorpassa il Pd a sinistra: meno slot-machine più soldi ai comuni. Silvio resta in ospedale e Grillo minaccia di abbandonare la politica. A noi il circo è sempre piaciuto.

Nel 2012, gli italiani si sono giocati (letteralmente) 16 miliardi di euro, tanto quanto è costato un anno di governo Monti in termini di interessi sul debito pubblico. Si partiva dai 18 miliardi di euro del 2011, segno che ci sono meno soldi da giocare ma, comunque, ci sono. A fronte di un fenomeno di proporzioni colossali (i dati sono quelli ufficiali e non contemplano le case da gioco abusive), lo Stato finora è stato “tiepido”, elusivo, omissivo, inconcludente. E lasciamo stare che nel business del gioco d'azzardo si sia infilato di peso Silvio, un anno di Monti ha reso, se possibile, il fenomeno ancora più dilagante. Non ce lo saremmo mai aspettati, ma sapete chi è scesa in campo per rimodulare l'intero settore e fare in modo che il gioco comporti una ricaduta economica anche per le casse degli enti locali? La Confindustria e, segnatamente, Sistema Gioco Italia, la federazione nata all'interno dell'associazione degli industriali. In poche parole, SGI propone di riorganizzare l'intero settore, di aumentare le distanze fra un punto gioco e l'altro, di interagire con la Direzione Nazionale Antimafia (sono 200mila le case da gioco abusive riconducibili alla criminalità organizzata), di rendere più strette e severe le regole per favorire i controlli e, udite udite, di combattere la ludopatia con progetti mirati sulla scia delle campagne anti-Aids, anti-violenza, anti-diabete, ecc. E mica finisce qui. Sempre dalla Confindustria fanno sapere che sarebbe giusto far ricadere sugli enti locali parte delle entrate dei punti gioco. Ovviamente soldi che confluirebbero in un fondo unico a disposizione dell'Anci, per finanziare progetti mirati in ambito welfare. Piccola riflessione. Ma doveva pensarci la Confindustria?