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venerdì 31 ottobre 2014
mercoledì 29 ottobre 2014
lunedì 27 ottobre 2014
martedì 14 ottobre 2014
mercoledì 8 ottobre 2014
“Colores”. Mostra personale dell'artista marchigiano Vittorio Amadio alla Camera di Commercio di Chieti – 7/20 ottobre 2014
A 15
anni dalla grande esposizione di “benvenuto al Terzo Millennio”,
realizzata in Spagna, a Barcellona, nel dicembre del 1999, Vittorio
Amadio intende ricordare e celebrare un momento che lo vide, unico
artista italiano, esporre le sue opere insieme con quelle di Josep
Maria Subirachs e di Pablo Picasso.
La
mostra di Barcellona (alla quale fece seguito una “personale” nei
locali del Camp Nou, il mitico stadio della squadra di calcio),
consacrò il pittore-scultore-incisore di Castel di Lama (Ascoli
Piceno) a livello mondiale e decine furono le mostre organizzate in
Europa e negli Stati Uniti. Per assurdo però, come accade agli
artisti mai soddisfatti di se stessi e del mondo intorno, Vittorio
Amadio decise di sospendere l'attività espositiva, di ridiscutere il
suo essere artista concedendosi un lungo periodo di studio e di
approfondimento che lo ha portato a riformulare il rapporto con le
tele, le carte, il legno, le pietre e ogni altro materiale utile a
dare sfogo alla sua incontenibile voglia d'arte. Vittorio Amadio ha
appena compiuto 80 anni, e all'alba della terza giovinezza ha voluto
fortemente fare la sintesi di dieci anni di studio su se stesso, sul
mondo e sull'arte realizzando la personale che la Camera di Commercio
di Chieti (ente patrocinatore della mostra) ospiterà nei locali
della Expo Room e della Bottega d'Arte da 7 al 20 ottobre p.v. Quello
dell'artista marchigiano vuole essere un viaggio all'interno del suo
modo di concepire l'arte fatto di gesti velocissimi, di impatti
violenti sulla tela, di nessun leziosismo gratuito, di una totale e
irrefrenabile libertà che non comprende paletti né etici né
estetici. Il catalogo della mostra (curato dal giornalista-scrittore
Massimo Consorti – autore tra l'altro della biografia di Carlo
Delle Piane), è la “guida” per seguire al meglio una mostra
divisa in gruppi di opere che vanno a comporre un universo pittorico
da vivere e guardare con lentezza.
La
presentazione della mostra, che ricordiamo è organizzata in
collaborazione con la Onlus “Camminando Insieme” di Chieti, si
terrà sabato 11 ottobre, alle ore 17.00, presso la Sala Cascella
della Camera di Commercio, mentre il “vernissage”, (inaugurazione
ufficiale della mostra alla Expo Room e alla Bottega d'Arte) sarà
alle ore 18.00. Nel corso del vernissage, è prevista l'esibizione
del giovanissimo violoncellista Emanuele Di Luzio (alunno
dell'Istituto Comprensivo n. 4, “R. Ortiz” di Chieti Scalo) e un
buffet offerto dall'organizzazione della mostra con degustazione del
vino delle Cantine Minnucci di Chieti.
Orari
e giorni di apertura
- martedì 7 ottobre, ore 17.30: apertura della mostra alla presenza dell'artista.
- sabato 11 ottobre, ore 17.00: Sala Cascella, presentazione della mostra
ore 18.00: Expo Room-Bottega d'Arte, vernissage
La
mostra sarà visitabile tutti i giorni
Mattina:
ore 10.30/12.30
Pomeriggio:
ore 16.30/20.00
Aperto
il bookshop nelle stesse ore della mostra
giovedì 2 ottobre 2014
Lehrer Merkel
Eccola
la nostra maestra della prima elementare. La signora Elia puniva, ma
con dolcezza. E poi era bella nel suo grembiulone nero che sapeva di
lavanda. Quando si sporcava un po' di gessetto, con un tocco lieve di
due dita spazzolava via la polvere. E tornava la nostra maestra di
sempre, quella della prima, innocentissima cotta infantile. Invece
ecco la “lehrer” tedesca, la maestra che nessuno vorrebbe mai
perché a distanza di anni procurerebbe incubi da notte di tregenda.
Si chiama Angela e qualcuno sarebbe tentato di supporre che in
qualsiasi momento due ali argentate potrebbero spuntarle e
arricchirle le spalle leggermente curve. Al contrario della maestra
Elia, lehrer Merkel non punisce con dolcezza ma con il
frustino del nostro maestro di quarta, pirla manco a dirlo e violento
come Chen. E poi è un'incontinente. Fa cazziate da coattona a Jospin
(che è sfigato di suo) e gli ricorda con piglio teutonico che
“bisogna fare i compiti”. La maestra Elia, se non facevamo i
compiti ci diceva “li correggerò domani”. Lehrer Merkel
non intende aspettare il 2017, per cui i compiti occorre farli subito
altrimenti... tottò sul culetto. Lei, che non profuma di lavanda ma
di Paulaner, prende il telefono e senza averne alcun ruolo, ricorda a
Putin che deve mantenere i patti, che è poi come fare i compiti. Non
soddisfatta, telefona a Obama per dirgli che non deve più
intercettare le sue telefonate altrimenti dichiarerà guerra
commerciale agli USA. Angela è una e trina. Sbuca dappertutto come
fosse una santa invasata affetta da bilocazione ossessiva. L'Europa è
casa sua e se qualcuno prova a ricordarle che non è così, arrivano
i giannizzeri del rigore a ricordarlo urbi et orbi. Questa Europa non
ci piace, ma dirlo o scriverlo, non serve a niente.
