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domenica 25 maggio 2014

♫ Una giornata ♪ al mare ♫


... solo e con mille lire. Sono venuto a guardare quest'acqua e la gente che c'e' e il sole che splende più forte il frastuono del mondo cos'è... 

giovedì 22 maggio 2014

Tante domande senza risposte. E il mare è sempre più blu

Vorremmo sapere se è vero che Claudio Scajola fu informato che il professor Marco Biagi correva pericolo di vita. Roberto Maroni, allora ministro del Welfare, dice (oggi) che scrisse personalmente al suo collega di governo per chiedere la scorta a Biagi anche quando si trovava a casa sua a Bologna. Sembra che fra le carte sequestrate al collettore della 'ndrangheta ci sia anche la lettera di Maroni, come sembra ci siano le richieste di tutela avanzate dallo stesso Biagi vittima di telefonate anonime minatorie. Le uniche cose certe sono due. La prima è che Scajola definì Biagi un “rompicoglioni”. La seconda che le BR lo ammazzarono sulla porta di casa.
Vorremmo sapere che fine ha fatto la commissione di inchiesta parlamentare sui fatti del G8 di Genova che la sinistra unita richiese a gran voce. Per la mattanza del G8, hanno pagato solo gli esagitati celerini. Chi ha dato l'ordine di sospendere i diritti democratici e di massacrare studenti inermi (suore comprese) è stato arrestato solo qualche giorno fa. Lasciando perdere le grandi stragi sulle quali, forse, neppure la riesumazione dei cervelli di Kossiga e Andreotti metterebbe la parola fine con la condanna dei mandanti e degli esecutori, vorremmo sapere se corrisponde al vero la notizia che i familiari di Emanuela Loi dovettero pagare il viaggio di ritorno in Sardegna dei resti della figlia massacrata dalla mafia a Via d'Amelio.
Vorremmo sapere che fine ha fatto l'indagine sulla P3, dopo aver appurato che non erano quattro amici rincoglioniti al bar ma pericolosi teorici di tangenti e malaffare.
Vorremmo sapere, perdonateci ma siamo curiosi, quanto incidono ancora la massoneria e il Gruppo Bilderberg sui destini delle nazioni, Italia in primis. Vorremmo sapere infine, “chi autorizza chi” a fare processi sommari di ogni ordine e grado. Considerata l'assenza della banda larga, si corre il rischio che i processi via web durino più di quelli ordinari. Una perdita di tempo e un giochetto inventato per chi ama vedere grondare il sangue, un trash fuori moda. Ci sarebbero altre cento domande da porre a chi ci ha governato e a chi ci governa. Ma è una perdita di tempo e proprio il mare è sempre più blu.

mercoledì 21 maggio 2014

Niente mezzi toni, nessuna sfumatura. L'insulto vince la politica perde. Meglio il mare

Questa non è politica, è un pollaio di galli starnazzatori senza pudore e senza ritegno. Di violenti senza appello alle cui battute tutti ridono come deficienti. Le ultime perle sono “assassino e evasore”, rivolte a Grillo da Silvio che non dimentica l'incidente del comico nel 1981 e soprattutto che si faceva pagare in nero i suoi spettacoli. “Evasore” detto da Silvio a Grillo è una battuta di una comicità inarrivabile, per la serie “il bue disse cornuto all'asino e l'asino gli rispose recchione”. Qui non si tratta di fare un distinguo fra la rabbia e la speranza ma fra il quacquaracquismo e il senso alto della politica che in questo paese, a parte qualche rara eccezione, non c'è mai stato. Se n'è andato anche quel minimo di idealità che ha segnato un paio di decenni della nostra storia repubblicana. Poi è arrivato Silvio, e con Silvio il buio, il malgoverno, la centrifuga dei cervelli, l'appiattimento e l'abbrutimento delle intelligenze. Con questi signori, tutti e tre indistintamente, noi non vogliamo avere niente a che fare, nulla da condividere, men che meno le amicizie mafiose, quelle imprenditoriali trevigiane, i residui di P2, P3, P4 e Pi via cantando. Torneremo a comportarci come abbiamo sempre fatto prima di una serie di “errori di valutazione” pagati a caro prezzo, almeno con noi stessi e la nostra coerenza. Speriamo che il 25 maggio sia una bella giornata di sole, il mare è vicino e l'aria e la luce dovrebbero essere terse. Almeno quelle.

