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venerdì 28 febbraio 2014
Italia e Messico unite in un sol grido: “Fuori i datori di lavoro dal carcere”
Tutto il mondo è paese. Ieri in
Messico, a Culiacan, duemila persone hanno manifestato contro il
governo per ottenere la liberazione di Joachin “el chapo” Guzman.
Il signor Guzman non è un dissidente politico né un rivoluzionario
gandhiano, ma uno dei più grossi spacciatori di droga del mondo, un "pusherone” insomma. I duemila fan del Guzman-whitesuffle pensiero,
hanno detto: “El chapo ci dava da lavorare, voi politici corrotti
no”. In Messico, di fronte alla scelta fra Gesù e Barabba, cioé
fra il politico e Guzman, la gente ha deciso, proprio come accadeva
nella Bibbia, di optare per Barabba che almeno un po' di lavoro (ai
cantinieri) lo dava, non come Gesù che con i suoi miracoli
aveva fatto crollare il mercato del pane e anche quello del pesce.
Fino a qualche mese fa, meno di duemila persone, sicuramente più
anziane dei giovanotti messicani, sicuramente meno disperate,
stazionavano quotidianamente sulle scale del tribunale di Milano per
chiedere a gran voce (quella permessa dallo sfregamento delle
dentiere) di non disturbare più El Chapo di casa nostra. Il motivo
era supperggiù lo stesso dei messicani, anche lui dava lavoro e se
frodava il fisco o maneggiava tette e culi minorenni, a loro non
importava un fico secco. In fin dei conti, tanto per fare un paragone
più alla portata di tutti, è come se
duemila siciliani avessero protestato contro il governo per ottenere
la liberazione di Totò Riina detto 'u curtu. La diciamo tutta, non
ci saremmo affatto meravigliati, proprio come è successo leggendo
sui giornali il resoconto dei fatti di Culiacan. Il nostro disincanto
ormai è totale. Non ci sorprende che dopo venti anni il Pd abbia
finalmente deciso di entrare nel gruppo dei socialisti europei; non
ci sorprende che Matteo si sia offeso per le parole che gli ha
rivolto Ignazio Marino, “O il governo ci ridà io soldi o io chiudo
Roma”, e che abbia detto: “Marino usa toni sbagliati” (madonna
quanto è sensibile il ragazzetto!). Non ci sorprende che stanotte si
lotterà allo spasimo per i posti di sottosegretario messi in palio
dalla Ruota della Fortuna renziana. Non ci sorprende che tutti quelli
che pigliavano per il culo Matteo Renzi, oggi lo osannino come il
nuovo Messia, accolto con i rami di ulivo a Gerusalemme e poi
crocifisso. Non ci sorprende, infine, che i militanti del M5S abbiano
a maggioranza deciso l'espulsione dei quattro senatori rei di libertà
di espressione. Avete visto su Gazebo come si truccano i voti sul
web? No? Rivedetevi la puntata e andate davanti al tribunale di
Milano, c'è un perseguitato da riabilitare. Fatelo voi prima che lo
faccia Matteo.
giovedì 27 febbraio 2014
Continua lo scempio della fu ministra Gelmini. Niente più Storia dell'Arte e Geografia. Michelangelo chi?
“Eppure la riforma Gelmini ha
ridotto drasticamente le ore di insegnamento della geografia e della
storia dell'arte al punto da provocarne la sostanziale abolizione”.
Sono alcune righe dell'appello che sta girando in queste ore sul web
perché, per chi non lo avesse ancora capito, continua lo scempio
della scuola perpetrato dalla ministra Mariastella Gelmini, nominata
dai berluscones per tagliare di netto 5 miliardi alla scuola pubblica
mentre lei, che voleva essere almeno una volta nella sua vita grama
di lavoratrice/studentessa la prima della classe, è riuscita a
tagliarne 8.
