Del nuovo Papa ci sono piaciuti alcuni
piccoli simbolismi. Certo, un po' il cerimoniale della Chiesa bisogna
conoscerlo prima di addentrarsi in spericolatezze verbali, per cui
non tutti li colgono immediatamente. Eppure. Francesco Primo si è
presentato senza la mozzetta e la stola, che avrebbe indossato solo per la benedizione ma, segno forte, senza la
croce d'oro tempestata di lapislazzuli. Al petto solo una misera
croce di ferro. Qualcuno potrebbe dire: “E che c'azzecca?”
C'entra, c'entra. Perché l'oro è stato (e per qualcuno resta) uno
dei simboli più marcati e visibili del potere. Ci dicono che
monsignor Jorge Mario Bergoglio (origini piemontesi), sia stato il
prete dei “cartoneros”, e che la sua frequentazione dei “barrios”
non fosse solo una occasione per applaudite visite apostoliche. Ci
dicono che si spostasse per Buenos Aires in metropolitana, magari a
Roma lo vedremo al cinema. Ci dicono che sia stato troppo silenzioso
durante la dittatura dei militari, quella dei desaparecidos e delle
madri di Plaza de Majo, però ci dicono anche che dagli “ultimi”
sia stato, e sia, molto amato. È un gesuita, quindi un fine
politico, il primo della storia della Chiesa che si erge fino al Soglio di Pietro. È un latino-americano, il primo in assoluto, un
segno dei tempi e di una Chiesa madre della “teologia della
liberazione” e di Oscar Romero.
