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lunedì 22 febbraio 2016

Noi siamo nati liberi

La questione è semplice e complessa nello stesso momento: non posso vietare a nessuno di essere se stesso. Non si tratta di giustificare gli omicidi di un serial killer o, addirittura, il genocidio. Stiamo parlando solo ed esclusivamente, della possibilità data a noi stessi e agli altri di poter vedere la luce del sole senza ostacoli artificiali. Viviamo in un paese che ha dato i natali a Niccolò Machiavelli e che, nel corso della sua storia, ha dato la possibilità alla Balena Bianca di governare 20 anni rappresentando tutti: l'ex, vero e unico Partito della Nazione, la DC. Non dobbiamo sorprenderci, quindi, se da noi si utilizzano tutte le occasioni per imporre il nostro modo di vedere le cose anche a chi delle nostre cose non frega una mazza. Chi tenta di fare ciò si definisce integralista, che è poi quello che utilizza tutti i mezzi possibili per imporre (anche con la forza), la propria visione della vita. Fin quando l'integralismo in politica si definisce con le figure spente e insignificanti di Stefano Fassina, di Carlo Giovanardi, di Angiolino Alfano detto Jolie, nessun problema. Il guaio si verifica quando si chiudono gli occhi di fronte all'ineluttabile, al rispetto dei bisogni di tutti, che poi si trasforma in rispetto e basta. "Rispetto" è un termine difficile, significa tutto e niente e perfino i mafiosi lo usano per definire gli uomini-uomini e non i quaqquaracquà. Per noi il rispetto è invece la forma primaria di convivenza, quella che si attua quando coscientemente camminiamo sotto la pioggia e tu per forza vuoi darci l'ombrello. Ma chi lo vuole il tuo ombrello, perdindirindina, rispettami, o no? Secondo qualcuno, in Italia non dovrebbe essere legge il divorzio, con buona pace delle mogli maltrattate e dei rapporti miseramente finiti: cazzo, mi sono sposato, mica sono stato condannato all'ergastolo! L'aborto: sono stata violentata ma che fa? Il figlio che sta crescendo in me è il frutto di un atto d'amore, salvo essere una suora e allora la pillola del giorno dopo va bene. L'eutanasia, che poi significa autodeterminazione: non voglio vivere come un vegetale, mi consenti di fare un viaggio di sola andata? La cremazione: se le mie ceneri non inquinano e non originano diossina, perché devo riempire centinaia di moduli e pagare fior di euro per essere disperso e togliermi dalle palle una volta per tutte? Viviamo, insomma, in un momento storico in cui nulla è ammesso semplicemente perché qualcuno si mette di traverso. Il tema delle unioni civili, ad esempio, è uno di quelli che non ci affascina. Preferiremmo discutere di Jobs Act, ma visto che non è possibile perché l'argomento è vecchio, tralasciamo. Ma ci chiediamo, e lo chiediamo ai ragionieri della politica, perché non si può vivere liberamente un amore, e perché viverlo deve significare per forza rinunciare a diritti che agli altri vengono riconosciuti? Il mondo ha fatto passi avanti da Polifemo ed è un assurdo in termini stare a limitare la libertà degli altri in nome di principi che sono solo nostri. Ma gentile Giovanardi, se lei non potrà mai amare un altro uomo a noi che ce ne importa? Stia con sua moglie e permetta a noi di vivere come meglio crediamo. In poche parole, ci rispetti. Quello che sta accadendo in questi giorni nell'aula di Palazzo Madama, è degno della Libia ma senza pistole. Due concezioni di Stato che si annullano mentre continua a vincere e a regnare il terrore dell'Isis. Ma si sa, fra i due litiganti di solito gode il terzo. Vuoi vedere che il terzo si chiama Bagnasco?

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