Questi babbei mascherati da statisti, sono stati i propugnatori della teoria che con la cultura non si mangia. Secondo Tremonti, soprattutto la Lirica, il Melodramma, non serve a una mazza e non insegna nulla di nuovo visto che quella “baldvacca di Mimì muore sempre di tisi”. Da qui il taglio agli enti lirici incapaci di proporre per Mimì una morte diversa. Ignoranti come capre tibetane renitenti alla scuola serale per ovini, i forzaitalioti fanno danni anche quando non contano più, nonostante Matteo, una mazza. La progressiva diminuzione delle ore previste a scuola per l'insegnamento della Storia dell'Arte e della Geografia, è giunta all'apice. Dal prossimo anno scolastico infatti, le due materie non saranno più contemplate nei programmi ministeriali. Così, mentre la musica continua a essere insegnata solo in quei pochi licei sperimentali, la storia dell'arte e la geografia saranno considerate materie improduttive e quindi inutili e quindi non degne di essere insegnate a quei geni degli alunni il cui unico sport è quello di riprendere le compagne di scuola impegnate in varie e sempre più movimentate performance sessuali. La speranza, secondo i promotori dell'appello che vi preghiamo con tutto il cuore di firmare, è che la neo ministra Giannini e Quello che vuole ripartire dalla scuola (sperando non intenda solo le aule), ci mettano una pezza e inseriscano nel codice penale scolastico il reato di “lesa cultura”, proprio come i pentastelluti dovrebbero togliere dal loro quello di “opinione libera”.
Questi babbei mascherati da statisti, sono stati i propugnatori della teoria che con la cultura non si mangia. Secondo Tremonti, soprattutto la Lirica, il Melodramma, non serve a una mazza e non insegna nulla di nuovo visto che quella “baldvacca di Mimì muore sempre di tisi”. Da qui il taglio agli enti lirici incapaci di proporre per Mimì una morte diversa. Ignoranti come capre tibetane renitenti alla scuola serale per ovini, i forzaitalioti fanno danni anche quando non contano più, nonostante Matteo, una mazza. La progressiva diminuzione delle ore previste a scuola per l'insegnamento della Storia dell'Arte e della Geografia, è giunta all'apice. Dal prossimo anno scolastico infatti, le due materie non saranno più contemplate nei programmi ministeriali. Così, mentre la musica continua a essere insegnata solo in quei pochi licei sperimentali, la storia dell'arte e la geografia saranno considerate materie improduttive e quindi inutili e quindi non degne di essere insegnate a quei geni degli alunni il cui unico sport è quello di riprendere le compagne di scuola impegnate in varie e sempre più movimentate performance sessuali. La speranza, secondo i promotori dell'appello che vi preghiamo con tutto il cuore di firmare, è che la neo ministra Giannini e Quello che vuole ripartire dalla scuola (sperando non intenda solo le aule), ci mettano una pezza e inseriscano nel codice penale scolastico il reato di “lesa cultura”, proprio come i pentastelluti dovrebbero togliere dal loro quello di “opinione libera”.
mercoledì 26 febbraio 2014
Matteo al primo giorno di scuola: “E si sbalio mi sfanculerete”
Durante lo stucchevole dibattito
alla Camera, con il legaiuolo Buonanotte-Buonanno che ha parafrasato
Fantozzi dicendo a Renzi che corre su una bicicletta senza sella (oh
signur!), Matteo, fra un pizzino a Di Maio, una “buona telefonata”,
l'aggiustatina alla cravatta per mano di Del Rio ormai in pieno
possesso del mandato di Sottosegretario alla presidenza e l'ennesimo
scazzo Boldrini vs 5S, s'è fatto scippare una foto scattata al suo
banco. Sapete cosa s'è letto il presidente del consiglio durante gli
interventi demenziali dei Brunetta e dei Romani? L'arte di correre di
Murakami Aruki. Mica scemo il presidente del consiglio anche se,
considerato il contesto, Kafka sulla spiaggia non sarebbe stato male.
