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lunedì 26 maggio 2014
domenica 25 maggio 2014
♫ Una giornata ♪ al mare ♫
sabato 24 maggio 2014
venerdì 23 maggio 2014
giovedì 22 maggio 2014
Tante domande senza risposte. E il mare è sempre più blu
Vorremmo sapere se è vero che
Claudio Scajola fu informato che il professor Marco Biagi correva
pericolo di vita. Roberto Maroni, allora ministro del Welfare, dice
(oggi) che scrisse personalmente al suo collega di governo per
chiedere la scorta a Biagi anche quando si trovava a casa sua a
Bologna. Sembra che fra le carte sequestrate al collettore della
'ndrangheta ci sia anche la lettera di Maroni, come sembra ci siano
le richieste di tutela avanzate dallo stesso Biagi vittima di
telefonate anonime minatorie. Le uniche cose certe sono due. La prima
è che Scajola definì Biagi un “rompicoglioni”. La seconda che
le BR lo ammazzarono sulla porta di casa.
Vorremmo sapere che fine ha fatto la commissione di inchiesta parlamentare sui fatti del G8 di Genova che la sinistra unita richiese a gran voce. Per la mattanza del G8, hanno pagato solo gli esagitati celerini. Chi ha dato l'ordine di sospendere i diritti democratici e di massacrare studenti inermi (suore comprese) è stato arrestato solo qualche giorno fa. Lasciando perdere le grandi stragi sulle quali, forse, neppure la riesumazione dei cervelli di Kossiga e Andreotti metterebbe la parola fine con la condanna dei mandanti e degli esecutori, vorremmo sapere se corrisponde al vero la notizia che i familiari di Emanuela Loi dovettero pagare il viaggio di ritorno in Sardegna dei resti della figlia massacrata dalla mafia a Via d'Amelio.
Vorremmo sapere che fine ha fatto l'indagine sulla P3, dopo aver appurato che non erano quattro amici rincoglioniti al bar ma pericolosi teorici di tangenti e malaffare.
Vorremmo sapere, perdonateci ma siamo curiosi, quanto incidono ancora la massoneria e il Gruppo Bilderberg sui destini delle nazioni, Italia in primis. Vorremmo sapere infine, “chi autorizza chi” a fare processi sommari di ogni ordine e grado. Considerata l'assenza della banda larga, si corre il rischio che i processi via web durino più di quelli ordinari. Una perdita di tempo e un giochetto inventato per chi ama vedere grondare il sangue, un trash fuori moda. Ci sarebbero altre cento domande da porre a chi ci ha governato e a chi ci governa. Ma è una perdita di tempo e proprio il mare è sempre più blu.
Vorremmo sapere che fine ha fatto la commissione di inchiesta parlamentare sui fatti del G8 di Genova che la sinistra unita richiese a gran voce. Per la mattanza del G8, hanno pagato solo gli esagitati celerini. Chi ha dato l'ordine di sospendere i diritti democratici e di massacrare studenti inermi (suore comprese) è stato arrestato solo qualche giorno fa. Lasciando perdere le grandi stragi sulle quali, forse, neppure la riesumazione dei cervelli di Kossiga e Andreotti metterebbe la parola fine con la condanna dei mandanti e degli esecutori, vorremmo sapere se corrisponde al vero la notizia che i familiari di Emanuela Loi dovettero pagare il viaggio di ritorno in Sardegna dei resti della figlia massacrata dalla mafia a Via d'Amelio.
Vorremmo sapere che fine ha fatto l'indagine sulla P3, dopo aver appurato che non erano quattro amici rincoglioniti al bar ma pericolosi teorici di tangenti e malaffare.
Vorremmo sapere, perdonateci ma siamo curiosi, quanto incidono ancora la massoneria e il Gruppo Bilderberg sui destini delle nazioni, Italia in primis. Vorremmo sapere infine, “chi autorizza chi” a fare processi sommari di ogni ordine e grado. Considerata l'assenza della banda larga, si corre il rischio che i processi via web durino più di quelli ordinari. Una perdita di tempo e un giochetto inventato per chi ama vedere grondare il sangue, un trash fuori moda. Ci sarebbero altre cento domande da porre a chi ci ha governato e a chi ci governa. Ma è una perdita di tempo e proprio il mare è sempre più blu.
mercoledì 21 maggio 2014
Niente mezzi toni, nessuna sfumatura. L'insulto vince la politica perde. Meglio il mare
Questa non è politica, è un
pollaio di galli starnazzatori senza pudore e senza ritegno. Di
violenti senza appello alle cui battute tutti ridono come deficienti.