martedì 20 maggio 2014

Le rivoluzioni si fanno, non si annunciano (a Vespa)

Chissà se il 13 luglio del 1789, Joseph-Ignace Guillotin, scrisse a Luigi XVI una lettera di questo tenore: “Cara Maestà tua, voglio informare te e quella zoccola di Maria Antonietta, che domani mattina il popolo di Parigi darà l'assalto alla Bastiglia per quella che la Storia chiamerà Rivoluzione Francese. Ci hai scassato i cabasisi e il pane costa troppo”. Chissà se il 5 novembre del 1917, Lenin scrisse una lettera allo zar di questo tenore: “Caro Zar, ti informo che nei prossimi due giorni daremo l'assalto al tuo Palazzo d'Inverno dando inizio alla Rivoluzione Bolscevica. Con un copeco al giorno campateci tu e quegli stronzi dei tuoi generali parrucconi e revisionisti. Firmato Ilic”. Chissà se il 10 settembre 1973, l'allora colonnello Augusto Pinochet scrisse una lettera al Presidente della Repubblica Cilena, Salvador Allende, di questo tenore: “Ciao Toto', ti informo che domani mattina è meglio che non ti fai trovare alla Moneda perché siamo incazzati con i socialisti e ti dobbiamo cacciare”. Vedete? Le rivoluzioni non si annunciano, soprattutto a casa Vespa, (“se vinciamo andiamo dall'Innominabile, lo costringiamo a rifugiarsi a Cesano Boscone, dimettiamo Renzi, eleggiamo un altro presidente che ci affida l'incarico e formiamo un nuovo governo ché siamo bravi e preparati”), semplicemente si fanno. E per fare una rivoluzione occorrono le palle. Cercasi palle disperatamente.

sabato 17 maggio 2014

O quante belle cazzate Madama Dorè

E così, dopo i fascisti, i leghisti, i forzaitalioti e qualche PD che ci ha tolto perfino l'amicizia su Feisbuc (questo bel gruppo di “parassiti contro” la dovrebbe dire lunga sul nostro pensiero politico), iniziano ad arrivare gli insulti dei grillini. Tardivi, ce li aspettavamo prima, segno evidente che non siamo importanti anzi, contiamo come il due di coppe quando la briscola è bastoni. Però le nostre parole evidentemente pizzicano. I grillini non sopportano le critiche né qualche analisi che facciamo a modo nostro e allora ci danno del rimbambito, del mono-neurone, dello sparacazzate. E allora vediamole un po', queste cazzate. Gennaio 2012. Intervistato da un giornalista sullo ius soli, Grillo dice: “... questa è una questione priva di senso”. E si schiera apertamente contro. 30 aprile 2012. Di passaggio a Palermo per le elezioni amministrative, Grillo dice dal palco: “La mafia non ha mai strangolato un proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10 per cento”. Grillo dimentica che la mafia non strangola i clienti ma i bambini come Giuseppe Di Matteo sì. Una brutta amnesia. 17 agosto 2013. Dal suo blog, Grillo appoggia apertamente il metodo Stamina, lo stesso che la Procura di Torino definirà una truffa rinviando a giudizio Davide Vannoni, il suo ideatore. 14 aprile 2014. Grillo usa la Shoah e il cancello simbolo di Auschwitz per attaccare Renzi e Napolitano. Non soddisfatto, parafrasa Primo Levi e si tira addosso le ire dell'intera comunità ebraica. I forzanovisti romani simpatizzanti del suo Movimento, sentitamente ringraziano. Il 26 aprile 2014, a Piombino, Grillo torna su uno dei suoi argomenti preferiti, la mafia, e dice che: “... il problema non è la mafia che non ha più una lira ma le banche”, magari vuole fare cappotto in Sicilia come Silvio, 61 a 0 e passa la paura. 15 maggio 2014. Dal palco del suo comizio a Pavia dice: “Berlusconi è impazzito per questo cane. Dudù deve essere assegnato alla vivisezione”. Apriti cielo, condanna urbi et orbi e pronta risposta su Twitter: “Sono da sempre contro la vivisezione. Sono molto affezionato al mio cane Delirio...”. Chissà cosa dirà lunedì da “Vespa il leccaculo”, come lo ha sempre chiamato salvo sfruttarlo ora per convincere i pensionati che non è Hiltler? Mah, ascolteremo attentamente. Però gli effetti devastanti di questa campagna elettorale, si fanno sentire dovunque. Colpiscono anche dove e chi non ti aspetteresti mai. Silvio, ad esempio, ha detto: “Bergoglio fa il Papa come lo avrei fatto io”. Ora, con tutti gli esempi di uomini celebri, probi e pii che poteva usare, ma come gli è venuto in mente di tirare fuori dal cilindro magico Papa Francesco? Allora è vero che Lui si sente un gradino appena sopra a Dio. Questa è una campagna elettorale strutturata su chi la spara più grossa. E anche Matteo ha deciso di adeguarsi non rispettando neppure una delle date che aveva pensato e dichiarato per l'attuazione delle riforme. “Ma che volete – ha detto il Sindaco – una settimana più, una settimana meno...”. Peccato che siano solo 20 anni che gli italiani aspettano.

