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venerdì 31 luglio 2015

Questi sono pazzi... La disinformazione al potere per qualche voto in più


I leghisti, lo sappiamo, sono pazzi. Ma la pazzia, quella vera, quella creativa e arricchente, si chiama follia, termine sconosciuto dalle parti di Orzinuovi, in provincia di Brescia (ma non avevano cancellato le province?). La demenzialità di questo annuncio è da denuncia penale per incitamento all'odio razziale e per delinquenza congenita. A ciò si aggiungano la spiata, la delazione, e, peggio che peggio, la disinformazione premeditata. E tutti, cervelli smerigliati al massacro, fanno sì con la testa senza considerare la fonte di simili bestialità. Quello che emerge, soprattutto da Facebook, in questo periodo, è la schizofrenia di chi difende (sacrosantemente) gli animali salvo poi accanirsi sugli uomini. Adolf Hitler era uno di questi. Complimenti, bastardi!

giovedì 26 marzo 2015

I 66 bisboccioni della Regione

Uno dice che vuole essere buono, tollerante, comprensivo, garantista, insomma umano. Poi legge un giornale qualsiasi e si rende conto che alcuni politici abusano del loro ruolo, potremmo dire status, per compiere nefandezze. Allora si incazza. Mai abituati a fare di tutta l'erba un fascio (i fasci ci stanno cordialmente sulle palle), cerchiamo di capire i fatti della vita e della politica adottando il nostro personalissimo metro di giudizio che ci porta spesso a un'unica considerazione: “I politici non sono tutti uguali”, fatto ormai assodato ma che ci induce a delineare una sorta di raptus da shopping compulsivo appena uno viene eletto. Quella del politico è una vera e propria sindrome da curare con lunghi periodi di recupero terapeutico, se non, in qualche caso, detentivo. Perché qualcuno dovrà spiegarci il maledetto motivo per il quale, una volta eletto, il politico di turno sente il bisogno irrefrenabile di acquistare lo yogurt a spese di noi contribuenti. E le sigarette? E il formaggio Philadelphia che non mangeremmo mai neppure sotto tortura? E che cazzo c'entrano i pranzi e le cene domenicali fatte con trenta persone al ristorante? Spese di rappresentanza familiare? Elettorale? Dimostrazione di potere con la carta di credito dell'Ente in cui siedi perché qualcuno ti ha votato? Caso ultimo, quello della Regione Marche con 66, diconsi sessantasei (manca un 6 per demonizzare il tutto) consiglieri indagati dalla Procura della Repubblica. Le accuse vanno da peculato al concorso in peculato, mentre spicca fra tutti il caso della consigliera dell'Italia dei Valori, Paola Giorgi. Accusata di truffa, la Vice Presidente dell'Assemblea Legislativa delle Marche, si è fatta rimborsare fino a 5500 euro per rimborsi chilometrici non dovuti. Ma il meglio di sé lo ha dato Marco Ricci, capogruppo del PD, che si è visto mettere sotto accusa per uno scontrino di 21,71 euro. Il Capogruppo avrebbe acquistato beni alimentari con la carta della regione perché sprovvisto momentaneamente di spiccioli: yogurt, vino San Crispino, Philadelphia e limoni sfusi. A difesa di Marco Ricci la considerazione che si nutre male, con poco e beve ancora peggio. 

