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lunedì 16 settembre 2013

Sondaggi: Pd al 28, Pdl 26, M5S 21. E Renzi, neo assunto Anas, “asfalta” tutti. Continua la storia del giaguaro. Toh, chi si rivede: l'Idv!

Mentre con un occhio seguiamo in diretta il raddrizzamento (hihihi) della Costa Concordia, la nave del comandante più coraggioso della storia della navigazione mondiale, dallo scoglio dell'Isola del Giglio, con l'altra scorriamo i sondaggi della Demos che danno il Pd al 28 per cento, il Pdl al 26 e i 5S al 21. Non è difficile capire che se si andasse alle elezioni con questa legge, la amata-odiata Porcellum, non ci sarebbe ancora una maggioranza in grado di guidare il Paese. Nonostante gli strepiti, le urla e gli anatemi di Beppe Grillo (e le gite fuori porta di Casaleggio fra banchieri e industriali), gli italiani non hanno nessuna intenzione di dare ai Five Stars i voti necessari per governare da soli, ergo, da qualche parte si deve andare. La soluzione più semplice, per qualsiasi altra nazione che non avesse dato i natali a Machiavelli (e a Giulio Andreotti), sarebbe quella di riformare la legge elettorale e ridare ai cittadini la libertà di scegliere i propri rappresentanti. Ma chissà come, chissà perché, una legge che nessuno vuole sta ancora lì, da anni, a combinare sconquassi. A volte ci sembra di trovarci di fronte allo studio, e alla analisi, della teoria dei Quanti e invece non c'è ragionamento più semplice e deduttivo di quello che porta a una elementare equivalenza: Porcellum = ingovernabilità. Però in Italia non si può. Da noi la linearità nei ragionamenti e nei comportamenti non esiste, è un optional. Se non ci complichiamo la vita non siamo soddisfatti. Siamo cervellotici e un po' pazzi al tempo stesso, e questa è la ragione per la quale gli studi degli avvocati e degli analisti sono sempre sold out e il salvacoda è diventato uno strumento indispensabile, perché altrimenti la gente si prenderebbe a randellate a ogni piè sospinto. Ci rendiamo difficile la vita con la stessa facilità con la quale gli americani bombardano mezzo mondo in nome della libertà. La nostra complessità ci piace da matti perché è segno di intelligenza e di un'autostima sì, ma da manuale psichiatrico. Vi siete mai chiesti per quale motivo non esiste più la sinistra storica? Perché era composta da persone che si reputavano intelligenti e in possesso di un'autostima tale da prendersi a randellate a ogni piè sospinto. Così, la classe operaia e i ceti deboli, orfani dei rappresentanti di sempre, quelli con la Bandiera Rossa che trionferà, a un certo punto si sono visti rappresentati da Tonino Di Pietro il quale, con la sinistra italiana, non c'entra (né c'è mai entrato) una mazza. L'Idv, per chi non seguisse le cronache marginali di questo paese impegnato a parlare di Matteo Renzi-Asfaltatore appena assunto dall'Anas, è tornato in scena. A San Sepolcro, città che vide la nascita del partito, Ignazio Messina, il primo segretario (Di Pietro era il presidente) dell'Idv eletto con tanto di voti congressuali e non per acclamazione, ha dettato le prossime linee guida di un partito che oggi viene dato all'1 per cento. Come si fa a dilapidare un patrimonio di voti (8 per cento) che l'Italia del Valori aveva non si sa, o meglio, bisognerebbe chiederlo al Tonino intervistato da Report. Ma oggi questa potrebbe sembrare una osservazione retorica. I più maligni potrebbero dire che l'Idv è rinato per non gettare alle ortiche il patrimonio che ha, ma a Ignazio Messina, sindaco antimafia, qualcuno disposto a dare credito c'è. Tolti di mezzo gli ex Udeur, i Margheritini baciapile e molto furbi, i democristiani di antica data, i destrorsi giustizialisti fino al plotone di esecuzione, i sindacalisti trombati e gli intellettuali in avanzato stato di decomposizione cerebrale, qualcuno un po' onesto e altrettanto idealista potrebbe anche esserci. L'importante, secondo noi, sarebbe che Messina prendesse una lente d'ingrandimento e iniziasse a studiare uno per uno i 1350 amministratori locali e i duemila dirigenti che l'Idv ha ancora sparsi nel territorio. Pigliasse molto sul serio i duecentomila iscritti alla community del partito che non sembrano voler gettare la spugna, e qualche idealista un po' perso che, con Di Pietro, non ha mai avuto spazio o, se lo ha avuto, lo ha sfruttato solo per i cazzi suoi. Particolare non marginale, l'Idv dispone ancora di 12 milioni di euro di rimborsi spese elettorali: 12 milioni di buone ragioni per non mollare. Da parte nostra, quello con l'Idv è un discorso chiuso da tempo. Una delusione così cocente difficilmente ci potrà ricapitare, delusione che ne ha portate appresso altre e molto più stordenti. Mannaggia a te, Tonino...

sabato 11 maggio 2013

Sondaggi. Pdl primo, Pd secondo, M5S terzo in calo di due punti. Scelta Civica, prefisso telefonico. Seguono gli altri in ordine sparso. E oggi tutti a Brescia, c'è il Silvio-Day.