giovedì 15 maggio 2014

Il complottuni contro Silvio. Torna la distinzione droghe leggere-pesanti e il candidato del PD in Abruzzo vuole proteggere le coste dagli UFO. Cannabis per tutti e viva l'Italia

Timothy Geithner, l'ex segretario di stato USA al Tesoro, ha provocato un polverone della madonna. Scrivendo nel suo saggio “Stress Test”, che funzionari europei intervennero presso Obama per far cadere Berlusconi, ha involontariamente dato una mano alla asfittica e inconcludente campagna elettorale di Forza Italia. Ieri Silvio, durante l'ennesimo comizio-rincorsa, lo ha detto chiaramente: “Pensavo che dopo una notizia del genere le prime pagine dei giornali sarebbero state dedicate tutte al complotto contro di me e invece... “ ha detto sconsolato allargando le braccia. Il fatto è che nel novembre del 2011, due terzi degli italiani alla notizia delle sue dimissioni fecero festa. Ve le ricordate le bottiglie di prosecco stappate davanti al Quirinale? Lo spread aveva superato i 500 punti di differenziale sui bund e l'Italia era finita in un tunnel senza uscita. Quando l'Innominabile diede l'incarico di formare un nuovo governo a Mario Monti, Silvio disse: “Ottima scelta. Detto fra noi l'ho suggerito io al Presidente della Repubblica”. Poco tempo prima Sarkò e la Merkel lo avevano sbeffeggiato pubblicamente e, anche se pare che i dirigenti della UE il vizietto di prendere per il culo non lo hanno perso, il mondo civile tirò un sospiro di sollievo. Ma Silvio fa finta di non ricordare e si è attaccato, come un moscone verde al sottocoda dei somari, alla rivelazione di Geithner per recuperare qualche misero mezzo punto percentuale. È partito Renatino Brunetta. Senza cravatta, con la voce rotta dall'emozione, il capello spettinato, lo sguardo assatanato di sempre, il Premio Nobel per l'Economia mancato ha detto: “Voglio una commissione d'inchiesta parlamentare”. Sarebbe la trentesima che chiede senza successo, ma il craxiano pensionato-baby non demorde e, dopo aver minacciato tutti i giornalisti della Rai, i registi cinematografici comunisti, gli impiegati della PA, i farmacisti che vendono chewing gum, gli idraulici che usano il silicone e i dirigenti scolastici che accolgono Matteo Renzi, ha deciso di indagare personalmente sulla vita dell'Innominabile per scoprire se è gay. Allora sì che ne vedremmo delle belle.
È ufficiale. Il Senato ha dato il via libera alla nuova legge sulla droga. Nuova si fa per dire, perché è quella in vigore prima del provvedimento proibizionista di Torquemada-Giovanardi. Torna la distinzione fra droghe leggere e pesanti, distinzione importante perché coinvolge l'entità delle pene in sede civile e penale. Questo significa che non possiamo andare per strada con uno spinello in mano, ma anche che nessuno potrà essere arrestato per la detenzione di un grammo d'erba. Dalle carceri usciranno un po' di persone, circa ventimila. Niente non è.
E finiamo questo post complottistico con Luciano D'Alfonso, candidato del PD alla presidenza della Regione Abruzzo, il quale durante una trasmissione televisiva ha detto: “Proteggerò la costa abruzzese dagli Ufo”. E per paura che qualcuno non lo avesse capito, lo ha ripetuto: “Dagli Ufo che minacciano l'ecosistema della costa abruzzese”. Conosciamo personalmente Luciano D'Alfonso da una vita. Era un bravo ragazzo, democristiano di ferro ma bravo ragazzo. Poi è stato coinvolto in qualche scandalo e arrestato. In primo grado è stato assolto e lui ha pensato bene di candidarsi alla presidenza della Regione Abruzzo contro il “nulla assoluto” di Forza Italia che si chiama Gianni Chiodi. Il presidente uscente è stato coinvolto di recente in un piccolo scandalo sessuale che segue quello più grande del suo assessore alla cultura Luigi De Fanis. Qualcuno potrebbe pensare che il peperoncino e il pecorino stagionato siano davvero dei grandi afrodisiaci o che il testosterone, da quelle parti, raggiunga vette inarrivabili, da Satyricon insomma, e invece è questione di virilità prorompente. I machisti di Forza Italia sono veramente dei grandi amatori, anche se a pagamento. Così, vista la sua provenienza cattolica, D'Alfonso non gioca con il sesso ma con gli Ufo che forse non esistono ma fanno sempre una grande impressione. 