La lettura di Murakami, ha fatto apparire ai nostri occhi, il neo premier, sotto una luce diversa. Oddio, è vero che l'autore
giapponese di best seller mondiali viene considerato dai più un
autore per adolescenti, però, facendo parte anche noi degli
estimatori di Aruki, le cose sono due: o non è vero, e l'invidia
gioca sempre la sua porca parte, oppure contribuiamo ad abbassare
notevolmente la media di età dei murakamiani di ferro: gradiamo
entrambe le possibilità. Cosa è successo. È successo che Matteo ha
avuto il permesso di tentare di guidare un governo nato come quelli
di Monti e di Letta detto 'o nipote, cioè senza un risultato
elettorale che lo avesse legittimato. Fino a quando è stato un
governo di larghissime maggioranze, e fino a quando non è arrivata
la sentenza della Corte di Cassazione, eletto o non eletto, il
governo extra-large stava bene a tutti i forzaitalioti presenti in
questo misero globo terracqueo. Dopo la cacciata di Silvio da Palazzo
Madama le cose sono cambiate, e i governi non eletti dal popolo sono
entrati definitivamente nelle geremiadi dei quacquaracquà che li
hanno addirittura apostrofati come “illegittimi e anticostituzionali”.
Mariastella Gelmini, il peggior ministro dell'Istruzione degli ultimi
150 anni, ha addirittura detto che quello di Silvio
è stato l'ultimo governo eletto dal popolo. La lavoratrice-studentessa, non ha detto però che Silvio le elezioni le ha vinte grazie alle crisi di governo provocate dal suo shopping compulsivo, vezzo da miliardario che lo ha portato alla sbarra nel tribunale di Napoli dove sarà giudicato per corruzione. Il fatto è che, Bakunin ci perdoni la parafrasi grillina, il politico più pulito che siede in questo parlamento, ha la rogna, figuriamoci gli altri. E che ormai da disincantati cronici, preferiamo uno che dice “se sbaglio pago io” a quelli che, pur commettendo errori e nefandezze a ogni piè sospinto, continuano a prendersela con “questa sinistra forcaiola” e la “magistratura politicizzata”. Sarà quello che sarà, alla fine niente toglie che i forconi possano entrare in assetto bellico in Parlamento e che, per la prima volta, si possa mandare affanculo un politico che ha sbagliato. Sarà pure il meno peggio, ma almeno un peggio esiste.
è stato l'ultimo governo eletto dal popolo. La lavoratrice-studentessa, non ha detto però che Silvio le elezioni le ha vinte grazie alle crisi di governo provocate dal suo shopping compulsivo, vezzo da miliardario che lo ha portato alla sbarra nel tribunale di Napoli dove sarà giudicato per corruzione. Il fatto è che, Bakunin ci perdoni la parafrasi grillina, il politico più pulito che siede in questo parlamento, ha la rogna, figuriamoci gli altri. E che ormai da disincantati cronici, preferiamo uno che dice “se sbaglio pago io” a quelli che, pur commettendo errori e nefandezze a ogni piè sospinto, continuano a prendersela con “questa sinistra forcaiola” e la “magistratura politicizzata”. Sarà quello che sarà, alla fine niente toglie che i forconi possano entrare in assetto bellico in Parlamento e che, per la prima volta, si possa mandare affanculo un politico che ha sbagliato. Sarà pure il meno peggio, ma almeno un peggio esiste.
martedì 25 febbraio 2014
Matteo parla ai telespettatori e Gasparri se la prende col Club di Topolino. Ma che ne sa un balilla del Club di Topolino?