Era nell'aria ormai da settimane, ma gli ultimi sondaggi di Swg sembrano delineare una situazione destinata a durare nel tempo e che, se non cambia la legge elettorale, ci porterebbe a secoli di governi senza una maggioranza definita. Lo scarto fra il Pdl è il Pd (seppur in leggera crescita), è sempre di tre punti: non bastano. Se dovesse cadere LettaLetta, e restare la Porcellum, assisteremmo alla stessa pantomima di queste settimane, ma a ruoli invertiti. A chi giova? Bersani dice: “Vèh... ragassi, il Pd non è così caotico”. Ormai la macchietta di se stesso, il galantuomo che ha dilapidato in un amen il patrimonio di primarie trionfali con una campagna elettorale demenziale (lo spot “lo smacchiamo” è degno di un creativo da elezioni di capoclasse al liceo), sta rivivendo come un incubo i giorni da presidente incaricato. E pensa, perché Piergigi pensa anche, che se fosse riuscito ad avere la compiacenza del M5S, avrebbero provveduto i 101 zozzoni a trombarlo in parlamento. E allora si sente un po' più sollevato, anche se continua a chiedersi come fa, lui uomo di sinistra, a militare in un partito come il Pd. E che il Pd sia un partito di sinistra molto sui generis, lo si è visto in questi giorni di scelta del nuovo segretario. Praticamente, alla carica di primo pidino d'Italia, dopo Carlo De Benedetti, hanno concorso tutti e, ci scommettiamo, pure Silvio nel segreto di trattative immorali e contronatura con il leader dei 101 zozzoni. Alla fine la scelta è caduta su Guglielmo Epifani. Dopo un ex comunista e un ex democristiano, finalmente un socialista, un compromesso storico a tutto tondo e a tutto campo. Il Pdl gongola. Se non fosse per i guai giudiziari del suo leader, oggi sarebbe un primo partito da Guinness dei primati. E non è un fatto di coerenza del suo elettorato, è che dall'altra parte c'è il nulla assoluto, una camera d'aria sgonfia posata per terra, in attesa di trovare l'eterno riposo in una discarica eco-compatibile. Diciamolo, Grillo non sa più che pesci pigliare e il risultato sono i due punti in meno nei sondaggi. Nel momento in cui si fa sul serio, si insediano le commissioni, iniziano i lavori parlamentari a pieno regime, il leader dei 5S si sente messo all'angolo. E allora reagisce da par suo: insultando e cercando di smarcarsi a tutti i costi, dopo aver appreso da Casaleggio le linee di tendenza e di pensiero degli italiani. Che poi le sue posizioni coincidano con quelle di Gnazio La Russa, a Beppe non frega una mazza e dice: “Lo ius soli può essere deciso solo da un referendum popolare”, ignorando che in Italia i referendum propositivi non esistono e che ci sono le petizioni, ma quelle fanno la fine che fanno, e lui dovrebbe saperlo. Ignaro di Costituzione e di storia patria, Grillo è il miliardario che dice: “Con tremila euro al mese si campa”, a casa propria sì, anzi, si fa vita da benestanti. Ma fuori casa, in una città come Roma, dove devi dormire, mangiare, spostarti, vestirti e cambiarti almeno una volta alla settimana le mutande e i calzini, è dura. Poi, l'ultima, felicissima uscita. Rivolto ai giornalisti ha detto: “Stiamo preparando dei dossier su di voi. E non è una promessa ma una minaccia”. Avete capito perché Grillo vuole la presidenza del Copasir, cioè del comitato che si interessa principalmente dei cazzi degli altri? Vuole i dossier, peggio del Sifar del generale golpista De Lorenzo. Comunque, a parte Grillo in piena crisi d'identità che finalmente concede il diritto di parola ai militanti del suo movimento, c'è da registrare che oggi, a Brescia, mentre il governo sarà in ritiro nell'abazia di Spineto, i berluscones scenderanno in piazza per manifestare contro la magistratura. Da una parte, i ministri e i sottosegretari pidiellini, giurano fedeltà alla Costituzione condividendone i contenuti, compreso quindi il rispetto per le istituzioni, dall'altra scendono in piazza per delegittimarne una. Questa è una schizofrenia tipica del Popolo delle Libertà (loro), e se non fosse per i figuranti che pagano tanto a ora, però il viaggio e il cestino sono a parte, a quelle manifestazioni parteciperebbero solo loro, i beneficiati e i miracolati di Silvio Primo, imperatore di Arcore. L'obiettivo, come sempre, sono i giudici del tribunale di Milano. Berlusconi dovrebbe accettare il consiglio che gli ha dato Maurizio Crozza ieri sera: “Silvio smettila di delinquere a Milano, cambia città”.