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lunedì 17 dicembre 2012
Berlusconi si è fidanzato e per ottanta minuti ha ammorbato gli italiani con le sue verità. Silvio se la canta, se la suona e se la compra. Sempre.
Senza
rete, senza contraddittorio, senza uno straccio di giornalista (e dire
che ne paga profumatamente centinaia) a fargli domande che avessero
un senso, senza vergogna e senza pudore: un imbonitore da gradino di
Central Park che diffonde nelle case degli italiani, di domenica, il
suo verbo. Questo è Silvio, tale e quale al 1994. Ora della mafia
non ha più paura, ha risolto i suoi interessi petroliferi con
Gazprom e Vlady, gode di una sorta di impunità permanente, invoca il
pericolo rosso, denuncia preventivamente la possibile dittatura
bolscevica di un governo Vendola-Bersani, invoca famiglie solide
(come le sue), demonizza l'Imu, si becca del “gentiluomo” da
Barbara D'Urso, che lo conosce intimamente benissimo, e, perla delle perle,
parla finalmente delle serate galanti di Arcore definendole un
“complotto della magistratura milanese”. Avete capito benissimo,
le esperte di lap-dance, sono il frutto della perversione di Ilda
Boccassini. Dice Silvio (testuale): “Era
il periodo in cui mi sentivo solo. Mia madre era morta, mi ero
divorziato (sic! nda). E qualcuno mi chiese 'perché non organizziamo?' Poi sono
caduto in questo tranello che è stato costruito dalla magistratura
milanese. Il processo Ruby è una macchinazione incredibile. E' stata
la scusa su cui si è impostata una grande operazione di diffamazione
nei confronti miei e del governo italiano, anche a livello
internazionale". Crediamo sia inutile confutare gli ottanta
minuti di intervento diretto e monocorde su Canale5, perché si
commenta e confuta da solo. Il problema è che col freddo che fa, e i
soldi che non ci sono, oggi pomeriggio, alle 18.00, Silvio avrà
fatto sicuramente il pieno di ascolti. Non sappiamo se gli potrà
essere utile ripercorrere le tappe mediatiche che hanno
contraddistinto la sua discesa in campo nel 1994, anche perché,
disgraziatamente per lui, sono morti tutti i testimonial di quel
periodo, gente del calibro di Corrado, Sandra e Raimondo Vianello e
perfino Mike Buongiorno. Mentre i sopravvissuti, oggi, lavorano da
altre parti: Maurizio Costanzo (che faceva finta di essere di
sinistra), è stato preso in carico dalla Rai, Enrico Mentana, anche
lui un socialista craxiano di sinistra, fa il bello e il cattivo
tempo su La7 e lancia twitt al veleno contro Alessandro Sallusti:
in discussione la cifra che Mitraglia prendeva allora dal Cavaliere.
Perché bene o male, tutti, almeno una volta, hanno lavorato per
Berlusconi, e Silvio sa quando, quanto e come farsi ringraziare.
Resta il fatto che la nostra amica casalinga di Abbiategrasso ci ha
telefonato, alla fine del monologo silviesco, per dirci di stare
tranquilli: “Stavolta piuttosto voto per il Duce, ma quello vero”,
ha concluso imbestialita la nostra amica. C'è comunque una notizia
che ci ha fatto gioire. Silvio si è fidanzato, una rivelazione
accolta con grande sollievo dai padri, nonni, zii, fratelli e
conoscenti di giovin donzelle (le mamme sono invece quasi tutte
incazzate nere). La fortunata si chiama Francesca Pascale, ha 49 anni
meno di lui (27 vs 76) ed è bella come il sole. Di lei Silvio dice:
“E' ufficiale, mi sono fidanzato. Finalmente ora mi sento meno
solo. E' una ragazza bella di fuori e ancora più bella dentro, di
principi morali solidissimi, mi sta molto vicino, mi vuole molto bene
e io la ricambio". Detto, fatto. Il mercato edilizio ha ripreso
miracolosamente a tirare, come la cappa di un camino dopo il
passaggio del fidanzato di Mary Poppins.
domenica 16 dicembre 2012
L'Italia ha paura. Negozi vuoti, un miliardo di ore di cassa integrazione, blocco degli stipendi, domani l'ultima rata dell'Imu, tredicesime svuotate e... arriva Natale.