domenica 15 febbraio 2015

Eugenio, me e l'anarchia

Leggo, sgomento, l'articolo di Eugenio Scalfari sull'ultimo numero dell'Espresso (pag. 138). Una delle menti più fertili della seconda metà del Novecento, riparte da un suo romanzo, Il Labirinto, uscito nel 1998, per affermare e dimostrare che "la verità non esiste perché ciascuno di noi ha una sua verità e crede che quella sia la verità assoluta, ma sbaglia perché è soltanto la sua". Da questo assunto, Scalfari inizia un ragionamento che lo porta a dire: "se ciascuno ha una sua verità, allora il falso non esiste. Ciò che è falso per te può essere vero per me". Su questa teoria dell'assenza della verità e della falsità si è basata l'intera ideologia del pret-a-portér berlusconiano, teorie da boutique insomma, non certo da agone politico. Per molti versi condivisibile, l'analisi di Scalfari crolla miseramente nel momento in cui tira in ballo l'anarchia affermando: "Qui nasce il pensiero dell'anarchia: gli anarchici proclamano appunto che la mia verità è soltanto mia e non tua e riescono a stare insieme proprio perché sono accomunati dalla stessa convinzione. Ma questa aggregazione - prosegue Scalfari - di diversi potrebbe governare una città, una regione, una nazione o addirittura l'intero mondo? No, non potrebbe se nessuno può decidere per tutti". Questo è il punto di maggiore disaccordo con il fondatore di Repubblica perché, come spesso sono i ragionamenti tanto al chilo dei cosiddetti intellettuali liberal, Scalfari dimentica, o fa finta di farlo, che esistono le verità condivise come esistono le falsità condivise (e in questo i berlusconiani sono dei veri e propri campioni). Le verità condivise degli uomini di Buenaventura Durruti o di Nestor Ivanovic Machno, ad esempio, erano infatti basate sulla comune visione della giustizia sociale, della libertà, del libero commercio, dell'alfabetizzazione, della pace e della mutualità. Che poi un militante anarchico potesse ritenere il verde solo il verde e un altro lo stesso colore come un derivato dell'unione del blu con il giallo, faceva poca differenza. Ciò che univa Bartolomeo Sacco e Nicola Vanzetti, uomini di cultura e sensibilità diverse, erano l'amore per la giustizia e il rispetto per tutti gli uomini, nonché un'avversione totale nei confronti di un potere violento che impiccava negri e immigrati con la stessa facilità con cui ballava il charleston. Scambiare uno spunto rivoluzionario per una semplice mancanza di idee, o per un difetto di comprensione dei concetti di verità e di falsità, mi sembra un ragionamento figlio dell'epoca in cui viviamo, che se scrivi un romanzo di più di 300 pagine l'editore non ti pubblica perché la gente vuole storie brevi e soprattutto semplici. Si tende, ma questo da sempre, a liquidare la questione anarchica vestendola del concetto di utopica e quindi inconcludente, irreale, irrealizzabile, quando fatti e momenti (pur brevi) della storia, stanno a dimostrare l'esatto contrario. E per finire una "verità scomoda condivisa". Cosa pensa Scalfari che unisca le popolazioni della Val di Susa se non la verità condivisa che la Tav (l'alta velocità) rappresenti un danno letale per le popolazioni oltre a uno spreco immane di denaro pubblico utilizzabile per altri settori della vita sociale? Pensa ancora, Scalfari, che le casalinghe dei No-Tav siano uguali per gusti e storia, ai ragazzotti che fanno saltare i cancelli dei cantieri? Quante presunte verità e altrettante falsità li porterebbero a posizionarsi su fronti diversi e contrapposti se non avessero una sola, unica, condivisa, verità? Il fatto è che la questione anarchica, da quel che mi è dato di capire, si risolve solo e sempre con un volo dalla finestra di una questura di una qualsiasi città italiana.

martedì 13 gennaio 2015

Non c'erano i russi né gli americani. I cinesi non pervenuti

Non c'erano i russi, non c'erano gli americani, non c'erano i cinesi. La più grande manifestazione per la libertà organizzata dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha “pianto” le assenze dei potenti. Gli altri c'erano tutti o quasi, mancavano gli emiri però giustificati perché sono loro i principali finanziatori del terrore islamico. Mancavano i russi perché marciare per la libertà, e per quella di informazione soprattutto, a loro prende male. I giornali dissidenti li fanno chiudere, i giornalisti dissidenti li tacitano con un colpo di pistola in faccia. Mancavano i russi perché se pronunci “Crimea” loro si indispettiscono e guai a molestare l'orso. Mancavano gli americani perché da un po' si sentono tutti sniper come se il mondo fosse un immenso bersaglio e loro i tiratori scelti in grado di far secca una mosca a cento chilometri. Mancavano i cinesi perché per loro la libertà di informazione semplicemente non esiste e se provi a scrivere freedom su un blog ti arrestano nel giro di tre minuti, il tempo di rintracciarti. C'era Netanyahu ma solo perché erano stati colpiti cittadini ebrei, altrimenti se ne sarebbe rimasto a rimirare il suo muro preferito, dimenticando che tutto questo casino ha un'origine e si chiama “questione palestinese”. C'erano tanti leader a Parigi ma a brillare perché non c'erano sono state loro, le grandi potenze mondiali.

mercoledì 12 novembre 2014

Assoluzioni a gogò. Dopo Ruby, Cucchi, la Commissione grandi rischi all'Aquila, tocca a Iovine e Bidognetti...

