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sabato 12 aprile 2014

Ultimora: arrestato a Beirut Marcello Dell'Utri. Si trovava in un hotel di lusso. Fuggito grazie ai "neri"


La presentazione di UT L'Umiltà. Le piccole soddisfazioni per una grande rivista




In sette anni di vita siamo riusciti a creare davvero un mondo nel quale le differenze (anagrafiche, politiche, religiose, esistenziali, di pensiero) si annullano e creano un solo, grande gioco. Nonostante il 47 per cento della popolazione italiana dai 14 ai 65 anni appartenga all'analfabetismo funzionale, noi uttiani ci proviamo. Vogliamo che chi legge UT capisca ciò che c'è scritto. Siamo un po' difficili, a volte complicati, ma amiamo l'arte e la cultura. Non è una colpa, anche oggi.



giovedì 10 aprile 2014

L'eterologa e il matrimonio gay di Grosseto. Ancora una volta decidono i giudici dando ragione a chi dice che l'Italia ha una classe politica quacquareccia

Oggi è giovedì e non abbiamo nessuna voglia di incazzarci. C'è il sole e la cupezza dei giorni di pioggia ha lasciato il posto a 20 gradi di calore salutare per le nostre ossa e soprattutto per la nostra testa. Ci alziamo dicendo: “Meno male, un altro giorno”. Poi ci mettiamo davanti al pc per la consueta rassegna stampa e le palle, come sempre, come ogni maledetto giorno, iniziano a girare. È più forte di noi. Ormai il contatto quotidiano con la politica italiota ci irrita, la delusione l'abbiamo elaborata da un pezzo come i lutti e le separazioni, però resta un retrogusto amaro per l'ignoranza dei politici, l'insensibilità dei legislatori, il pressappochismo dei boiardi di Stato. E ci rendiamo conto di essere un paese malato già dalle fondamenta, minate da anni di irresponsabilità e da vergognose slinguazzate senza bandiera e pro privilegi loro. L'Italia è un paese che ha vissuto gli ultimi venti anni vedendo crescere tutto, povertà, disoccupazione, debito pubblico, malaffare, corruzione, concussione, vilipendi all'intelligenza, ignoranza, insensibilità, egoismo, protagonismo e violenza meno che il Pil, l'unico fattore che poteva interessarci. L'Italia è un paese che negli ultimi venti anni non ha fatto un passo sul versante dei diritti civili anzi, li ha cancellati sulla base dell'asse forte (e diabolica) Stato-Chiesa traducibile in B&B, alias Bertone/Berlusconi. Gli unici che siamo riusciti a compiere (parliamo dei pochi, millimetrici passi sulla strada della civilizzazione dello Stato), sono stati resi possibili dalle sentenze della magistratura e, in primis, da quelle della Corte Costituzionale. L'ultima, di ieri, è quella della dichiarazione di anticostituzionalità dell'articolo 4 comma 3 della legge 40, quello che vietava la fecondazione eterologa in Italia costringendo le coppie sterili ai famosi viaggi della speranza di avere un figlio all'estero. Questa legge vergognosa, che vide all'epoca della sua approvazione l'astensione di Matteo Renzi e il voto di “coscienza” di Francesco Rutelli, è stata cancellata dalla Corte Costituzionale. Anche in Italia, quindi, una coppia dichiaratamente e scientificamente sterile potrà mettere al mondo un figlio, un salto di qualità e un adeguamento legislativo che aspettavamo da 10 anni e che Famiglia Cristiana, solitamente un organo di informazione attento ai cambiamenti dei tempi, ha bollato come “ultima follia italiana”. Ce ne faremo una ragione. E non è finita qui, fermo restando il discorso che sempre la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il “Porcellum” spingendo i legislatori de noantri alla formulazione di una nuova legge elettorale. Sempre di ieri è la sentenza del tribunale di Grosseto che ha ordinato all'anagrafe del Comune di trascrivere nel registro dei matrimoni quello fra Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, regolarmente sposati a New York. La sentenza del tribunale toscano è esemplare, e afferma che: “nel codice civile non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie al matrimonio”. In attesa degli strali dell'Osservatore Romano, di Avvenire, di Famiglia Cristiana e della CEI tutta, prendiamo atto che ancora una volta sono stati i giudici a stabilire ciò che è legale e quello che non lo è, coscienza a parte, sensibilità a parte come si usa in un normale stato laico. Poi c'è Berlusconi. Oggi tre giudici donne decideranno come espierà la pena. A difenderlo altre due donne. Ma cosa sarebbe il mondo di Silvio senza le donne? 

mercoledì 9 aprile 2014

Altre tegole per Silvio. La Corte Europea non esamina il suo ricorso e si profila l'assistenza agli anziani disabili. Quando dice male...