Ieri
sera è stato l'argomento di discussione centrale di un gruppo di
amici a un vernissage: l'Italia ha paura e gli italiani si stanno
ripiegando su se stessi. Gli spunti: i negozi vuoti, i soldi che
hanno smesso di girare, la fine dello shopping natalizio compulsivo,
la totale sfiducia nei politici, il pessimismo strisciante che ha
iniziato a far breccia anche nei cuori più impavidi, trattorie
trentennali che chiudono, attività commerciali che durano sei mesi,
libri che non si leggono, film che non si vedono, scarpe che si
risuolano, orologi ai quali si cambia solo la batteria esaurita,
portafogli chiusi a doppia mandata, il terrore di affrontare, con sana
incoscienza, la tradizionale settimana bianca. Eppure, nel pullman che
ci conduceva al vernissage, davanti a noi c'era una signora attaccata
all'Iphone, che stava parlando con un'amica dei regali di Natale.
“Sai – diceva – a Maria abbiamo comprato una gonna di Prada,
stava in svendita, eh! E poi a Marisa abbiamo deciso di regalare un
buono per la beauty-farm. È l'unico modo per farle perdere quei tre
chili antiestetici che ha messo su”. Tutto normale, ci siamo detti,
questo Paese non cambierà mai. Ora, non sappiamo che mestiere
facesse la signora di cui sopra, però la realtà che ci si è
presentata dopo appena un paio d'ore, parlava di una storia
completamente diversa. La domanda che ci siamo posti, allora, con i
nostri amici è stata la seguente: “Fino a che punto la paura degli
italiani ha basi solide, bilanci familiari in profondo rosso,
incapacità di spendere anche cifre irrisorie, e fino a che punto è,
invece, una sorta di psicosi, da terrorismo psicologico, indotta per
giustificare e far passare scelte politiche scellerate. Ci siamo
risposti che ci sono entrambi gli aspetti solo che, fino a qualche
tempo fa, gli italiani pensavano che tanto la Provvidenza ci avrebbe
messo una pezza, ora non più. L'Italia è stata commissariata un
anno fa. Una privazione della democrazia che non ha avuto precedenti
in Europa visto che in Grecia, in Spagna, in Irlanda e in Portogallo,
ai cittadini è stata data la possibilità di tornare alle urne dopo
le dimissioni dei governi democraticamente eletti. Da noi no, si sono
messi di buzzo buono il presidente Napolitano, Piergigi Bersani,
Angelino Alfano, Pierfy Casini, il professor Mario Monti,
qualche banca americana, la Bce, il Fondo Monetario Internazionale, le
agenzie di rating e, tutti insieme appassionatamente, hanno deciso
che l'Italia era diversa, noi siamo un Paese sostanzialmente diverso,
composto da pecore e servi, incapace di scegliere con le proprie mani
la fine di cui morire. In un anno di professorame, il debito pubblico
è arrivato a 2mila miliardi, una cifra impensabile fino a un
decennio fa. L'Articolo 18 è stato smantellato, la lotta
all'evasione fiscale si è risolta in un paio di blitz spettacolari,
la legge elettorale è sempre la stessa, le frequenze televisive sono
ancora in attesa di essere assegnate, è stata svuotata la legge
anticorruzione e quella sulla incandidabilità è diventata una
barzelletta, visto che Marcello Dell'Utri potrà ancora fare il
senatore. In compenso, si sono scoperti gli sprechi dei politici,
qualche figlio di puttana è finito in galera, qualche altro naviga a
vista, Nicole Minetti è pronta a restituire i 16 euro di
Mignottocrazia e il Trota a donare i videogames ai Martinitt, mentre
il tagliaerba e la sega circolare verranno regalati ai giardinieri del
comune di Torino. Tutto ciò fa pensare che ci sia sotto una manovra
ben congegnata, ben organizzata e freddamente messa in atto. Da una
parte terrorizzare gli italiani, dall'altra fargli perdere
completamente la fiducia in una classe politica che, seppur marcia, è
stata eletta da voi, mica dagli usbeki in libera uscita. Per ottenere
cosa? Il controllo totale di una paese che, potenzialmente, potrebbe
bersi la Francia e la Germania in un solo sorso. Ed è proprio su
questa “potenzialità” che si sta giocando il futuro dell'Italia,
con regole non previste in nessuna costituzione, con una stampa
asservita, con una pletora di servi pronti all'obbedienza sapendo
perfettamente che l'Italia potrebbe rappresentare il “prototipo”
per un nuovo ordine mondiale. Non è un caso che Mario Monti si sia
dichiarato disponibile a una staffetta con Bersani (probabile vincitore delle prossime elezioni), non è un caso
che Maroni abbia candidato Alfano, non è un caso che sia in atto il
tentativo di isolare ancora una volta quel che resta della sinistra.