sabato 27 settembre 2014
Francesca e Silvio: la coppia più trasgressiva che c'è. E Tosi fa abbattere i lupi beccandosi una denuncia
La notizia è ghiotta. Mentre
l'Italia affonda inesorabilmente vittima della autoreferenzialità di
sognatori paraculi, zozzoni matricolati e condannati che si rifiutano
di sottostare alle leggi sulle quali hanno spergiurato, Francesca
Pascale ci fa sapere che lei e Silvio sono la coppia più
trasgressiva che c'è. E sticazz! Direbbe il mio amico Paperoga... Ma
si sa, il mondo è fatto a scale, c'è chi le scende (i giovani, le
donne, i disoccupati, i co.co.co, le partite Iva farlocche, i
cassintegrati, i clochard, le coppie che vogliono figli e devono
pagare, quelli che i figli ce l'hanno ma li ammazzano, i preti e i
vescovi pedofili con un harddisk da far impallidire Hugh Hefner) e
chi le sale (tutti gli altri). Siccome non ci sarà mai una giustizia
divina e quella terrena, come dire, latita, ci accontentiamo della
denuncia che il Corpo Forestale dello Stato ha inoltrato contro il
pistolero sindaco di Verona (presidente della Federcaccia veneta)
Flavio Tosi che ha “autorizzato l'abbattimento di una specie
protetta”. O' Sparatore, con una ordinanza emanata due giorni fa,
ha infatti dato il permesso ai suoi colleghi con la sindrome del pene
corto, di uccidere i dieci lupi (due esemplari adulti e otto
cuccioli) che si trovano dalle sue parti. La motivazione è che i
lupi sono pericolosi per gli uomini e le donne che popolano il suo
comune. È l'Italia che va, bellezza, e non tornerà mai il sereno.
venerdì 26 settembre 2014
mercoledì 24 settembre 2014
martedì 23 settembre 2014
giovedì 18 settembre 2014
mercoledì 10 settembre 2014
Non ci resta che qualche speranza. Sempre meglio che morire berlusconiani
Uno
dice a se stesso che un po' si è stancato. Che anni passati a
scrivere di politica contro qualcuno (tanti) e mai a favore (ne
vedete almeno uno in giro per il quale scrivere positività?), sono
serviti a nulla se non ad avere riscontri di quanto scritto, messi
nero su bianco o mostrati in tv senza ritegno. Abbiamo buttato fiumi
di parole (controllate su questo blog, non è la fisica dei quanti)
sugli scempi che il duo delle meraviglie Silvio-Guido, stava
compiendo all'Aquila. Per questi scritti abbiamo perfino litigato con
qualche amico di quelle parti che credeva nei poteri taumaturgici del
Berlusconi al 68 per cento di popolarità. Silvio-premier non aveva
fatto altro che regalare una dentiera e promettere le new town, ma
quel casco arancione in testa che lo faceva sembrare tanto operaio di
fonderia, aveva raggiunto il suo scopo. A cinque anni di distanza, le
new town, le case del futuro, quelle che avrebbero cambiato
l'edilizia residenziale in Italia, stanno crollando come le vecchie
costruzioni di legno con le quali giocavamo da bambini, il Lego no,
grazie agli incastri è duro da buttare giù. Le new town sono
costate allo Stato qualcosa come 2700 euro al metro quadrato, roba
che neppure ci fosse la Senna a portata di sguardo. Il berlusconismo
all'Aquila (e in Italia) sta crollando così, senza rancor, perché
nessuno, tanto meno il Silvio di questi tempi, pagherà mai pegno per
gli scempi. Poi tornano, come incubi seriali, i 101 zozzoni del PD e
non contenti di quello che hanno combinato in questi venti anni,
tornano a pretendere posti al sole, ruoli nella segreteria del
partito, presidenze di commissioni e di consigli di amministrazione,
poltrone nel CSM (Luciano Violante, quello della pacificazione
nazionale a suon di berlusconite) e ministeri esteri. Urla pure
“Fassina chi?”, dando la dimostrazione che il senso del ridicolo
non lo ha neppure sfiorato né lo sfiorerà mai. Urlano i giudici che
dopo due mesi di vacanza devono fare i conti con chi gli dice chiaro
e tondo che l'epoca dei privilegi è finita e che oltre 2 milioni di
processi civili pendenti hanno l'urgenza di essere smaltiti e non
dimenticati. L'incertezza dei procedimenti in sede civile e penale è
una delle ragioni per le quali in Italia non si investe. Togliere
trenta giorni di ferie a chi è strapagato crediamo non sia una
pretesa assurda ma un dovere civile. Poi, ancora. I rematori contro
per professione e quelli che invocano salvaguardie per mantenere
rendite di posizione anacronistiche per non dire antistoriche. Sono
quasi tutti professori, magari baroni, i peggiori, i pensatori
nullafacenti. Poi, infine, ci sono gli allarmisti nati, quelli che se
sentono uno starnuto per strada scrivono e urlano che è arrivata
l'aviaria. Ora se la sono presa con la tubercolosi che ha fatto il
paio con i microchip, le sirene, gli alieni, la luna mai violata, le
sirene, i troll e i puffi che si nascondono dovunque, soprattutto
nell'aula di Montecitorio. Nonostante calendari traballanti, scadenze
rinviate, qualche chiacchiera di troppo e una manciata di sogni
sparsi sulla verde prateria del cielo, c'è invece qualcuno che ci
sta provando. La speranza è che Renzi non arrivi mai a dire, come ha
fatto (giustamente) Fausto Bertinotti: “Cari compagni non ho capito
una mazza”. Glielo avevamo scritto in tutte le salse, finalmente lo
ha capito, potenza della senilità.