Non c'è che dire, sembra che Silvio stia pagando la fortuna sfacciata che ha avuto in questi venti anni. Vabbè che lui, come dice il noto proverbio, una mano a Dio nel dargli una mano l'ha spesso data, però i “no” che caratterizzano la fine della sua carriera politica sono davvero tanti, come infiniti sono stati i “sì” (in tutti i sensi) che si è messo in tasca dall'ormai lontano 1994. La Corte di Strasburgo ha rigettato il ricorso d'urgenza presentato da Silvio contro la legge Severino. I giudici europei hanno detto che lo esamineranno, ma anche che trovano ingiustificata la richiesta d'urgenza. Si farà tutto ma nei tempi e nei modi stabiliti dalla stessa Corte. Diciamolo, Silvio non ci contava. Il ricorso alla Corte dei diritti dell'Uomo era stato più che altro un modo per tentare di “sospendere” l'effetto della legge Severino e i giudici di Strasburgo lo hanno capito perfettamente. Non essendo la Corte composta da fuoriusciti del Komintern né da esuli post-leninisti della ex Unione Sovietica, dare dei comunisti anche a loro sarebbe una vera e propria impresa. Ma Silvio, si sa, riuscirebbe a vendere un fallo di gomma anche a Sarah Palin, magari facendolo passare per un thermos. Altra tegola, questa anticipata addirittura da Avvenire quotidiano dei vescovi italiani, riguarda l'eventuale settore di affidamento ai servizi sociali. In queste ore sta montando sempre di più l'ipotesi che Silvio potrebbe occuparsi di assistenza agli anziani disabili. Detta così potrebbe sembrare un riconoscimento delle sue doti di barzellettiere e cabarettista al servizio di anziani in crisi di sorrisi invece, quando si parla di assistenza, ci si riferisce proprio a quelle cose lì: spazzolare dentiere, cambiare pannoloni, correre con padelle e pappagalli in mano, radere vecchietti e lavare ascelle. Avuta notizia dell'eventualità, Silvio ha chiamato Ghedini per un'istanza urgente. Meglio i domiciliari e la cacchina profumata di Dudù. Lui sì che è un vero cane, mica Toti.

martedì 8 aprile 2014

Matteo: “Brunetta chi”? E Renatino risponde con l'unica arma che non possiede: l'ironia

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Silvio si è dovuto sottoporre a un colloquio con l'assistente sociale. Considerata la fama del soggetto in discussione, il tribunale di Milano ha pensato di affiancare al tecnico due periti di chiara fama dell'Università Statale, un criminologo e un esperto di diritto penitenziario. L'aspetto curioso è che questo collegio di super esperti, qualora Berlusconi dovesse andare ai servizi sociali, ha stabilito che gli saranno vietati rapporti con pregiudicati e tossicodipendenti. A questo punto ci è sorta spontanea la domanda: “Allora con chi farà la campagna elettorale per le Europee?” Ma forse è una domanda troppo cattiva e di parte. Nel frattempo, sempre il Silvio, ha trovato il tempo di smentire il suo pappagallo dispettoso (quello asintomatico è Toti), Renatino Brunetta. Dovendo tenere alto il tono del dibattito, il Premio Nobel per l'Economia mancato ha attaccato Renzi sulla legge elettorale: “O la fa per Pasqua – ha detto il bebè neoforzista – oppure Renzi vada da solo”. Pronta la risposta del Sindaco: “Non accetto ricatti tanto meno da Brunetta”, e del capo supremo dei forzaitalioti: “Avanti con le riforme, nessun cedimento sui patti siglati”. Renatino allora, ha preso carta e penna e scritto una sorta di editoriale per il Corriere dei Piccoli, cioè Libero, nel quale ha tentato di mettere una pezza alle sue improvvide dichiarazioni utilizzando l'unica arma che non possiede, l'ironia. Il risultato è stato desolante, leggere per credere. Ma c'è stato un fatto che ci ha rafforzato nell'opinione che alle ultime elezioni abbiamo preso una cantonata. I 5Stars di Lecce hanno attaccato violentemente l'assessore regionale pugliese Guglielmo Minervini accusato di essere un assenteista cronico. Peccato per loro che Minervini stia combattendo una battaglia durissima contro il cancro, e che le assenze dall'aula del consiglio regionale siano la conseguenza della chemioterapia. Dopo qualche ora sono arrivate le scuse dei militanti del MovimentGrillo i quali, però, ne hanno approfittato per attaccare Nichi Vendola. In poche parole, “ci scusiamo sì... ma”. Insomma, “tutta la nostra umana solidarietà a Minervini ma Vendola è un figlio di puttana”. E che c'azzecca?

sabato 5 aprile 2014

I secessionisti veneti si dichiarano prigionieri politici e all'Aquila affondano le new town. È tutto un delirio, fuori onda, berlusconiano