Le ultime perle sono “assassino e evasore”, rivolte a Grillo da
Silvio che non dimentica l'incidente del comico nel 1981 e
soprattutto che si faceva pagare in nero i suoi spettacoli. “Evasore”
detto da Silvio a Grillo è una battuta di una comicità
inarrivabile, per la serie “il bue disse cornuto all'asino e
l'asino gli rispose recchione”. Qui non si tratta di fare un
distinguo fra la rabbia e la speranza ma fra il quacquaracquismo e il
senso alto della politica che in questo paese, a parte qualche rara
eccezione, non c'è mai stato. Se n'è andato anche quel minimo di
idealità che ha segnato un paio di decenni della nostra storia
repubblicana. Poi è arrivato Silvio, e con Silvio il buio, il
malgoverno, la centrifuga dei cervelli, l'appiattimento e
l'abbrutimento delle intelligenze. Con questi signori, tutti e tre
indistintamente, noi non vogliamo avere niente a che fare, nulla da
condividere, men che meno le amicizie mafiose, quelle imprenditoriali
trevigiane, i residui di P2, P3, P4 e Pi via cantando. Torneremo a
comportarci come abbiamo sempre fatto prima di una serie di “errori
di valutazione” pagati a caro prezzo, almeno con noi stessi e la
nostra coerenza. Speriamo che il 25 maggio sia una bella giornata di
sole, il mare è vicino e l'aria e la luce dovrebbero essere terse.
Almeno quelle.
martedì 20 maggio 2014
Le rivoluzioni si fanno, non si annunciano (a Vespa)
Chissà se il 13 luglio del 1789,
Joseph-Ignace Guillotin, scrisse a Luigi XVI una lettera di questo
tenore: “Cara Maestà tua, voglio informare te e quella zoccola di
Maria Antonietta, che domani mattina il popolo di Parigi darà
l'assalto alla Bastiglia per quella che la Storia chiamerà
Rivoluzione Francese. Ci hai scassato i cabasisi e il pane costa
troppo”. Chissà se il 5 novembre del 1917, Lenin scrisse una
lettera allo zar di questo tenore: “Caro Zar, ti informo che nei
prossimi due giorni daremo l'assalto al tuo Palazzo d'Inverno dando
inizio alla Rivoluzione Bolscevica. Con un copeco al giorno campateci
tu e quegli stronzi dei tuoi generali parrucconi e revisionisti. Firmato Ilic”.
Chissà se il 10 settembre 1973, l'allora colonnello Augusto Pinochet
scrisse una lettera al Presidente della Repubblica Cilena, Salvador
Allende, di questo tenore: “Ciao Toto', ti informo che domani
mattina è meglio che non ti fai trovare alla Moneda perché siamo
incazzati con i socialisti e ti dobbiamo cacciare”. Vedete? Le
rivoluzioni non si annunciano, soprattutto a casa Vespa, (“se vinciamo andiamo
dall'Innominabile, lo costringiamo a rifugiarsi a Cesano Boscone,
dimettiamo Renzi, eleggiamo un altro presidente che ci affida
l'incarico e formiamo un nuovo governo ché siamo bravi e
preparati”), semplicemente si fanno. E per fare una rivoluzione
occorrono le palle. Cercasi palle disperatamente.