mercoledì 27 agosto 2014
Italiani in tempi di crisi. Non è macumba, solo cialtroneria
Ultimamente abbiamo aggiornato
poco il blog. Chi ci segue da tempo se n'è accorto e ce lo ha
scritto, agli altri può fregare di meno, tanto, con l'informazione
che abbiamo in Italia, una voce libera in più o in meno non fa
nessuna differenza. Questo apparente distacco dalle cose della
politica non è dovuto al fatto che non ci fossero notizie, anzi. Il
problema è che più passavano i giorni più ci rendevamo conto che
questa crisi, iniziata nel 2008 e deflagrata nel 2011, ha messo in
evidenza tutte le vergogne di questo paese, che non sono poche e
difficilmente riscontrabili in altri periodi storici. Ancora peggio
che nell'era Berlusconi, la politica, questa politica, è diventata
uno spottometro, con voti e gradimenti che si misurano ormai sulle
dichiarazioni buone per un giorno invece che su progetti a lungo
termine. Fra promesse reiterate e poco mantenute e povertà arrivata
al 28 per cento, l'Italia sembra essere in mano ai venditori di
elisir di lunga vita o a quei falsi medici che nel vecchio West
vendevano acqua spacciandola per il rimedio da ogni male. Siamo pieni
di cazzari, la nostra politica è in mano ai cazzari, prendiamone
atto e cerchiamo di andare avanti tenendo in considerazione che non
si vedono all'orizzonte né statisti né economisti né legislatori
di peso ma venditori di illusioni, false speranze e sogni a poco
prezzo. Di grandi rivoluzioni manco l'ombra, neppure da parte di chi
le annuncia ogni giorno e poi se ne va in ferie come tutti i ricchi
di questo mondo ripresentandosi puntualmente alla riprese delle
attività agonistiche. Perché la politica, per molti, è una partita
a scacchi nella quale la gente gioca il ruolo delle pedine da muovere
a piacimento a difesa del re e della regina, le torri e i cavalli
possono andare affanculo. Questa lunghissima crisi ha inoltre messo
in evidenza lo spessore degli italiani diventati violenti, volgari,
ignoranti, pressappochisti, analfabeti funzionali, qualunquisti,
intolleranti, xenofobi, banali, mediocri e perfino un poco osceni;
fatevi un tour sui social network e ve ne renderete conto.
Soprattutto Facebook è diventato lo specchio di una nazione in cui
spiccano profili di dubbia provenienza ma di grande
autoreferenzialità. Sono diventati tutti poeti, scrittori, saggisti,
saggi e basta, architetti, ingegneri, avvocati, dentisti e grand figl
d putt, come direbbe il ragionier Ugo Fantozzi. Ci specchiamo nelle
nostre piccole/grandi attività cercando di acquisire quel quarto
d'ora di celebrità in grado di traghettarci per brevissimo tempo
fuori da un anonimato diventato una ossessione. Arriviamo al punto
che consapevoli di essere ripresi da uno smartphone vagante, abbiamo
iniziato a scopare dappertutto, se potessimo perfino sulle guglie del
Duomo di Milano. E la reazione di chi viene beccato, lontana da
qualsiasi pudore (o vergogna a seconda delle situazioni), non è
quella di chi dice “Porca puttana sono stato beccato”, ma “quello
sono io, visto che fregno?” Insomma, per farla breve e concludere,
siamo diventati tutti Calderoli al quale ultimamente sono accaduti
fatti incresciosi (ma umani) e lui ha pensato bene di incolpare il
padre della Kyenge per una presunta macumba ai suoi danni. La sfiga
non esiste, caro senatore, e soprattutto si ricordi di buttare la
buccia di banane nel cestino della spazzatura invece che per terra.
Almeno non correrebbe il rischio di scivolare e di rompersi un
braccio.
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