Spesso
la domenica a pranzo mio padre tornava dalla messa imbufalito. Prima di
trasferirsi armi e bagagli sotto la pinna protettiva della Balena Bianca,
diciamo che il mio genitore era alquanto critico nei confronti delle prediche
che sentiva in chiesa, soprattutto nell’immediata vigilia delle elezioni
politiche. “Ma lo sai che ha detto oggi il parroco durante la predica?”, diceva
a mia madre alla quale poteva fregare di meno, visto che lei votava sulla croce
da anni e per nulla al mondo avrebbe votato una falce e un martello. “Cari
parrocchiani, le elezioni si avvicinano e come sempre la chiesa vi guarda, e se
vi guarda la chiesa vi osserva attentamente anche Iddio. Voi lo sapete, c’è
bisogno che in Italia continui a governare una forza politica democratica,
perché dopo la dittatura non c’è cosa più bella della libertà. E poi, oltre che
democratica, questa forza politica deve essere cattolica o meglio, cristiana
perché il mondo non ne vuole sapere degli atei, dei senza Dio e degli anarchici
che tirano le bombe. Il mondo vuole la pace e vuole un partito democratico e
cristiano che lo governi. Il simbolo è il nostro, la croce, e sulla croce
dovete fare un segno e pregare che tutto vada bene, per voi e per i vostri figli innocenti”. Mio padre non si raccapezzava
eppure funzionava così. Il parroco non faceva nomi né cognomi né esplicitamente
citava partiti, buttava là un panegirico mix di politica e di fede e i
parrocchiani, al momento del voto, dimostravano di aver compreso la lezione. Leggiamo
ora quello che ha detto D’Alema dopo il discorso di Renzi De’ Medici alla festa
del Pd: “Bersani è più adatto ad unire il nostro partito, a costruire una
coalizione e a governare l’Italia... Bersani – ha proseguito Maximo l’Hispanico –
è l’unico in grado di creare un governo che si fondi nell’unità dei progressisti e nella collaborazione con una forza
moderata che in questi anni ha lavorato con noi all’opposizione del governo
Berlusconi. Quella è la nostra prospettiva e sono convinto sia realistica
al di là delle battute di propaganda”. Dopo aver dichiarato urbi et orbi quale
sarà la linea del Pd del futuro (ve lo immaginate il futuro con Pierfy? sì? contenti
voi!), Maximo ha ovviamente demolito Grillo e Di Pietro. Del primo ha detto: “Non
c’è nessuno scontro diretto tra Grillo e il Pd, lui ci ha insultato e minacciato di farci la bua e, a un certo
punto, Bersani ha reagito”. Su Di Pietro, invece, il giudizio è lapidario: “È
Di Pietro che negli ultimi mesi ha condotto una polemica crescente contro di
noi e contro il Capo dello Stato quindi, a bordo del suo trattore, tornasse a
fare il cafone, perché quelli dotati della nostra classe e del nostro
stile non possono confondersi con un poveraccio di Montenero di Bisaccia”.
Capito perché ci piace da matti chiamarlo “Don” e perché, pervicacemente, con
questa sinistra noi non vogliamo avere niente a che fare? Caro Maximo, se vai
con Casini questa volta il naso non ce lo turiamo.