lunedì 19 maggio 2014
domenica 18 maggio 2014
sabato 17 maggio 2014
O quante belle cazzate Madama Dorè
E così, dopo i fascisti, i
leghisti, i forzaitalioti e qualche PD che ci ha tolto perfino
l'amicizia su Feisbuc (questo bel gruppo di “parassiti contro” la
dovrebbe dire lunga sul nostro pensiero politico), iniziano ad
arrivare gli insulti dei grillini. Tardivi, ce li aspettavamo prima,
segno evidente che non siamo importanti anzi, contiamo come il due di
coppe quando la briscola è bastoni. Però le nostre parole
evidentemente pizzicano. I grillini non sopportano le critiche né
qualche analisi che facciamo a modo nostro e allora ci danno del
rimbambito, del mono-neurone, dello sparacazzate. E allora vediamole
un po', queste cazzate. Gennaio 2012. Intervistato da un
giornalista sullo ius soli, Grillo dice: “... questa è una
questione priva di senso”. E si schiera apertamente contro. 30 aprile 2012. Di passaggio a Palermo per le
elezioni amministrative, Grillo dice dal palco: “La mafia non ha
mai strangolato un proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10
per cento”. Grillo dimentica che la mafia non strangola i clienti
ma i bambini come Giuseppe Di Matteo sì. Una brutta amnesia. 17 agosto 2013. Dal suo blog, Grillo appoggia apertamente il metodo Stamina, lo stesso che la
Procura di Torino definirà una truffa rinviando a giudizio Davide Vannoni,
il suo ideatore. 14
aprile 2014. Grillo usa la Shoah e il cancello simbolo di Auschwitz per
attaccare Renzi e Napolitano. Non soddisfatto, parafrasa Primo Levi e
si tira addosso le ire dell'intera comunità ebraica. I forzanovisti
romani simpatizzanti del suo Movimento, sentitamente ringraziano. Il
26 aprile 2014, a Piombino, Grillo torna su uno dei suoi argomenti
preferiti, la mafia, e dice che: “... il problema non è la mafia
che non ha più una lira ma le banche”, magari vuole fare cappotto
in Sicilia come Silvio, 61 a 0 e passa la paura. 15 maggio 2014. Dal
palco del suo comizio a Pavia dice: “Berlusconi è impazzito per
questo cane. Dudù deve essere assegnato alla vivisezione”. Apriti
cielo, condanna urbi et orbi e pronta risposta su Twitter: “Sono da
sempre contro la vivisezione. Sono molto affezionato al mio cane
Delirio...”. Chissà cosa dirà lunedì da “Vespa il leccaculo”,
come lo ha sempre chiamato salvo sfruttarlo ora per convincere i
pensionati che non è Hiltler? Mah, ascolteremo attentamente. Però
gli effetti devastanti di questa campagna elettorale, si fanno
sentire dovunque. Colpiscono anche dove e chi non ti aspetteresti
mai. Silvio, ad esempio, ha detto: “Bergoglio fa il Papa come lo
avrei fatto io”. Ora, con tutti gli esempi di uomini celebri, probi
e pii che poteva usare, ma come gli è venuto in mente di tirare
fuori dal cilindro magico Papa Francesco? Allora è vero che Lui si
sente un gradino appena sopra a Dio. Questa è una campagna
elettorale strutturata su chi la spara più grossa. E anche Matteo ha
deciso di adeguarsi non rispettando neppure una delle date che aveva
pensato e dichiarato per l'attuazione delle riforme. “Ma che volete
– ha detto il Sindaco – una settimana più, una settimana
meno...”. Peccato che siano solo 20 anni che gli italiani
aspettano.
venerdì 16 maggio 2014
giovedì 15 maggio 2014
Il complottuni contro Silvio. Torna la distinzione droghe leggere-pesanti e il candidato del PD in Abruzzo vuole proteggere le coste dagli UFO. Cannabis per tutti e viva l'Italia
Timothy Geithner, l'ex segretario
di stato USA al Tesoro, ha provocato un polverone della madonna.
Scrivendo nel suo saggio “Stress Test”, che funzionari europei
intervennero presso Obama per far cadere Berlusconi, ha
involontariamente dato una mano alla asfittica e inconcludente
campagna elettorale di Forza Italia. Ieri Silvio, durante l'ennesimo
comizio-rincorsa, lo ha detto chiaramente: “Pensavo che dopo una
notizia del genere le prime pagine dei giornali sarebbero state
dedicate tutte al complotto contro di me e invece... “ ha detto
sconsolato allargando le braccia. Il fatto è che nel novembre del
2011, due terzi degli italiani alla notizia delle sue dimissioni fecero festa. Ve le ricordate le bottiglie di prosecco stappate davanti al
Quirinale? Lo spread aveva superato i 500 punti di differenziale sui
bund e l'Italia era finita in un tunnel senza uscita. Quando
l'Innominabile diede l'incarico di formare un nuovo governo a Mario Monti,
Silvio disse: “Ottima scelta. Detto fra noi l'ho suggerito io al
Presidente della Repubblica”. Poco tempo prima Sarkò e la Merkel
lo avevano sbeffeggiato pubblicamente e, anche se pare che i
dirigenti della UE il vizietto di prendere per il culo non lo hanno
perso, il mondo civile tirò un sospiro di sollievo. Ma Silvio fa
finta di non ricordare e si è attaccato, come un moscone verde al
sottocoda dei somari, alla rivelazione di Geithner per recuperare qualche misero mezzo punto percentuale. È partito Renatino Brunetta.