Ricordate #enricostaisereno? Oggi si potrebbe cambiare in #silviostaisereno, perché la convinzione che si voti a primavera del 2015 si fa ogni giorno più solida e documentata. Da cosa? Dal fatto che Matteo e i suoi ripetono continuamente, fino allo sfinimento, che si voterà nel 2018. Detto ciò, una celia come tante, dobbiamo dire di essere rimasti particolarmente colpiti da una frase detta ieri sera a Ballarò da Roberto Saviano. Alla domanda di Giannini: "Tornerai a vivere in America?", Saviano ha risposto: "Tu vivresti in un paese che assolve Iovine e Bidognetti?" I soggetti testé citati, sono due emeriti assassini certificati dalle sentenze di condanna al 41 bis. Gente che di sparare in faccia ai concorrenti e agli inquirenti non si è mai fatta scrupolo. Uno si è perfino pentito e oggi gode di tutti i privilegi di cui usufruiscono i collaboratori di giustizia. Processo strano, quello contro i boss che avevano minacciato pubblicamente di morte Roberto Saviano e Rosaria Capacchione. Strano perché è stato condannato solo Michele Santonastaso, l'avvocato che in aula aveva letto il biglietto d'amore profondo di Iovine e Bidognetti ai due giornalisti. In poche parole, a pagare è stato un lettore e non l'autore materiale della minaccia, come se tutti i lettori di Fabio Volo o Luciana Littizzetto dovessero essere etichettati di idiozia mentre gli autori resterebbero i fighi che sono. E allora è comprensibile che Saviano se ne vada a vivere in America. Anzi, di più, perché se come lui potessimo farlo, prenderemmo il primo aereo utile. New York in questo periodo è stupenda.

sabato 1 novembre 2014

mercoledì 8 ottobre 2014

“Colores”. Mostra personale dell'artista marchigiano Vittorio Amadio alla Camera di Commercio di Chieti – 7/20 ottobre 2014

A 15 anni dalla grande esposizione di “benvenuto al Terzo Millennio”, realizzata in Spagna, a Barcellona, nel dicembre del 1999, Vittorio Amadio intende ricordare e celebrare un momento che lo vide, unico artista italiano, esporre le sue opere insieme con quelle di Josep Maria Subirachs e di Pablo Picasso.
La mostra di Barcellona (alla quale fece seguito una “personale” nei locali del Camp Nou, il mitico stadio della squadra di calcio), consacrò il pittore-scultore-incisore di Castel di Lama (Ascoli Piceno) a livello mondiale e decine furono le mostre organizzate in Europa e negli Stati Uniti. Per assurdo però, come accade agli artisti mai soddisfatti di se stessi e del mondo intorno, Vittorio Amadio decise di sospendere l'attività espositiva, di ridiscutere il suo essere artista concedendosi un lungo periodo di studio e di approfondimento che lo ha portato a riformulare il rapporto con le tele, le carte, il legno, le pietre e ogni altro materiale utile a dare sfogo alla sua incontenibile voglia d'arte. Vittorio Amadio ha appena compiuto 80 anni, e all'alba della terza giovinezza ha voluto fortemente fare la sintesi di dieci anni di studio su se stesso, sul mondo e sull'arte realizzando la personale che la Camera di Commercio di Chieti (ente patrocinatore della mostra) ospiterà nei locali della Expo Room e della Bottega d'Arte da 7 al 20 ottobre p.v. Quello dell'artista marchigiano vuole essere un viaggio all'interno del suo modo di concepire l'arte fatto di gesti velocissimi, di impatti violenti sulla tela, di nessun leziosismo gratuito, di una totale e irrefrenabile libertà che non comprende paletti né etici né estetici. Il catalogo della mostra (curato dal giornalista-scrittore Massimo Consorti – autore tra l'altro della biografia di Carlo Delle Piane), è la “guida” per seguire al meglio una mostra divisa in gruppi di opere che vanno a comporre un universo pittorico da vivere e guardare con lentezza.
La presentazione della mostra, che ricordiamo è organizzata in collaborazione con la Onlus “Camminando Insieme” di Chieti, si terrà sabato 11 ottobre, alle ore 17.00, presso la Sala Cascella della Camera di Commercio, mentre il “vernissage”, (inaugurazione ufficiale della mostra alla Expo Room e alla Bottega d'Arte) sarà alle ore 18.00. Nel corso del vernissage, è prevista l'esibizione del giovanissimo violoncellista Emanuele Di Luzio (alunno dell'Istituto Comprensivo n. 4, “R. Ortiz” di Chieti Scalo) e un buffet offerto dall'organizzazione della mostra con degustazione del vino delle Cantine Minnucci di Chieti.

Orari e giorni di apertura

  • martedì 7 ottobre, ore 17.30: apertura della mostra alla presenza dell'artista.
  • sabato 11 ottobre, ore 17.00: Sala Cascella, presentazione della mostra
ore 18.00: Expo Room-Bottega d'Arte, vernissage

La mostra sarà visitabile tutti i giorni

Mattina: ore 10.30/12.30
Pomeriggio: ore 16.30/20.00

Aperto il bookshop nelle stesse ore della mostra