mercoledì 14 maggio 2014

Silvio e i cessi europei e il Beppe attacca anche Cantone. Un voto val bene un rutto

Strane queste elezioni europee. Si vota per rinnovare il Parlamento Europeo ma sembra che si voti per rifondare quello italiano. Un lontano ricordo: quando morì Enrico Berlinguer era l'11 giugno 1984. Una settimana dopo, esattamente il 17, si tennero le elezioni europee e, anche sulla scia della commozione per la morte del segretario, il PCI per la prima (e unica volta) nella sua storia divenne il primo partito italiano, un sorpasso storico sulla DC che non si verificherà mai più. Il presidente della Repubblica era Sandro Pertini e non ricordiamo nessuna delegazione del PCI recarsi al Quirinale per invitarlo ad andarsene all'ospizio, men che meno a sciogliere le Camere e tornare alle urne. Le elezioni europee sono un fatto, quelle politiche un altro, lo sanno tutti ma qualcuno fa finta di non saperlo. Si ripete insomma la storia della richiesta di impeachment nei confronti dell'Innominabile, fatta tanto per “marcare le distanze” e prepararsi “alla campagna elettorale per le europee”. Che fine abbia fatto quella richiesta è noto, com'è noto che passata la buriana, nessuno di quelli che la proposero sia mai salito sul tetto di Montecitorio minacciando di buttarsi di sotto. Si parla alla pancia degli italiani, una sorta di analisi psicodrammatica basata tutta sulla rabbia e, tanto per non farsi mancare nulla, si minaccia una nuova “Marcia su Roma” dimostrando di non conoscere la storia, la geografia, la fisica e la matematica né di ricordare cosa accadde dopo, seconda guerra mondiale compresa. Si parla tanto per “hablare”. Si da fuoco alle polveri e stura alla voce non capendo che quello che si dice spesso viene scambiato per un rutto. Rutta Silvio quando dice che a Bruxelles, in attesa della vagonata di grillini che arriveranno, stanno costruendo dei nuovi cessi perché non saprebbero dove metterli. E rutta il Beppe quando afferma che il magistrato anticamorra Raffaele Cantone che, detto per inciso, stanco della burocrazia ministeriale ha chiesto di tornare a fare il procuratore presso il tribunale di Napoli Nord, di occuparsi del PD e non della corruzione dell'Expo. Il rutto (e Renatino Brunetta ne sa qualcosa), sembra essere diventato il mezzo di comunicazione più alla moda nel mondo di feisbuc e di tuitter (così li abbiamo trovati scritti da qualcuno profondamente acculturato) perché i social non bastano più, i giornali sono padronali e quello dell'odiato arcinemico Bruno Vespa diventa il salotto migliore per catturare i voti dei pensionati. “Siccome sono stato descritto come Hitler e il pubblico di Vespa l'ha bevuta, devo andare a dimostrare che non lo sono anzi, devo far capire di essere una mammola pensionata e pure un po' appassita”. Così ieri a Milano, il Beppe ci ha confessato di essere anche pensionato. Da buon genovese, si sa, non butta via nulla, manco i quattro becchi dell'Enpals.