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domenica 13 aprile 2014

Silvio: “Dell'Utri l'ho mandato io in Libano su richiesta di Putin”. A riecco la teoria della nipote di Mubarak!

Credendosi ancora uno statista della madonna, il pregiudicato Berlusconi si è autoconvinto di essere sempre al centro dello scacchiere politico mondiale. Si ripete, insomma, anche nel caso del fine tessitore dei rapporti Forza Italia-mafia, il refrain della nipote di Mubarak. Siccome un indizio è un indizio ma due indizi fanno una prova, Silvio a questo punto non ci fa ma ci è. In possesso di un delirio di onnipotenza da clinica psichiatrica, ha sostenuto davanti a un gruppo di forzisti candidati alle europee che “Marcello a Beirut l'ho mandato io, su richiesta di Vladimir Putin, per sostenere la campagna presidenziale di Amin Gamayel”. A parte il fatto che mentre l'Europa sta mettendo a punto una serie di misure contro la politica dello Zar in Ucraina sarebbe meglio fare un passo indietro, Silvio dimostra ancora una volta di sbattersene solennemente di qualsiasi regola che non abbia stabilito lui. È convinto, insomma, che siccome sia il campo che il pallone gli appartengono, può decidere in piena autonomia quali sono le regole del gioco e a che punto interrompere la partita (di solito mentre sta vincendo). Ci chiediamo, e chiediamo ai giudici di Milano, se sia il caso di comminare l'affidamento ai servizi sociali a una persona che, inviando un condannato a sette anni di galera per contiguità mafiosa all'estero con passaporto falso, non rappresenti di per sé un pericolo per la comunità. In chiara crisi di visibilità, Silvio si attacca a tutto, perfino alla reiterazione di deliri criminosi.

mercoledì 5 giugno 2013

Silvio: “Al voto a ottobre”. Lo scenario apocalittico di una Italia alle prese con banche tirchie e un esercito di 35 saggi

S&P lo certifica. Nel 2012 le banche italiane hanno tolto alle imprese finanziamenti per 44 miliardi di euro. I suicidi, le chiusure, i licenziamenti, le ore record di cassa integrazione, le perdite secche del mercato immobiliare, hanno finalmente un colpevole. Si chiama Banca, intesa come l'insieme degli istituti di credito che, dopo aver giocato per anni con i derivati tossici e le speculazioni spericolate, si è ritrovata a dover chiudere i rubinetti per non fallire. E dire che la Bce aveva iniziato (già nel 2012) a far pagare meno cara la moneta, quasi prezzi di realizzo, e assegnato alla stessa Banca fondi mirati per far riprendere i finanziamenti alle imprese e i mutui per le prime case. Ma la Banca, si sa, non ha fatto niente di quello che era stata chiamata a fare anzi, se prendiamo il caso, per molti versi emblematico, del MPS, possiamo tranquillamente metterci l'anima in pace e gridare a voce piena, che le Fondazioni bancarie strutturate in questo modo, sono un danno e non una risorsa, e che i mister 5% continuano, immortali, a esistere.
Sono uscite le motivazioni della condanna di Silvio Berlusconi al processo Unipol, meglio conosciuto come “a' telefonata Fassino/Consorte”. I giudici hanno stabilito che Silvio fece pubblicare dal suo Giornale, la telefonata secretata, per un “peculiare interesse politico”. Scrivono i giudici: “Senza l'apporto dell'ex premier e senza il suo benestare, come capo della parte politica avversa a quella dell'ex segretario dei Ds, non si sarebbe realizzata la pubblicazione di quella telefonata di cui era nota la natura segreta, e il cui contenuto venne sfruttato politicamente”. Nonostante la Ghedini&Co.FolkBand, liquidi le motivazioni con un “prive di logicità giuridica”, il fatto è che intorno a Silvio si stanno stringendo le maglie di una magistratura che non è intenzionata a fare sconti, e magari per dimostrare, una volta tanto, che la “legge è uguale per tutti”. Con la sentenza Mediaset affidata alla Cassazione, e quella Ruby in dirittura d'arrivo, Silvio sta passando le pene dell'inferno e, da quello che si può vedere dalle immagini degli house organ, anche fisicamente non è che sia al top. Quello sguardo torvo e pieno di odio rancoroso, sono la dimostrazione che il cervello sta navigando verso altri lidi, diversi dalla quotidianità. Non che si sia dato all'ascetismo, ma Silvio sta pensando sul serio a come venir fuori da una situazione pericolosissima. La prima idea è quella di far saltare il tavolo del governo, dove si gioca a Risiko e si governa poco, avendo LettaLetta attivato il meccanismo della delega (35 saggi per le riforme istituzionali sono una tombola, Bondi commissario dell'Ilva un dèjà-vu). E partendo da questa convinzione, andare alle urne a ottobre, puntando l'azione dei suoi a rivendicare ogni provvedimento elettoralisticamente efficace, tanto il Pd sta sempre zitto. Quindi, entrate a gamba tesa dei pidiellini sull'Imu e sull'Iva e sul pagamento degli arretrati della PA alle imprese. Poi, dopo l'ennesimo messaggio a reti Mediaset unificate, in cui rivendicare la bontà dell'operato del Pdl, tornare alle urne non modificando il Porcellum e sperando nella maggioranza sia alla Camera che al Senato. Perché ottobre? Perché per quel periodo è previsto il pronunciamento della Cassazione sul processo Mediaset (interdizione dai pubblici uffici) e sarà appena iniziato l'appello per il processo Ruby. Silvio vuole affrontare le condanne (eventuali), da Presidente del Consiglio, in modo da sollevare il più grosso conflitto tra organi dello Stato, mai accaduto prima in Italia. Il rischio “apocalisse”, a questo punto, sarebbe del tutto evidente, e “muoia Silvio con tutti gli italiani”, la possibile soluzione. Non vogliamo piangere sul latte versato ma fare solo un appunto politico: se in questi anni si fosse fatta una legge sul conflitto di interessi, tutto questo non sarebbe successo. Magari saremmo morti tutti democristiani, ma berluschini no, porco boia. Perché berluschini moriremo.