A volte può più un fuori onda che decine di conferenze stampa ad usum fedelissimi. Maria Stella Gelmini e Giovanni Toti parlano del padrone, e quello che ne viene fuori è una sorta di de profundis difficile da giustificare in un faccia a faccia. Silvio, a detta dei due forzisti di ferro, è un leader azzoppato, metaforicamente e fisicamente. Terrorizzato da quanto gli potrebbe succedere fra cinque giorni, il Capataz è prigioniero delle sue angosce, fatto che si riflette inevitabilmente sul partito. La Gelmini e Toti parlano espressamente di “abbraccio mortale” con Renzi e di quel maledetto incontro al Nazareno che, secondo le aspettative andate deluse di Silvio, doveva essere una specie di lasciapassare per quella agognata agibilità politica della quale Berlusconi ha un bisogno fottuto. Il fatto è che, sondaggi alla mano, molti elettori di Forza Italia apprezzano quell'abbraccio perché in Renzi rivedono quello che Silvio è stato nel 1992. E siccome la storia si ripete, ma non a distanza di venti anni, Il Sindaco ha dalla sua l'elenco lungo uno sproposito degli errori del modello di riferimento, e se a fine maggio dovessero esserci sul serio quegli 80 euro in più in busta paga, ne vedremo delle belle. Siamo convinti che Renzi non avrebbe dato la stura ai movimenti secessionisti ma li avrebbe cavalcati come sta facendo con Silvio. E che quei movimenti siano un po' meno folkloristici di quelli di qualche anno fa, ce lo dimostra il fatto che un secessionista, Luigi Faccia, si è dichiarato “prigioniero politico”, proprio come i brigatisti rossi che finivano in manette. E siamo convinti che Renzi, al posto di Silvio, non avrebbe mai fatto costruire all'Aquila le new town che oggi stanno affondando insieme ai sogni di grandezza di Guido Bertolaso. Matteo non ha industrie né case a Montecarlo e guardate come si è sgonfiato da solo lo “scandaluni” della dependance renziana a Firenze. I capi dell'informazione berlusconiana ci dovrebbero spiegare per quale ragione puntano sui beni immobili o su presunti scandali sessuali degli avversari, forse perché sono le materie che maggiormente conoscono e praticano. Comunque, niente affatto ridendo e scherzando, domani saranno cinque anni dal terremoto dell'Aquila. La città continua ad essere al buio mentre stanno al loro posto, immote, le strutture di sostegno e i ponteggi che costano un fottio di denaro e non producono nessun effetto. 18 anni di berlusconismo sarebbero troppi anche per i Papalagi, il popolo più pacifico della Terra.

giovedì 3 aprile 2014

E Silvio chiese l'aiutino

Se non si conoscesse il soggetto in questione potrebbe sembrare di vivere in un paese delle favole, magari uno di quei regni inventati (mica tanto), da Ascanio Celestini in cui il grande Re Mafioso ciurla nel manico con il piccolo Re Mafioso. In parte, in un paese delle favole scritte male e raccontate peggio, ci viviamo davvero. E non solo perché Silvio si è fatto ricevere da Roi Georges (diremo poi perché), ma perché ventiquattro coglionazzi infoiati in vena di secessione da ottenere con un carrarmato ricavato dal trattore, vengono difesi a spada tratta da quello che indossa le felpe con il geo localizzatore manco fosse uno sviluppatore di Google Maps. Siamo sotto elezioni. Matteo Salvini deve portare il pane a casa. Se non piglia qualche migliaio di voti in Veneto dove volete che li vada a prendere, a Milano sotto scatto ciellino con cattolicissimi dirigenti che stanno finendo in galera come le mosche nel barattolo aperto della marmellata? Il professor Massimo Cacciari, ci dice che il Veneto sta per esplodere. Ma di quello che dice Cacciari non ci preoccupiamo, visto che non ne ha mai azzeccata una. Torniamo a noi. Silvio Berlusconi è salito al Quirinale. “A fare che?”, direte voi. Che domanda, è passato all'incasso della sua disponibilità a portare avanti le riforme che servono al Paese. Silvio è sempre lo stesso, un commerciante nato. Non puoi chiedergli mezzo favore che lui si comporta come un cravattaro qualsiasi e chiede interessi insostenibili per averti prestato un euro per un caffè. Insomma, è andato a chiedere all'Innominabile l'agibilità politica per le prossime elezioni europee, di poter andare liberamente in giro a fare campagna elettorale. Di essere candidato non ci ha neppure provato, però il resto sì. E siccome di chiedere la grazia non vuole saperne “Dimostrerei di essere colpevole”, ha sempre detto il Capataz, si sta comportando come il nostro amico Ciriaco che chiede l'elemosina davanti alle chiese per un pacco di Fortuna da rollo e un litro di vino in tetrapack. Voci bene informate dicono che O' Presidente ha fatto orecchie da mercante. Lo ha lasciato parlare, sfogarsi, imprecare contro la malasorte e alla fine non ha battuto ciglio. Le cronache ci parlano di un muro di gomma contro il quale è andata a sbattere l'assurda pretesa di Silvio di essere considerato innocente perché lo votano sette milioni di italiani. Fino a poco tempo fa, Roi Georges firmava tutto quello che Silvio gli portava al Quirinale, oggi i tempi sono cambiati, c'è stata una sentenza della Cassazione che neppure il Presidente della Repubblica può ignorare. Intanto Silvio è disperato. Sta aspettando il 10 aprile come se fosse il giorno del giudizio sulle note del Dies Irae. Non dorme più, non mangia più, non beve più, non tromba più. Continuando di questo passo, quando la buriana sarà passata, nulla potranno le Scapagnini pills che aiutano sì organi riproduttivi ma vivi.