C'è la scheggia impazzita di Beppe Grillo da ricondurre a più miti
pretese, ci sono i gay da tener fuori dalle stanze del potere per non
far piangere né Gesù né Benedetto XVI, c'è un'Italia omofoba,
bacchettona e più pronta a servire, che va portata avanti e ci sono
milioni di italiani che per 100 euro in più in busta paga, sarebbero
disposti a vendere la mamma e a comprare gli F15. C'è un'Italia
malata che va curata, e la cura migliore non si chiama Mario Monti,
ma scuole migliori, ambiente, tutela del patrimonio artistico, lavoro, rispetto, libertà, parità di diritti e
di doveri, cultura, mutualità, diritto di cittadinanza. Voi vedete
in giro qualcuno disposto a lottare per questo programma? Se c'è si
faccia avanti, per quello che potrà contare, avrà il nostro voto.
sabato 15 dicembre 2012
“Pirellone Blues”: milioni di euro pubblici per videogames, Red Bull, pizze da asporto e Lemonsoda. Le pazze spese della giunta regionale più scalcagnata, e indagata, del mondo.
Dovete
sapere che per mangiarci una “Diavola”, la nostra pizza
preferita, aspettiamo il mercoledì, giorno in cui la nostra pizzeria
preferita la vende a metà prezzo: 2,50 euro. Dovete sapere che,
ormai da tempo immemorabile, fumiamo tabacco da rollo (non facciamo
il nome della marca per non far pubblicità) però, da quando il
governo Monti ha deciso di aumentarlo un giorno sì e un altro pure,
la nostra grammatura quotidiana, si è notevolmente ridotta. Dovete
sapere che per l'ultimo paio di occhiali acquistato, abbiamo optato
per lenti in vetro normale, quindi, non antiriflesso, con la
conseguenza che la nostra miopia si vede in modo esponenziale, dai
cerchi delle lenti simili a quelle di carnevale. Dovete sapere che il
nostro punto fisso per la spesa quotidiana, è un hardiscount:
perfino la Coop ci sembra una boutique del gusto. Diciamo che non
siamo gli unici (i nostri compari di acquisti alimentari, fino a
qualche mese fa, erano senegalesi, albanesi, curdi, cingalesi,
qualche cinese, un paio di portoricani, un sik, mentre ora il supermercato si sta
lentamente riempiendo di autoctoni), e che, quindi, ci stiamo
adeguando a un andazzo più generale e al sostanziale impoverimento
del nostro Paese. Leggere sui giornali cosa compravano, con i soldi
pubblici, i consiglieri regionali lombardi del Pdl e della Lega (per
il momento solo loro, ma l'indagine si sta estendendo a tutti i gruppi
politici), ci ha fatto letteralmente girare le palle, arrivando a
giustificare perfino Fiorito che, almeno, con i soldi del suo gruppo
si accattava le automobili. Per capire a che punto siamo arrivati,
non occorre fare neppure una grande analisi politica, basta leggere,
voce per voce, l'elenco della spesa omettendo, per ragioni di
privacy, i nomi e i cognomi degli indagati. Allora. Il libro di Paolo
Guzzanti “Mignottocrazia” (16 euro), McDonald (menù adulti e
menù baby), videogiochi, degustazione di vini, cene per 20 amici,
cene per 30 amici, pizze da asporto (la domenica sera), sigarette,
lattine di Red Bull, pane, dolci in pasticceria (per 15mila euro),
brioche, cappuccini, caffè, noleggio auto, taxi, lecca lecca, gratta
e vinci, cartucce da caccia, coni medi, coppette gelato, Lemonsoda,
