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sabato 1 novembre 2014

mercoledì 8 ottobre 2014

“Colores”. Mostra personale dell'artista marchigiano Vittorio Amadio alla Camera di Commercio di Chieti – 7/20 ottobre 2014

A 15 anni dalla grande esposizione di “benvenuto al Terzo Millennio”, realizzata in Spagna, a Barcellona, nel dicembre del 1999, Vittorio Amadio intende ricordare e celebrare un momento che lo vide, unico artista italiano, esporre le sue opere insieme con quelle di Josep Maria Subirachs e di Pablo Picasso.
La mostra di Barcellona (alla quale fece seguito una “personale” nei locali del Camp Nou, il mitico stadio della squadra di calcio), consacrò il pittore-scultore-incisore di Castel di Lama (Ascoli Piceno) a livello mondiale e decine furono le mostre organizzate in Europa e negli Stati Uniti. Per assurdo però, come accade agli artisti mai soddisfatti di se stessi e del mondo intorno, Vittorio Amadio decise di sospendere l'attività espositiva, di ridiscutere il suo essere artista concedendosi un lungo periodo di studio e di approfondimento che lo ha portato a riformulare il rapporto con le tele, le carte, il legno, le pietre e ogni altro materiale utile a dare sfogo alla sua incontenibile voglia d'arte. Vittorio Amadio ha appena compiuto 80 anni, e all'alba della terza giovinezza ha voluto fortemente fare la sintesi di dieci anni di studio su se stesso, sul mondo e sull'arte realizzando la personale che la Camera di Commercio di Chieti (ente patrocinatore della mostra) ospiterà nei locali della Expo Room e della Bottega d'Arte da 7 al 20 ottobre p.v. Quello dell'artista marchigiano vuole essere un viaggio all'interno del suo modo di concepire l'arte fatto di gesti velocissimi, di impatti violenti sulla tela, di nessun leziosismo gratuito, di una totale e irrefrenabile libertà che non comprende paletti né etici né estetici. Il catalogo della mostra (curato dal giornalista-scrittore Massimo Consorti – autore tra l'altro della biografia di Carlo Delle Piane), è la “guida” per seguire al meglio una mostra divisa in gruppi di opere che vanno a comporre un universo pittorico da vivere e guardare con lentezza.
La presentazione della mostra, che ricordiamo è organizzata in collaborazione con la Onlus “Camminando Insieme” di Chieti, si terrà sabato 11 ottobre, alle ore 17.00, presso la Sala Cascella della Camera di Commercio, mentre il “vernissage”, (inaugurazione ufficiale della mostra alla Expo Room e alla Bottega d'Arte) sarà alle ore 18.00. Nel corso del vernissage, è prevista l'esibizione del giovanissimo violoncellista Emanuele Di Luzio (alunno dell'Istituto Comprensivo n. 4, “R. Ortiz” di Chieti Scalo) e un buffet offerto dall'organizzazione della mostra con degustazione del vino delle Cantine Minnucci di Chieti.

Orari e giorni di apertura

  • martedì 7 ottobre, ore 17.30: apertura della mostra alla presenza dell'artista.
  • sabato 11 ottobre, ore 17.00: Sala Cascella, presentazione della mostra
ore 18.00: Expo Room-Bottega d'Arte, vernissage

La mostra sarà visitabile tutti i giorni

Mattina: ore 10.30/12.30
Pomeriggio: ore 16.30/20.00

Aperto il bookshop nelle stesse ore della mostra

giovedì 2 ottobre 2014

Lehrer Merkel

Eccola la nostra maestra della prima elementare. La signora Elia puniva, ma con dolcezza. E poi era bella nel suo grembiulone nero che sapeva di lavanda. Quando si sporcava un po' di gessetto, con un tocco lieve di due dita spazzolava via la polvere. E tornava la nostra maestra di sempre, quella della prima, innocentissima cotta infantile. Invece ecco la “lehrer” tedesca, la maestra che nessuno vorrebbe mai perché a distanza di anni procurerebbe incubi da notte di tregenda. Si chiama Angela e qualcuno sarebbe tentato di supporre che in qualsiasi momento due ali argentate potrebbero spuntarle e arricchirle le spalle leggermente curve. Al contrario della maestra Elia, lehrer Merkel non punisce con dolcezza ma con il frustino del nostro maestro di quarta, pirla manco a dirlo e violento come Chen. E poi è un'incontinente. Fa cazziate da coattona a Jospin (che è sfigato di suo) e gli ricorda con piglio teutonico che “bisogna fare i compiti”. La maestra Elia, se non facevamo i compiti ci diceva “li correggerò domani”. Lehrer Merkel non intende aspettare il 2017, per cui i compiti occorre farli subito altrimenti... tottò sul culetto. Lei, che non profuma di lavanda ma di Paulaner, prende il telefono e senza averne alcun ruolo, ricorda a Putin che deve mantenere i patti, che è poi come fare i compiti. Non soddisfatta, telefona a Obama per dirgli che non deve più intercettare le sue telefonate altrimenti dichiarerà guerra commerciale agli USA. Angela è una e trina. Sbuca dappertutto come fosse una santa invasata affetta da bilocazione ossessiva. L'Europa è casa sua e se qualcuno prova a ricordarle che non è così, arrivano i giannizzeri del rigore a ricordarlo urbi et orbi. Questa Europa non ci piace, ma dirlo o scriverlo, non serve a niente.