martedì 1 aprile 2014

L'OAS secondo Razzi Antonio: “Quanto fà”? “50 euro più IVA, INPS, INAIL”. Nasce l'Operatrice Assistente Sessuale

Oggi, più di ieri e di sempre, vorremmo incontrarlo per una intervista. Una specie di chiacchierata core a core, perché Razzi Antonio, senatore di Forza Italia, convertito berlusconiano sulla strada del vitalizio, è un personaggio unico nel suo genere, dai risvolti psichiatrici profondi, fine conoscitore della vita vera, umano anziché no. Travolto dalla notorietà che gli ha dato Maurizio Crozza con la sua irresistibile imitazione, Razzi Antonio, il più indisciplinato alunno di una classe di somari, ha voluto dare la dimostrazione palese che lui, al Senato, lavora sul serio e che tutte le accuse di paraculismo che gli sono state rivolte fino a ieri, non avevano ragione di essere. E allora carta e penna, con tanto di interprete di italiano al fianco, ha buttato giù di getto il disegno di legge n. 1370, avente per oggetto la “disciplina dell'attività remunerata di Operatrice Assistente Sessuale”, in poche parole, la regolamentazione della prostituzione. Mignotte di tutta Italia unitevi, il senatore Razzi Antonio vuole darvi una dignità sociale, fiscale, politica e culturale. Allora. Se il disegno di legge n. 1370 dovesse trasformarsi in norma dello Stato, le signore e signorine dovranno sottostare a un bel po' di impegni e, come un normale contribuente, ricorrere al commercialista per il disbrigo delle pratiche quotidiane. Innanzitutto c'è il riconoscimento della pratica. Scrive Razzi Antonio nell'incipit: “l'attività di OAS può essere esercitata da soggetti maggiorenni con soggetti maggiorenni consenzienti all'interno di una privata dimora, in assenza di persone minori conviventi, in appositi studi professionali o in locali pubblici destinati a tale scopo esclusivo", insomma, via libera alle sex house. E non solo. Le operatrici di cui sopra dovranno osservare le seguenti disposizioni: "I proventi dell'attività di OAS sono soggetti all'imposta sul valore aggiunto (IVA); nel caso in cui l'attività è esercitata in forma individuale, sono obbligatorie l'apertura di un'apposita partita IVA, l'iscrizione al regime pensionistico autonomo obbligatorio presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e l'iscrizione presso l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL)". Ci piacerebbe sapere quali potrebbero essere gli infortuni sul lavoro di una prostituta: un crampo al polpaccio potrebbe rientrare nella casistica? e un torcicollo? un trauma pubico? una slogatura mascellare? del pollice? Poi c'è anche il risvolto medico-sociale perché nel caso in cui un preservativo dovesse bucarsi durante il rapporto, l'operatrice dovrebbe darne tempestiva comunicazione alle autorità sanitarie competenti (entro comunque il primo giorno feriale) per una pronta denuncia alla ditta produttrice, sai la Durex che risate! Detto ciò, colpiscono le motivazioni che hanno spinto Razzi Antonio a presentare il suddetto disegno di legge, motivazioni che prevedono la tutela dei minori e il decoro urbano. Scrive l'editor di Razzi: “La presente proposta di legge vuole regolamentare anche i luoghi di esercizio della prostituzione, con l'intento di eliminare l'adescamento in strada, ovvero in luogo pubblico, dei clienti, evitando ai cittadini di dover assistere e far assistere a propri familiari minorenni sgradevoli visioni notturne e diurne di prostitute vestite in maniera minima e volgare per adescare più facilmente la clientela che, se in automobile, crea anche pericolo al regolare scorrimento del traffico”. Acclarata la sensibilità sociale del transfugo dall'Italia dei Valori, ci piacerebbe sapere chi gli ha scritto in italiano il testo della legge. Dopo trent'anni di autista, il suo eloquio ci sembra quantomeno sospetto.