domenica 12 maggio 2013

Silvio: “Io come Tortora”. E la piazza si scatena. Alla prossima manifestazione del Pdl ci scapperà il morto.


Il limite è stato superato. Continuare a manifestare contro la magistratura e le sentenze contrarie a Silvio, è diventato un fatto insopportabile. Colpisce e indigna il silenzio del PD. Colpisce e indigna il silenzio del Presidente della Repubblica. Colpisce e indigna, il silenzio del Presidente del Consiglio che vede il suo vice e i ministri del suo governo, manifestare contro un organismo autonomo dello Stato, una delle istituzioni più delicate. Ci voleva una ministra tedesca, Iosefa Idem, ieri sera da Fazio, a ricordarlo agli italiani distratti: “La costituzione garantisce l'autonomia della magistratura, non c'è altro da aggiungere”, ha detto le teutonica che ha molte più medaglie della Merkel. 
Il limite è stato superato perché ieri, a Brescia, abbiamo assistito all'ennesima caduta dell'impero berlusconiano e dei suoi generali. Non solo fischi, ma insulti e sberleffi, hanno accolto e accompagnato alle loro auto personaggi inguardabili, un gruppo di quacquaracquà che invece di vergognarsi, ha sfidato la gente con l'arroganza che ne ha sempre contraddistinto il passaggio sulla scena politica italiana. E i vari Formigoni, Brunetta, Gasparri, Santanchè, Brambilla lo fanno, se lo possono permettere, solo perché circondati da poliziotti e carabinieri che, ancora per poco, riescono a garantirne l'incolumità. Ieri, a Brescia, è andato in scena un vero e proprio psico-dramma, con Silvio che ha avuto la faccia (quella, pur liftata, non gli manca sicuramente), di paragonare le sue vicende a quelle di Enzo Tortora, omettendo colpevolmente di dire che Enzo Tortora, al contrario di lui, si è difeso “nei” processi, rinunciando perfino all'immunità di parlamentare europeo, pur di essere assolto “nel” processo. E tocca alla figlia di Tortora, Gaia, ristabilire la verità, dicendo chiaro e forte che Silvio, con suo padre, non c'entra una mazza. Ieri, a Brescia, si è superato il limite della decenza e della vergogna, che pure dovrebbero essere sentimenti umani. Ieri, a Brescia, si sono visti ancora una volta all'opera i manganelli che, come sempre, sono finiti sulle teste dei manifestanti, e non su quelle che dovrebbero essere le loro destinazioni finali naturali, le teste di cazzo violente. Perché i pidiellini, oltre che teste di cazzo strutturali, sono anche violenti nei loro messaggi di disprezzo e di alterigia. Ma si sa, più uno è nano e più s'incazza, e questo non è razzismo né denigrazione delle razze, è solo una presa d'atto della realtà. I nani ce l'hanno contro tutto e tutti ma, principalmente, contro la natura e il fato. Per cui se gli si da un po' di potere... caro, carissimo De Andrè. 
Oggi, a Spineto, all'ombra dell'abazia, andrà in scena un altro psico-dramma, quello di persone costrette a convivere sotto uno stesso tetto, quando si prenderebbero volentieri a mazzate. Non tutti, ovvio, perché LettaLetta, che non ha detto una parola sulla manifestazione di ieri, è ben lieto di avere per compagno di banco Angelino Alfano, detto anche o' schiattamuort. 
In compenso sempre ieri, a Roma, si è respirata, grazie a Nichi Vendola, un po' di aria di sinistra, perché dalle parti della Nuova Fiera l'aria era completamente diversa, più somigliante a quella delle assisi della Balena Bianca che non a un'assemblea di quello che dovrebbe essere il popolo della sinistra per vocazione. Il PD ha finalmente il suo segretario. Guglielmo Epifani ha raccattato l'85 per cento dei voti del parterre, ma solo perché D'Alema era impegnato a Barcellona e si sa, quando il gatto non c'è, i 101 zozzetti ballano. Dove vada questo PD fino a ottobre non si sa. Quello che è certo è il fatto che a Epifani tocca un lavoro al limite del proibito. Novello Stakanov, Guglielmo dovrà convincere nei prossimi mesi quelli che hanno strappato la tessera del suo partito a rincollarla, almeno con lo scotch. Non è detto che ce la faccia, ma da ex segretario della CGIL, abituato a dialogare con le tute blu, il compito non lo spaventa. 
Grande lezione da Piergigi Bersani, che da segretario uscente, nel suo brevissimo discorso di apertura, ha detto: “In politica funziona così: si vince insieme, si perde da soli”. Non solo in politica, Gigi. Fidati.