pizzette, cannoli, ciambelle, torta sbrisolona, zucchero semolato,
farina, salsicce, cracker, biscotti, frutta, ortaggi, fuochi
d'artificio (illegali, acquistati da un cinese, ma con tanto di
ricevuta per lo scarico), n. 6 computer, ovetti Kinder, cocktail,
cene di pesce da “A Riccione”. In Piemonte, la notizia è di
queste ore, ci sono stati consiglieri che hanno pagato con denaro
pubblico materiale sportivo della Juventus e perfino una sega
circolare. La Guardia di Finanza ha accertato che dal 2008 al 2012, i
soli gruppi del Pdl e della Lega della Lombardia, hanno speso svariati milioni
di euro in tarallucci e vino. Quello che soprende è
l'assenza dalla lista della spesa, di farmaci come il Viagra, il
Cialis, il Valium, lo Xanax e tutti quei benefici sintetici che
rendono gli uomini più uomini e, soprattutto, meno nervosi. Ma non è
detta l'ultima parola, manca ancora il Gruppo Pensionati per
Formigoni... A fronte di una situazione talmente incancrenita, che
per la sopravvivenza sarebbe opportuno amputare gli arti infetti, la
nostra classe politica è impegnatissima a risolvere solo i problemi
di ereditarietà di se stessa, pur con qualche variabile
apparentemente encomiabile, come quella del Pd che indice le primarie
anche per i prossimi candidati al Parlamento. Candidato dei
democratici delle nostre parti, sarà un attrezzo che frequenta la
politica da un ventennio, tutto, chiaramente, sulla scia del
rinnovamento. Meno male che Silvio c'è, perché se disastro dovrà
essere, meglio che sia completo.
venerdì 14 dicembre 2012
Berlusconi non molla. A Bruxelles c'è andato giusto in tempo per sentirsi dare del populista. A sopresa arriva Monti e gli applausi sono tutti per lui.
Lo ha
scritto il New York Times: “Oltre ogni possibile vergogna”. E di
vergogna, Silvio, sembra non averne affatto. Come se ieri non fosse
successo nulla (la proposta di espulsione dal PPE fatta dal gruppo
dei liberal-democratici, nda), oggi Silvio è arrivato a Bruxelles
dando una sua personalissima chiave di lettura dei fatti politici
italiani. Non solo. Arrogandosi un diritto che non ha, quello cioè di parlare a nome del PPE, ha avuto il coraggio di affermare che il
Partito Popolare non è preoccupato del suo ritorno sulla scena
politica, ma “dal rischio che in Italia possa comandare la
sinistra”. Insomma, una cazzata a caratteri cubitali che il PPE ha
prontamente smentito. Non ha smentito, invece, la sua posizione
Joseph Daul, che del gruppo del PPE è il presidente. Leggete cosa ha
dichiarato: “Il
Gruppo Ppe è unito contro tutte le forme di populismo e contro le
posizioni antieuropeiste. Non siamo dalla parte di quelli che non
dicono la verità ai loro concittadini sperando di ottenerne voti in
cambio di vane promesse populiste”. Siccome tutti hanno capito che
il signor Daul non stava parlando di Monti, a Silvio devono essere
fischiate le orecchie. Ma lui, incurante del ridicolo, ha salutato
con una pacca sulle spalle il pacioso Barroso, ha dato una sculacciata a
Hollande, una tastatina di palle a Cameron, dicendogli: “Ce l'ho
più grosso io” e, guardando con occhio convesso il decoltè di
Angela Merkel, ha chiosato: “È
proprio una culona inchiavabile, però a tette non sta messa male”.