Renzi ha bypassato
il Senato. Il suo primo discorso da premier lo ha fatto direttamente
agli italiani cercando, almeno per una volta, di parlare al popolo e
non alla gente. 169 sì, quattro voti in meno di Letta detto 'o nipote che
aveva avuto il merito di citare il “Sud”, mentre Matteo non lo ha
fatto né si è lanciato nelle lodi al Ponte sullo Stretto, un'altra
delle scempiaggini italiane dopo la Tav. Discorso da lupetto, quello
di Matteo, con l'aggiunta di due termini che ci piacciono da sempre,
“bellezza” e “speranza”. Alla gente italica, abituata a
sentirsi commissari tecnici della nazionale, mancano terribilmente il
coraggio e il senso di prospettiva mentre non sono mai mancati il
pressappochismo e la paraculaggine. Ora la parola passa alla Camera e
al tribunale berjiano dei pentastelluti, luogo in cui il diritto di
parola, pensiero e azione viene visto come un pericoloso sbocco
anarchico. Ma la chicca vera della giornata di ieri è stato
l'intervento di Maurizio Gasparri. Ultimamente, il fascista diventato
pezzo grosso di Forza Italia dopo anni di gregariato, deve avere
qualche problema di scilinguagnolo. Ha la lingua impastata, mangia
caramelline e il suo argomentare, anche se continua a essere
rigorosamente inconsistente, sta lentamente scivolando verso il
demenziale. Ieri se l'è presa con il Club di Topolino, paragonandolo
al Senato dei Sindaci che vorrebbe Renzi, non sapendo assolutamente
di cosa stesse parlando. In questo paese, quando qualcuno ne
sottolinea l'eterogeneità, dice “È
tutto un cinema”, mentre, se qualche politico tenta di volare alto
e parla di ideali, si dice “La politica non è la poesia”.
Insomma, la tendenza è quella di delegittimare arti pure per
continuare a vivere un'esistenza all'insegna della barbarie
intellettuale e pure un po' cialtrona, alla quale la Lega fa da
giusta e quasi unica sponda. Caro Gasparri, il Club di Topolino è
stato un momento ineguagliabile della nostra infanzia, glielo dice un
ex Governatore che non faceva parte né della nobiltà né della
buona borghesia. Insomma, nonostante appartenessimo al proletariato,
eravamo “Governatore” (abbiamo ancora la carta intestata). La
fierezza con la quale mostravamo la tessera del Club era tale che da
quel momento le uniche altre tessere che abbiamo tenuto in tasca,
sono quelle dell'ordine dei giornalisti e del cineforum. Per essere
Governatori del Club di Topolino, occorreva acquistare il giornalino,
ritagliare con cura il bollino, incollarlo sull'apposita scheda e
quando era completa, spedirla in una busta affrancata a Milano.
Inutile dirle, caro Gasparri, che in questo modo abbiamo imparato ad
affrancare una lettera, scrivere un indirizzo, andare dal tabaccaio a
comprare un francobollo, appiccicarlo e mettere il tutto nella buca
delle lettere; secondo la scuola educativa scozzese, tutto ciò si
chiama “abilità alla vita sociale”. Ma lei lo sa, caro Gasparri,
cos'è una buca delle lettere? Le assicuriamo che non è un
distributore di preservativi né l'urna per raccogliere le
proteste/proposte dei comunisti. Ma di che vuoi parlare con Gasparri,
che quando gli citi un libro mette mano al moschetto...
lunedì 24 febbraio 2014
Il 24 febbraio 1990 moriva Sandro Pertini, quello che ogni volta che parlava non moriva un costituzionalista
24 anni fa, oggi, moriva Sandro
Pertini. Uno dice “Vabbé ma che c'entra?” C'entra perché ieri a
Bologna, Pippo Civati ha detto: “Ogni volta che Renzi parla di
riforme, muore un costituzionalista”. Il senso è chiaro, c'è chi
nello Stato e nella democrazia ci crede e chi ciurla nel manico,
convinto che si possano modificare le regole del gioco senza cambiare
il regolamento. Grillo è uno che la pensa così. Dal suo blog lancia
anatemi contro i 5S che non la pensano, virgola dopo virgola, come
lui, tirando in ballo sempre la “base”, termine che nasconde il
suo pensiero sempre e comunque. Lo ha fatto anche con i pentastelluti
siculi Bocchino e Campanella, il problema è nato quando la “base”
dell'isola gli ha fatto sapere che non era affatto vero. Beppe si sta
ferendo con le sue stesse armi, un segnale evidente di sperdimento
politico-esistenziale. Beccato in una chiacchierata fuori campo, il
classico fuori-onda, Grillo ha detto “L'impeachment contro
Napolitano è una trovata scenica, lo sappiamo che non ha agito
contro la costituzione, volevamo solo fargli sapere che non è il
presidente di tutti gli italiani”. E tutte queste notizie vengono
da una sola fonte, non accusabile per altro di parzialità: il Fatto
Quotidiano. Ieri, i giornalisti si sono scatenati nelle prime
immagini di Matteo-neo presidente del consiglio, a Pontassieve, casa
sua. Lo hanno atteso per ore sotto la sua abitazione per vederlo
andare a messa, un momento che più privato non si può. Siccome
Matteo non ha parlato, pur di riempire gli spazi i colleghi hanno iniziato
a intervistare i paesani. Ovviamente entusiasti di cotanto bagno
mediatico, i pontassievesi (fonte Wikipedia, quindi da verificare)
hanno idolatrato il loro illustre concittadino. Uno si è spinto
addirittura a dire che “Matteo ha due cervelli”. Se Renzi abbia o
no due cervelli non lo sappiamo, quello che è certo è che il
Sindaco ha un gran culo.