sabato 27 settembre 2014

Francesca e Silvio: la coppia più trasgressiva che c'è. E Tosi fa abbattere i lupi beccandosi una denuncia

La notizia è ghiotta. Mentre l'Italia affonda inesorabilmente vittima della autoreferenzialità di sognatori paraculi, zozzoni matricolati e condannati che si rifiutano di sottostare alle leggi sulle quali hanno spergiurato, Francesca Pascale ci fa sapere che lei e Silvio sono la coppia più trasgressiva che c'è. E sticazz! Direbbe il mio amico Paperoga... Ma si sa, il mondo è fatto a scale, c'è chi le scende (i giovani, le donne, i disoccupati, i co.co.co, le partite Iva farlocche, i cassintegrati, i clochard, le coppie che vogliono figli e devono pagare, quelli che i figli ce l'hanno ma li ammazzano, i preti e i vescovi pedofili con un harddisk da far impallidire Hugh Hefner) e chi le sale (tutti gli altri). Siccome non ci sarà mai una giustizia divina e quella terrena, come dire, latita, ci accontentiamo della denuncia che il Corpo Forestale dello Stato ha inoltrato contro il pistolero sindaco di Verona (presidente della Federcaccia veneta) Flavio Tosi che ha “autorizzato l'abbattimento di una specie protetta”. O' Sparatore, con una ordinanza emanata due giorni fa, ha infatti dato il permesso ai suoi colleghi con la sindrome del pene corto, di uccidere i dieci lupi (due esemplari adulti e otto cuccioli) che si trovano dalle sue parti. La motivazione è che i lupi sono pericolosi per gli uomini e le donne che popolano il suo comune. È l'Italia che va, bellezza, e non tornerà mai il sereno.

mercoledì 10 settembre 2014

Non ci resta che qualche speranza. Sempre meglio che morire berlusconiani

Uno dice a se stesso che un po' si è stancato. Che anni passati a scrivere di politica contro qualcuno (tanti) e mai a favore (ne vedete almeno uno in giro per il quale scrivere positività?), sono serviti a nulla se non ad avere riscontri di quanto scritto, messi nero su bianco o mostrati in tv senza ritegno. Abbiamo buttato fiumi di parole (controllate su questo blog, non è la fisica dei quanti) sugli scempi che il duo delle meraviglie Silvio-Guido, stava compiendo all'Aquila. Per questi scritti abbiamo perfino litigato con qualche amico di quelle parti che credeva nei poteri taumaturgici del Berlusconi al 68 per cento di popolarità. Silvio-premier non aveva fatto altro che regalare una dentiera e promettere le new town, ma quel casco arancione in testa che lo faceva sembrare tanto operaio di fonderia, aveva raggiunto il suo scopo. A cinque anni di distanza, le new town, le case del futuro, quelle che avrebbero cambiato l'edilizia residenziale in Italia, stanno crollando come le vecchie costruzioni di legno con le quali giocavamo da bambini, il Lego no, grazie agli incastri è duro da buttare giù. Le new town sono costate allo Stato qualcosa come 2700 euro al metro quadrato, roba che neppure ci fosse la Senna a portata di sguardo. Il berlusconismo all'Aquila (e in Italia) sta crollando così, senza rancor, perché nessuno, tanto meno il Silvio di questi tempi, pagherà mai pegno per gli scempi. Poi tornano, come incubi seriali, i 101 zozzoni del PD e non contenti di quello che hanno combinato in questi venti anni, tornano a pretendere posti al sole, ruoli nella segreteria del partito, presidenze di commissioni e di consigli di amministrazione, poltrone nel CSM (Luciano Violante, quello della pacificazione nazionale a suon di berlusconite) e ministeri esteri. Urla pure “Fassina chi?”, dando la dimostrazione che il senso del ridicolo non lo ha neppure sfiorato né lo sfiorerà mai. Urlano i giudici che dopo due mesi di vacanza devono fare i conti con chi gli dice chiaro e tondo che l'epoca dei privilegi è finita e che oltre 2 milioni di processi civili pendenti hanno l'urgenza di essere smaltiti e non dimenticati. L'incertezza dei procedimenti in sede civile e penale è una delle ragioni per le quali in Italia non si investe. Togliere trenta giorni di ferie a chi è strapagato crediamo non sia una pretesa assurda ma un dovere civile. Poi, ancora. I rematori contro per professione e quelli che invocano salvaguardie per mantenere rendite di posizione anacronistiche per non dire antistoriche. Sono quasi tutti professori, magari baroni, i peggiori, i pensatori nullafacenti. Poi, infine, ci sono gli allarmisti nati, quelli che se sentono uno starnuto per strada scrivono e urlano che è arrivata l'aviaria. Ora se la sono presa con la tubercolosi che ha fatto il paio con i microchip, le sirene, gli alieni, la luna mai violata, le sirene, i troll e i puffi che si nascondono dovunque, soprattutto nell'aula di Montecitorio. Nonostante calendari traballanti, scadenze rinviate, qualche chiacchiera di troppo e una manciata di sogni sparsi sulla verde prateria del cielo, c'è invece qualcuno che ci sta provando. La speranza è che Renzi non arrivi mai a dire, come ha fatto (giustamente) Fausto Bertinotti: “Cari compagni non ho capito una mazza”. Glielo avevamo scritto in tutte le salse, finalmente lo ha capito, potenza della senilità.