martedì 19 marzo 2013

Silvio, prove di golpe con burlesque. Il Pdl contro il ventilato 'cappotto' della sinistra: “Sarà lotta dappertutto”.


Provateci voi, dopo 20 anni di potere assoluto, a sopravvivere sapendo di non contare più un cazzo! Umanamente è frustrante, psicologicamente è devastante. Lo capiamo, Silvio. Abituato ai grandi numeri del mandato popolare, e alla benedizione apostolica del Segretario di Stato Vaticano, per anni ha avuto un solo nemico dichiarato, la magistratura “rossa”, che non gli ha perdonato le corruzioni, le concussioni, le evasioni fiscali, le violazioni dei segreti d'ufficio, le istigazioni alla prostituzione (anche minorile) non potendo annoverare fra i reati civil-penalmente perseguibili, l'arroganza, il dileggio, il disprezzo, il pressappochismo, l'ignoranza crassa, la volgarità, il genocidio culturale, il cattivo gusto e i barocchismi orgiastici finti-burlesque. Fuori dai giochi per l'elezione del Presidente della Camera, fuori per quella del Senato (nonostante il tentativo di ripetere il “botto Scognamiglio-Spadolini”, suggerito da quel genio della strategia politica che si chiama Roberto Calderoli), Silvio sta correndo il rischio di trovarsi ai margini anche della competizione che porterà all'elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

mercoledì 13 marzo 2013

Silvio, extra omnes! Poffarbacco.

Lo andiamo cantando da trent'anni in tutte le lingue del mondo, e seguendo ogni ritmo possibile, che Silvio è pericoloso. Da Milano Due, da Telelombardia, dalle tette di Drive In, dalla pubblicità che interrompeva un sogno. Inascoltati, siamo andati raminghi per monti, valli e mari per predicare un solo verbo: “Attenti a Silvio”. Era chiaro fin dall'inizio, da quando raccontò di aver girato i ministeri romani, con una 24ore piena di contante, per tentare di corrompere il corruttibile. Le stanze del Pci, poi Pds, le passò tutte, ma senza avere l'accoglienza sperata. In quel tempo (scusate il tono evangelico ma si sta eleggendo il nuovo Papa) con i soldi, anche se contanti, non si aprivano tutte le porte né si compravano deputati e senatori, c'era, diciamo, un maggiore senso del pudore. Poi l'incontro degli incontri, il fato: Bettino Craxi. E Silvio diventa prima il Cavaliere poi il Presidente del Consiglio. Quando hanno chiesto a Beppe Grillo se un paragone con Craxi (considerate le malattie ricorrenti) fosse possibile, Beppe ha risposto: “Me lo auguro per lui, le spiagge della Tunisia sono piene di Ruby”. Questo signore ormai ultrasettantenne, miliardario, apparentemente appagato, con una fidanzatina che evidentemente non riesce a placare il suo inesauribile appetito sessuale, potrebbe lasciar perdere, costruire ospedali e scuole per bambini poveri e finanziare università pronte a formare i pidiellini del futuro. “Porterò a insegnare tutti i grandi capi di stato del mondo incontrati durante la mia carriera politica – ha detto Silvio - Tony Blair, George W. Bush, Vlady Putin”, gli stavano scappando Muhammar Gheddafi e Hosni Mubarak, ma poi si è reso conto che sono indisposti.