domenica 23 febbraio 2014
Una berluschina al governo. Federica Guidi allo Sviluppo Economico con delega alle TV
Sarà una coincidenza, mettiamola così, però Silvio aveva appena espresso la preoccupazione per le sue aziende, che Matteo ha messo allo Sviluppo Economico Federica Guidi, berluschina di ferro, a cena lunedì scorso a casa del Cavaliere, in predicato di una candidatura per Forza Italia alle prossime elezioni europee. In chiaro conflitto di interessi per le commesse statali (Enel, Poste e Ferrovie dello Stato) della sua azienda, la Ducati Energia, la signora Guidi non ha mai nascosto le sue simpatie per il Capataz. Ora, la delega alle Comunicazioni, tv comprese. A pensar male si fa peccato, però... E poi lo ha detto Silvio ai suoi: "Nonostante siamo all'opposizione, abbiamo un ministro".
sabato 22 febbraio 2014
venerdì 21 febbraio 2014
Silvio: “Il governo tuteli le mie imprese, poi tutto sarà possibile”. E perché quelle degli altri no?
Perché il governo debba tutelare
le imprese di Silvio e quelle degli altri no, non si sa. Forse perché
gli altri, tutti gli “altri” non hanno truppe di senatori e
deputati pronti a pigiare bottoni sul “sì” o sul “no”; forse
perché, come per la giustizia, la legge è uguale per tutti e per
lui lo è di più; forse perché, da unto del signore, si sente in
diritto di non praticare nessun dovere. Cinque minuti di faccia a
faccia con Matteo ed ecco che viene fuori il Silvio che non ti
aspetti: conciliante, umano, disponibile, perfino paterno. Ma
Berlusconi commerciante è, e come tale mette sul piatto della
bilancia la sua offerta anche se non risponde a nessuna domanda: fa
tutto da solo, come sempre. E allora ecco che subentra il panico per
la sorte delle sue aziende. Mediaset, a causa della Rai che non
gestisce più come prima, è in crisi di pubblicità, di ascolti,
vittima di scelte editoriali sbagliate. Per porre un freno al
dissanguamento, Mediaset ha regalato alla Rai anche Porro ma non è
bastato. Da qui la richiesta di avere al Ministero delle
Comunicazioni un amico, Antonio Catricalà, in grado di indirizzare
le cose in modo tale da permettere a Mediaset di frenare per un po'
l'emorragia. Il NCD ovviamente è nel panico. Angelino sa che se
scende in campo il suo ex padrone, affamato com'è non ci sarebbe
trippa per nessun gatto. Eccoli puntare i piedi, quelli del NCD.
Vogliono che Alfano resti vicepresidente e ministro dell'Interno,
vogliono che non si parli di ius soli né di coppie di fatto.