Dopo di che ha provato a raccontare ancora una volta la barzelletta
di Mohamed Esposito, ma è stato prontamente bloccato da Van Rumpoy
che gli ha detto: “Silvio basta, e che cazzo, ancora?”. Allora ha
provato a scherzare nell'ordine: su Roberto Formigoni e gli Ufo, sul
Papa ingrillato da Twitter, su Sallusti che cerca inutilmente di
fuggire da casa Santanché e ha chiamato Amnesty International per
essere condotto a San Vittore, sugli occhi di Alfano, la fedina
penale di Marcello Dell'Utri e sull'ultimo avviso di garanzia a Denis
Verdini, accusato anche di finanziamento illecito ai partiti. Rimasto solo,
Silvio ha provato a chiamare Erdogan che, però, si è fatto negare
memore della figuraccia rimediata fornendo a Silvio l'alibi per la
telefonata che fece attendere una buona mezzora Angela Merkel, sulla porta, il suo
arrivo al G8. L'impressione ormai è che Berlusconi rappresenti
(male) solo la versione un po' pazzerellona di se stesso. Dissanguato dagli avvocati, reduce da un
lifting devastante, Silvio è alla vana ricerca di un po' di
visibilità, perché per uno come lui, stare lontano dai riflettori,
è peggio che andare di notte a raccattar rospi. Che diavolo c'entri
non lo sappiamo, però c'è venuta così.
giovedì 13 dicembre 2012
Bufera planetaria su Silvio. Il New York Times: “Opportunismo senza vergogna”. E Guy Verhofstadt, leader dei liberal-democratici, ne chiede l'espulsione dal PPE. Casini: “Berlusconi è in evidente stato confusionale”.
Silvio
è una tragi-commedia. Non esistono altri appellativi per un uomo
che, giunto al logoramento dell'unica sinapsi reduce da una vita
avventurosa, non solo non sa che pesci pigliare ma, al massimo,
forse, potrebbe riuscire a staccare solo una cozza dallo scoglio.
Ovviamente tagliandosi un dito. Questa aria di sfiducia totale che lo
circonda, gli sta facendo perdere la trebisonda, per cui, capita che
di uno stesso fatto dia tre versioni diverse, non aspettando il
giorno dopo, ma proprio mentre il fatto avviene. Silvio va alla
presentazione del libro di Bruno Vespa, l'occasione più mondana e
“politicamente corretta” del nostro panorama editoriale. La
presentazione è stata appositamente rinviata per mettere
Silvio nelle condizioni di essere al meglio, di avere le idee chiare, di far parlare di sé e delle sue trovate geniali, e per regalare l'ennesimo
scoop alla Vespa Nazionale. E infatti, l'inizio non è niente male:
“Certo – dice Silvio – se Mario Monti si candidasse a premier
di tutti i moderati, prenderei in considerazione il fatto di
diventare solo il leader del raggruppamento. A questo punto potrei
convincere la Lega a rientrare nella nostra area perché, senza la
Lega, questo sarebbe un Paese ingovernabile”. Ci sono solo due
piccoli problemi che si frappongono fra Berlusconi e le sue idee. Il
primo è che Mario Monti non ci pensa manco pe' 'a capa a mettersi
con lui. Il secondo è che la Lega vede Mario Monti come Belzebù e
che a Silvio ha già risposto “di stare ancora con te non se ne
parla proprio”. Quando Vespa prova a chiedergli se le sue parole
stanno a significare un passo indietro, Silvio risponde piccato: “Ma
che sei scemo!”. Poi candida ancora Angelino Alfano, al quale
regala apprezzamenti che suonano come una solenne presa per i
fondelli. Alfano, però, coglie la palla al balzo e dice: “Dell'Utri
non lo ricandido”. E Marcellino gli risponde: “Io mi ricandido e
basta”. Messo sul tavolo il ventaglio delle non-proposte, Silvio,
ai giornalisti che gli chiedono lumi su quanto ha appena dichiarato,
risponde: “La politica non è mica una cosa facile, altrimenti
potreste farla anche voi”. Beccandosi la risposta di Marcello
Sorgi: “Certo, è un discorso complesso, ma prima di notte
riusciremo a capirlo”. Insomma, chi dalla presentazione del
best-seller di Bruno Vespa, si aspettava dichiarazioni finalmente
chiarificatrici di una linea politica, è rimasto profondamente
deluso. Non altrettanto si può dire per gli ex An. Loro, le idee ce
le hanno chiare: fuori dal Pdl, scissione e creazione di un nuovo
gruppo denominato Centrodestra Nazionale. Così come chiare le hanno
i leghisti: “Silvio, vai per la tua strada che alla nostra ci
pensiamo noi”. Qualcuno ha provato a chiedere a Silvio chi saranno