domenica 28 ottobre 2012

Silvio, ticket scaduto: “Questo governo fa schifo. Via la fiducia”.



I bonus ottenuti dal duo Monti-Napolitano per togliersi dalle palle, sono esauriti. Non si sa perché, Silvio ha continuato a credere che fossero eterni, che fino a quando il suo esangue partito avesse continuato a sostenere i Professori, lui avrebbe potuto godere di una sorta di impunità ad personam che non ha riscontri nel resto del mondo. Accortosi, dalla sentenza del tribunale di Milano, che le cose non stanno come lui pensava, ha iniziato a ridare di testa. Prima ha dichiarato, con il fiato grosso e le parole impastate dalla rabbia, che non avrebbe mollato; poi, dopo una notte di profonda, anzi profondissima riflessione ad Arcore, ha lasciato intendere che non si ripresenterà candidato premier ma continuerà a sedere in Parlamento. Così, se nel 1994 scese in campo per tenere in vita le sue fallimentari imprese, nel 2013 si ripresenterà per tenersi stretta la franchigia da deputato buona per non finire dritto in gattabuia, il posto che, secondo Tonino Di Pietro, dovrebbe essere la sua residenza fissa. La rabbia per una sentenza che, di fatto, se confermata, lo escluderebbe dai pubblici uffici per i prossimi cinque anni, è tanta e tale che il suo delirio giustizialista non ha risparmiato nessuno, neppure mister Allegri ché se il Milan va male, i giudici rossoneri (calcisticamente parlando), lo tartassano a piene mani. Nel mirino della sua foga oratoria sono finiti tutti, latino compreso. Dalla culona inchiavabile al Professore, dalla magistratocrazia alla sinistra leninista, dalle intercettazioni telefoniche all’Imu, nel calderone dell’incazzatissimo Berluspony è precipitato l’universo mondo conosciuto, e pure qualche rione di Marte intento a preparare il prossimo Palio di Halloween. Silvio non gioca più, si è accorto che è arrivata l’ora di saldare qualche debituccio con la giustizia e, ovviamente, non ci sta; a cosa sarebbero serviti allora i 400 milioni di euro di parcelle agli avvocati? E i vitalizi a Razzi e Scilipoti? E le case acquistate da pianisti e chitarristi? E tutti i dané dati a Santa Madre Chiesa? E tutti i quacquaracquà morti di fame e nullafacenti che ha stipendiato per anni? E tutte le Mini acquistate per le concubine? E tutti i soldi dati ai magistrati per comprarsi le sentenze? E il laser anti-depilatorio (sic!) regalato a Ruby? E le cure pagate a Bossi? E il lifting alla Santanché? E i contratti milionari a Feltri e Sallusti? Fiumi di denaro che rischiano di disperdersi in mille rivoli e di lasciarlo senza un soldo in tasca, considerato il crollo sul mercato delle azioni Mediaset. Il destino di Alfano è legato alle elezioni siciliane. Casini è furibondo, perché le dichiarazioni del Cavaliere e la minaccia di ritiro della fiducia al governo Monti rischiano di mettere in crisi la sua Lista per l’Italia. Napolitano è molto preoccupato, perché sa perfettamente che Silvio incazzato è un pericolo serio, molto serio. Le colombe del Pdl cercano di metterci una pezza mentre le “amazzoni” lo stanno spingendo su posizioni più barricadere e radicali. Per quanto riguarda noi, beh, siamo sconcertati. Dopo venti anni di delirio e di sconquasso, questo paese dipende ancora dagli umori di Berluspony. Meditate su ciò, vi prego, se potete.