Vogliono Giovanardi al Ministero della famiglia e Barbablù a quello
per le Pari Opportunità, mentre Torquemada alla Giustizia non sarebbe
affatto sgradito. Dopo una nottata passata a discutere, Matteo e
Angelino non sono arrivati a nessun risultato, cosa che non ha
sconvolto per niente Matteo. C'è sempre Silvio dietro l'angolo
pronto a dare una mano.
giovedì 20 febbraio 2014
Grillo ha toppato. Ma non si fanno governi con i pregiudicati e i ricatti delle banche
Se il tuo popolo
sovrano ti dice che devi andare a vedere le carte, tu, leader
supremo, prendi e lo fai. Il non essere democratico non significa
disattendere le indicazioni di quello che ritieni il tuo unico
padrone e l'unica entità dichiarata alla quale rispondere,
altrimenti non sei un leader ma un Pierino qualsiasi che racconta
ancora una volta la barzelletta delle mestruazioni della sorella, fa
ancora ridere ma è vecchia. Si vedeva lontano un miglio che a Beppe
di stare di fronte a Renzi non fregava una mazza tanto che, nel
momento in cui stavano emergendo i problemi veri, si è alzato e se
n'è andato. Non crediamo che il mandato ricevuto dal suo popolo
fosse quello. I pentastelluti avrebbero voluto parlare di Tav, di
reddito di cittadinanza, degli sprechi della politica e dei
privilegi, meno dell'ambiente che sembra essere diventato un
argomento sullo sfondo di una politica senza senso. Invece parte il
comizio via streaming e l'unica cosa che Matteo può dirgli è “Se
ti serve un trailer per il prossimo spettacolo, ti do una mano”,
salvo, acidamente, aggiungere “se la prevendita è in calo”. Però
il ragionamento non è così semplice. Grillo alcune verità le ha
dette: “Sei l'espressione delle banche”. Vero. “Sei un giovane
vecchio”. Vero, altrimenti non si sarebbe preso i voti delle
tessere di De Luca alle primarie del suo partito. E vecchio a tal
punto che continua a trattare con Forza Italia come se fosse un
partito composto da gentleman quando non è che un turibolo di
malfattori. Proprio ieri, l'ex governatore della Sicilia, Raffaele
Lombardo, è stato condannato a 6 anni e 8 mesi per contiguità
mafiosa. Lombardo, alla faccia delle autonomie, è sempre stato molto
sensibile ai richiami da Arcore, così come lo furono Totò Cuffaro e
i fautori del 61 a 0. Formigoni era di quelle parti, Cota idem, la
Polverini manco a dirlo e Cappellacci seguiva a ruota. Forza Italia,
alla fine, è questa, un club neppure troppo improvvisato, di
pregiudicati non prescritti. Non si fanno accordi con i pregiudicati.
Non si può essere in sintonia con i pregiudicati. Mica per altro, in
nome di una presunta, rivoluzionaria e un po' paracula giovinezza.
mercoledì 19 febbraio 2014
Disperati dentro, disperati fuori. Perché Sanremo è Sanremo
Si è ripetuto il rito della
balaustra, solo che questa volta il protagonista non è stato un
figurante ma due operai del Consorzio dei bacini di Napoli e Caserta.
La disperazione arriva a far compiere gesti eclatanti ma si sa, se in questo paese
non ti vedono in televisione non conti un cazzo. Nonostante gli anni
passino a velocità stratosferica, resta il falso mito del “lo ha
detto la tivvù”, come se la televisione, in era berlusconiana, sia un mezzo di informazione credibile. Vedete, Silvio è riuscito
nella scientifica impresa di cambiare l'informazione in comunicazione
e si sa, chi comunica lo fa per i cazzi suoi, per mettere in mostra
se stesso e i suoi prodotti, mica per svegliare le coscienze. Allora
tutto quello che passa in tivvù, non passa per “informare” ma
per "comunicare" la bontà del prodotto (governo, leggi, decreti,
provvedimenti, “agire”, fatti mascherati, la via giudiziaria
della politica). Partendo dallo stesso presupposto degli operai del
Consorzio, Beppe Grillo ha tenuto il suo bel comizio davanti al
Teatro Ariston. In piena foga comiziale, il Comico si è lasciato
scappare “campagna pubblicitaria” invece di “campagna
elettorale”, lapsus che la dice lunga sulle reali intenzioni di chi
punta tutto alle europee e per questo ha rinunciato alla fallimentare comparsata
sarda. L'unica differenza che c'è stata ieri sera fra chi urlava
dentro e chi lo ha fatto fuori dal teatro, era la disperazione, vera
dentro, fasulla e tarocca fuori. Poi è un periodo delicato per i
pentastelluti. La base si è rivoltata contro i vertici e pretende
che i suoi portavoce vadano all'incontro con Matteo Renzi. Dopo aver
snobbato, come i cafoncelli scherzosi della Lega, l'incontro con L'Innominabile, la base ha detto chiaro e tondo ai vertici che da
Renzi ci devono andare. “Andrò io di persona personalmente”, ha
detto Beppe annunciando la diretta streaming. “Vado anche io” ha
detto il Patron di Gaia. Se pensano di sotterrare Matteo,
l'impressione è che ne vedremo delle belle. Da una parte il
“filosofo delle stelle”, dall'altra il teorico della
“leggerezza”. Gente un po' più seria no, vero?