Senza cravatta, con la voce rotta dall'emozione, il capello
spettinato, lo sguardo assatanato di sempre, il Premio Nobel per
l'Economia mancato ha detto: “Voglio una commissione d'inchiesta
parlamentare”. Sarebbe la trentesima che chiede senza successo, ma
il craxiano pensionato-baby non demorde e, dopo aver minacciato tutti
i giornalisti della Rai, i registi cinematografici comunisti, gli
impiegati della PA, i farmacisti che vendono chewing gum, gli
idraulici che usano il silicone e i dirigenti scolastici che
accolgono Matteo Renzi, ha deciso di indagare personalmente sulla
vita dell'Innominabile per scoprire se è gay. Allora sì che ne
vedremmo delle belle.
È ufficiale. Il Senato ha dato il via libera alla nuova legge sulla droga. Nuova si fa per dire, perché è quella in vigore prima del provvedimento proibizionista di Torquemada-Giovanardi. Torna la distinzione fra droghe leggere e pesanti, distinzione importante perché coinvolge l'entità delle pene in sede civile e penale. Questo significa che non possiamo andare per strada con uno spinello in mano, ma anche che nessuno potrà essere arrestato per la detenzione di un grammo d'erba. Dalle carceri usciranno un po' di persone, circa ventimila. Niente non è.
E finiamo questo post complottistico con Luciano D'Alfonso, candidato del PD alla presidenza della Regione Abruzzo, il quale durante una trasmissione televisiva ha detto: “Proteggerò la costa abruzzese dagli Ufo”. E per paura che qualcuno non lo avesse capito, lo ha ripetuto: “Dagli Ufo che minacciano l'ecosistema della costa abruzzese”. Conosciamo personalmente Luciano D'Alfonso da una vita. Era un bravo ragazzo, democristiano di ferro ma bravo ragazzo. Poi è stato coinvolto in qualche scandalo e arrestato. In primo grado è stato assolto e lui ha pensato bene di candidarsi alla presidenza della Regione Abruzzo contro il “nulla assoluto” di Forza Italia che si chiama Gianni Chiodi. Il presidente uscente è stato coinvolto di recente in un piccolo scandalo sessuale che segue quello più grande del suo assessore alla cultura Luigi De Fanis. Qualcuno potrebbe pensare che il peperoncino e il pecorino stagionato siano davvero dei grandi afrodisiaci o che il testosterone, da quelle parti, raggiunga vette inarrivabili, da Satyricon insomma, e invece è questione di virilità prorompente. I machisti di Forza Italia sono veramente dei grandi amatori, anche se a pagamento. Così, vista la sua provenienza cattolica, D'Alfonso non gioca con il sesso ma con gli Ufo che forse non esistono ma fanno sempre una grande impressione.
È ufficiale. Il Senato ha dato il via libera alla nuova legge sulla droga. Nuova si fa per dire, perché è quella in vigore prima del provvedimento proibizionista di Torquemada-Giovanardi. Torna la distinzione fra droghe leggere e pesanti, distinzione importante perché coinvolge l'entità delle pene in sede civile e penale. Questo significa che non possiamo andare per strada con uno spinello in mano, ma anche che nessuno potrà essere arrestato per la detenzione di un grammo d'erba. Dalle carceri usciranno un po' di persone, circa ventimila. Niente non è.