le forze nuove, giovani e coraggiose che intende arruolare, ma
Berlusconi non è caduto nella trappola, anche se ha fatto capire che
le new-entry saranno Fabrizio Corona al Ministero della Cultura,
Walter Lavitola a quello per il Commercio Estero e Giampi Tarantini
al Turismo, uno squadrone che il mondo tremare fa. A proposito di
mondo. Sono di ieri le parole di fuoco usate dal New York Times a
commento della ridiscesa in campo dell'ex premier. Il NYT scrive che,
quello di Berlusconi, è un “opportunismo senza vergogna che fa
male all'Italia, un paese che avrebbe bisogno di stabilità ma che,
con Silvio ancora una volta al potere, sprofonderebbe nel baratro
della ingovernabilità”. E sempre ieri, Guy Verhofstadt,
capogruppo dei liberal-democratici al Parlamento Europeo, ha chiesto
al capogruppo del PPE, Joseph Daul, l'espulsione di Berlusconi dal
partito. Non è detto che la cosa non possa avvenire anche perché, nel PPE, occupa un ruolo per niente marginale Angela Merkel. Il fatto
è che, a breve, si terrà il tradizionale pranzo di fine anno dei
Popolari Europei, questa volta in Belgio, all'Académie de Royale;
voci ben informate dicono che se Silvio dovesse tenere un discorso
sopra le righe, scatterebbe immediatamente un processo contro di lui
che lo porterebbe all'espulsione dal PPE. E questa è, forse, la
ragione per la quale Silvio, a quella cena, non parteciperà mai.
mercoledì 12 dicembre 2012
Silvio ride dello spread e la Germania (tutta) gli dichiara guerra. Minchia! Il Meeting di Rimini sotto accusa: sequestrati beni per 1,2 milioni di euro.
Ormai
tutti hanno capito la simpatia profonda, quasi un amore viscerale, che
abbiamo per Comunione e Liberazione. Una sorta di fascinazione
orgasmatica che ci perseguita dai tempi dell'università, e non
perché Anna Maria non ce la diede (come insinuarono quei birichini
dei nostri compagni di AO), semplicemente perché non riuscivamo a
capire da dove diavolo gli venissero tutte le certezze che
predicavano senza ritegno. Poi, digiamolo, venivano a votare per il
rinnovo dei rappresentanti degli studenti tutti insieme, in pullman,
che manco quelli del Pci. Da allora il nostro rapporto con CL è
stato, usiamo un eufemismo, leggermente conflittuale. Scoprire ora
che la Fondazione ciellina doc, che organizza il Meeting di Rimini, è
sotto accusa per truffa, non ci riempie affatto di gioia, anzi. Il
fatto è che la Procura del vacanzificio italiano, ha rinviato a
giudizio nomineddio, cioé tutto il vertice della Fondazione, e ha
fatto sequestrare dalla Guardia di Finanza, a scopo cautelativo, beni
per un milione e duecentomila euro, il triplo di quanto racimolato
fraudolentemente, dai capi del Meeting. Insomma, questi bravi figli,
falsificavano il bilancio della Fondazione che risultava sempre in
rosso. A questo punto chiedevano aiuto alla Regione Emilia Romagna,
all'Agenzia Turistica e alla Camera di Commercio di Rimini, e al
Ministero dei Beni Culturali che provvedevano al pareggio. Arraffa,
arraffa, sono stati 310mila gli euro che hanno racimolato, “inducendo
in errore gli enti circa la sussistenza di un passivo di bilancio
della stessa Fondazione”, così come declinato dai pm di Rimini
nell'ordinanza di sequestro. C'è dentro anche la Compagnia delle
Opere (loro), ma questo è un inciso, in quanto la CdO è servita
solo per emettere materialmente le false fatture. E tutto, si badi
bene, in nome della pace e dell'amicizia fra i popoli, li mortacci...
Ma il fatto del giorno, cari italiani, è l'ennesima dichiarazione
resa al telefono (visto che il fatturato è in crescita?) da Silvio
Berlusconi al suo amico e sodale Maurizio Belpietro, proprio quello
dell'attentatuni. “E basta con questo spread – ha detto Silvio –
è tutta un'invenzione dei pluto-finanzieri ebraico-massoni europei”. Non aveva finito di colloquiare amabilmente al telefono
con Belpietro, che già arrivavano le prime note d'agenzia di
risposta. Squinzi, il presidente di Confindustria, ha detto: “Si
tratta ovviamente di un parere personale. Vorrei ricordare a
Berlusconi che lo spread è importante perché impatta direttamente
sul nostro debito pubblico”. Corrado Passera, se n'è uscito con “Ma
c'è davvero qualcuno al mondo che non ritenga lo spread importante?”