martedì 18 febbraio 2014
Inizia l'avventura renziana. Che la galleria di ritratti degli ex leader gli serva da insegnamento
Bimbobello è al lavoro. Ieri,
durante l'ultimo (affollatissimo) consiglio comunale della città di
cui è stato sindaco, Matteo si è lasciato andare ai ricordi senza
mai cedere all'emozione. Ha rifatto l'elenco della spesa.
Puntigliosamente ha ripercorso tutti i suoi successi da primo
cittadino, attraverso il diario delle inaugurazioni fatte durante il
suo mandato. Quando parla, Renzi non annoia tutt'al più, fedele alle lezioni nell'aula dentro la pancia della Balena Bianca, non si capisce
una mazza di quello che dice, ma in politica può succedere. Renzi è il
leader del centrosinistra e, al contrario di tutti quelli che l'hanno
preceduto, non sembra avere sempre, costantemente, in estate come in
inverno, il peso dell'umanità sulle spalle. Capita, parlando di un
leader della sinistra, di rivedersi davanti le facce appenate,
contrite, con il taglio di labbra pendente e l'occhio acquoso di
D'Alema, Veltroni, Bersani, Longo, Pajetta, e poi Rizzo, Diliberto,
Bertinotti, Cossutta, il primo Vendola, insomma di tutta quell'attrezzeria vetero comunista che non ha mai permesso di avere
in Italia un serio governo della sinistra. Di fronte a certi
personaggi, incazzati dalla mattina alla sera, e comunque prima di
sedersi nei salotti buoni della borghesia illuminata e di quella
tendente al risparmio energetico, li guardavamo in tivvù e ci
chiedevamo sgomenti: “Possibile che anche oggi gli sia morto il
gatto?” L'elettore, reduce dall'ultimo film di Franco e Ciccio
prima, di Checco Zalone poi, scappava come morso dalla tarantola e il
ridanciano barzellettiere circondato da inutili idioti, vinceva le
elezioni con la velocità di uno Speedy Gonzales senza competitori.
Tristi, bui, grigi come le costruzioni della CCCP, arruginiti,
ferruginosi, i leader della sinistra italiana erano come il Totò
della “Patente”: quando passavano per strada gli uomini si
mettevano le mani sugli attributi e le donne contribuivano con una
lisciatina non trovando una ringhiera a portata di mano. Per carità,
lo sappiamo che non c'è una mazza da ridere, nessuno potrebbe mai
chiedere a Massimo D'Alema di scompisciarsi dalle risate, ma di non
avere sempre la faccia di quello reduce da un funerale, vivaddio sì.
Ora c'è Matteo. Non ride neppure lui (vorremmo vedere), ma almeno
non spinge l'elettore di cui sopra a massaggiarsi continuamente i
cabasisi anche perché, il rischio orchite è sempre dietro l'angolo.
Matteo è talmente convinto di sé che rischia di essere contagioso.
Piace, agli italiani, l'aria decisa e Silvio ne sa qualcosa. I
barzellettieri però stanno perdendo terreno. Avete visto Berlusconi
fare lo showman con quello sfigato di Cappellacci? Ha indossato pure
la maschera tradizionale sarda e tutti hanno riso. Barzelletta dopo
barzelletta Ugo e Silvio hanno perso le elezioni. Capito Matteo?
lunedì 17 febbraio 2014
domenica 16 febbraio 2014
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