E finiamo questo post complottistico con Luciano D'Alfonso, candidato del PD alla presidenza della Regione Abruzzo, il quale durante una trasmissione televisiva ha detto: “Proteggerò la costa abruzzese dagli Ufo”. E per paura che qualcuno non lo avesse capito, lo ha ripetuto: “Dagli Ufo che minacciano l'ecosistema della costa abruzzese”. Conosciamo personalmente Luciano D'Alfonso da una vita. Era un bravo ragazzo, democristiano di ferro ma bravo ragazzo. Poi è stato coinvolto in qualche scandalo e arrestato. In primo grado è stato assolto e lui ha pensato bene di candidarsi alla presidenza della Regione Abruzzo contro il “nulla assoluto” di Forza Italia che si chiama Gianni Chiodi. Il presidente uscente è stato coinvolto di recente in un piccolo scandalo sessuale che segue quello più grande del suo assessore alla cultura Luigi De Fanis. Qualcuno potrebbe pensare che il peperoncino e il pecorino stagionato siano davvero dei grandi afrodisiaci o che il testosterone, da quelle parti, raggiunga vette inarrivabili, da Satyricon insomma, e invece è questione di virilità prorompente. I machisti di Forza Italia sono veramente dei grandi amatori, anche se a pagamento. Così, vista la sua provenienza cattolica, D'Alfonso non gioca con il sesso ma con gli Ufo che forse non esistono ma fanno sempre una grande impressione.
mercoledì 14 maggio 2014
Silvio e i cessi europei e il Beppe attacca anche Cantone. Un voto val bene un rutto
Strane queste elezioni europee.
Si vota per rinnovare il Parlamento Europeo ma sembra che si voti per
rifondare quello italiano. Un lontano ricordo: quando morì Enrico
Berlinguer era l'11 giugno 1984. Una settimana dopo, esattamente il
17, si tennero le elezioni europee e, anche sulla scia della
commozione per la morte del segretario, il PCI per la prima (e unica
volta) nella sua storia divenne il primo partito italiano, un
sorpasso storico sulla DC che non si verificherà mai più. Il
presidente della Repubblica era Sandro Pertini e non ricordiamo
nessuna delegazione del PCI recarsi al Quirinale per invitarlo ad
andarsene all'ospizio, men che meno a sciogliere le Camere e tornare
alle urne. Le elezioni europee sono un fatto, quelle politiche un
altro, lo sanno tutti ma qualcuno fa finta di non saperlo. Si ripete
insomma la storia della richiesta di impeachment nei confronti
dell'Innominabile, fatta tanto per “marcare le distanze” e
prepararsi “alla campagna elettorale per le europee”. Che fine
abbia fatto quella richiesta è noto, com'è noto che passata la
buriana, nessuno di quelli che la proposero sia mai salito sul tetto
di Montecitorio minacciando di buttarsi di sotto. Si parla alla
pancia degli italiani, una sorta di analisi psicodrammatica basata
tutta sulla rabbia e, tanto per non farsi mancare nulla, si minaccia
una nuova “Marcia su Roma” dimostrando di non conoscere la
storia, la geografia, la fisica e la matematica né di ricordare cosa
accadde dopo, seconda guerra mondiale compresa. Si parla tanto per
“hablare”. Si da fuoco alle polveri e stura alla voce non capendo
che quello che si dice spesso viene scambiato per un rutto. Rutta
Silvio quando dice che a Bruxelles, in attesa della vagonata di
grillini che arriveranno, stanno costruendo dei nuovi cessi perché
non saprebbero dove metterli. E rutta il Beppe quando afferma che il
magistrato anticamorra Raffaele Cantone che, detto per inciso, stanco
della burocrazia ministeriale ha chiesto di tornare a fare il
procuratore presso il tribunale di Napoli Nord, di occuparsi del PD e
non della corruzione dell'Expo. Il rutto (e Renatino Brunetta ne sa
qualcosa), sembra essere diventato il mezzo di comunicazione più
alla moda nel mondo di feisbuc e di tuitter (così li abbiamo trovati
scritti da qualcuno profondamente acculturato) perché i social non
bastano più, i giornali sono padronali e quello dell'odiato arcinemico Bruno Vespa
diventa il salotto migliore per catturare i voti dei pensionati.
“Siccome sono stato descritto come Hitler e il pubblico di Vespa
l'ha bevuta, devo andare a dimostrare che non lo sono anzi, devo far
capire di essere una mammola pensionata e pure un po' appassita”.
Così ieri a Milano, il Beppe ci ha confessato di essere anche
pensionato. Da buon genovese, si sa, non butta via nulla, manco i
quattro becchi dell'Enpals.
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