Pronta anche la risposta del solito portavoce della UE: “Gli spread
elevati mettono in difficoltà le imprese e impediscono il buon
funzionamento del mercato interno”. Ma la risposta più insinuante,
l'hanno data a Silvio quei comunisti senzadio di Famiglia Cristiana.
In un editoriale dal titolo “Silvio, scusa se ridono di te”,
Fulvio Scaglione scrive: “Stupisce
lo stupore. Quello di Silvio Berlusconi e dei suoi, s'intende,
arrabbiati col mondo perché dappertutto, in Europa, i propositi di
rivincita del Cavaliere sono accolti con ironia o palese sconforto.
Solo in Italia il politico di allora, Berlusconi appunto, ambisce al
riciclo anche oggi. E una parte d'Italia somiglia sempre più
all'automobilista della barzelletta. Quello che andava contromano in
autostrada e intanto mormorava tra sé: ma questi sono tutti matti!" E a proposito di matti, in queste ore la Germania ha deciso. Se
Silvio vincerà le elezioni, torneranno i panzer e sfonderanno la cara, vecchia linea gotica. Tanto per gradire.
martedì 11 dicembre 2012
Volano stracci tra Alfano e Dell'Utri. Ruby non va in tribunale e la cercano i carabinieri. Verdini indagato per truffa e Silvio insulta l'Europa. Sarà proprio una bella campagna elettorale.
Fa
impressione, eppure è così. Angelino Alfano vs Marcello Dell'Utri,
e volano stracci e insulti. Inizia Alfano: “Persone come lui sono
un problema, Silvio pensi alle liste. Marcello è un povero
disgraziato”. Risponde Marcellino: “Non voglio replicare perché
Alfano si è già qualificato da sé per questa risposta piccata e
fuori luogo. I guai del Pdl, purtroppo, vengono tutti da lui. Un uomo
senza palle che con noi non c'entra niente”. Controreplica di
Angelino, che acchiappa al volo l'assist del senatore di SS Santa
Mamma: “Le parole di Dell'Utri fanno chiarezza. La distanza da lui
mi onora e mi lusinga”. La querelle non lascia però indifferenti
alcuni dirigenti del Pdl. Parla per tutti Giorgia Meloni: “Se il
Pdl è questo, mi dispiace ma io mollo, trasmigro”. E dalle parti
di Via Bellerio non è che le cose, per Silvio, vadano meglio. Luca
Zaia, governatore del Veneto dice a chiare lettere che “la Lega
correrà da sola”. Il segretario confederale, Bobo Maroni, la mette
sul politico, ma il risultato non cambia: “Non è detto che
Berlusconi, alla fine, si ricandidi. Potrebbe anche capitare che il
candidato sia un altro”. Salvini è il più netto: “Portare
ancora a Roma Berlusconi, significherebbe fare un salto indietro di
18 anni. Non mi sembra il caso”. Nettissimo, in apparenza, Matteo
Renzi che ha cinguettato su Twitter una frase alla Obama: “I soldi
possono comprare le cose, le persone no. Almeno non tutte”. Se sul
versante interno la situazione del Partito delle Libertà è un
disastro, non si può dire che all'esterno vada meglio. L'Europa è
praticamente insorta. Chi più ferocemente, chi meno, la possibilità
che Silvio torni a governare l'Italia, ha fatto incazzare tutto il
Vecchio Continente. Dal kapò Schulz al mite Barroso, nessuno ha
nascosto la propria preoccupazione per un ritorno che sa molto di
antistorico oltreché di demenziale e, quindi, dannoso. I giornali più importanti,
hanno bollato il redivivo Berlusconi come “inopportuno”, mentre qualcuno si è spinto anche oltre, arrivando a un "macchietta" che, detto in inglese, fa impressione. E sapete che cosa ha risposto
Silvio agli insulti sbeffeggianti piovutigli da ogni dove?
“Brutti figli di puttana, non vi consentirò di accaparrarvi le
industrie italiane per un pezzo di pane”. Riducendo la questione a
una pura questione economica di bandiera (come per l'Alitalia). Ma si sa, Silvio scherza, l'importante
è che nessuno lo prenda sul serio. Tragicomico, invece, quanto sta
accadendo al tribunale di Milano, dove è in corso il processo Ruby.
Ieri, doveva essere la giornata della ex minorenne, candidata a
diventare la proprietaria di un centro benessere con tanto di laser
antidepilatorio, quell'attrezzo infernale che i peli li fa crescere
invece di eliminare. Quando l'usciere l'ha chiamata per la sua testimonianza, Ruby non c'era. L'hanno cercata dappertutto, perfino nella
toilette, ma della marocchina-cittadina egiziana per volere del
Parlamento italiano, nessuna traccia, in poche parole, assente
ingiustificata. Apriti cielo! Ilda Boccassini è andata su tutte le
furie, e ha intimato ai carabinieri di trovarla ad ogni costo, dando così
iniziò alla più imponente caccia alla donna della storia della
Repubblica. L'assenza della Rubacuori più famosa dell'universo, è
stata interpretata dalla pm milanese, come il tentativo di allungare
i tempi del processo e, quindi, di far slittare una sentenza che vedrà
sicuramente Silvio Berlusconi condannato. E una condanna per
sfruttamento della prostituzione minorile prima delle elezioni, non è
certamente un bel biglietto da visita. La procura di Milano ha esteso
le ricerche della vergine araba pure in Kenia, a Malindi. Non si sa
mai, potrebbe essere stata assunta come donna di camera nel resort di
Briatore: un sogno! Ultima perla. Ancora un'indagine nei confronti di Denis
Verdini, l'altro socio della “cricca P3”. Questa volta nel mirino
della magistratura, sono finiti i contributi all'editoria che il
deputato pidiellino avrebbe percepito indebitamente dal fondo della
presidenza del consiglio. 12 milioni di euro per Il Giornale della
Toscana, oltre 10 per il settimanale Metropoli Day e appena 2
per Il cittadino di Siena. 24 milioni di euro per tre testate
locali senza nessuna importanza, proprio mentre le biblioteche delle
scuole chiudono per mancanza di personale e di libri. Dentro questo
ennesimo affaraccio della fu Berlusconilandia, sono finiti altri
esponenti del Pdl, fra i quali il deputato Massimo Parisi, insieme a editori e imprenditori, tutti della stessa area. Inutile dire
che questa mattina lo spread è partito da 358, che la Borsa è a
meno 2,2 e che Silvio ha prontamente dichiarato: “Che cazzo me ne
frega a me dello spread”?
lunedì 10 dicembre 2012
L'efficacia liberatoria della frase: “Hai rotto il cazzo”. E le compagnie telefoniche denunciano un calo di un miliardo di euro di chiamate.
“Non
dico il pudore, ma una pragmatica sensazione di aver rotto il cazzo,
no?” Luciana Littizzetto è sintetica quanto basta, e il pubblico
di “Che tempo che fa” si lascia andare a un lungo, liberatorio
applauso. La sensazione è proprio questa, che Silvio Berlusconi,
ormai, ci abbia proprio fracassato le palle, una sensazione di
malessere che parte dal cervello e termina all'altezza dei cabasisi,
che si strizzano come se un pesista avesse deciso di prenderli in una
mano e stringerli fino alle lacrime. Questa mattina, tutti temevano
la riapertura della Borsa e infatti: spread a 350 e meno 2 (per il
momento) a Piazza Affari. Il ritorno di Silvio sulla scena ci è
costato, in dieci minuti, due miliardi di euro, continuando di questo
passo, a Natale saremo sommersi dal debito sul debito pubblico e
interessi galoppanti, altro che le renne di Babbo Natale. Berlusconi,
come tutti si aspettavano, ha aperto le porte del suo partito a
Matteo Renzi... Chissà perché? Boh! Matteo gli ha risposto che,
siccome fa freddo, è meglio che quella porta la tenga chiusa. Fine
dell'avance silviesca, anche se resta l'impressione che Silvio, sul
sindaco di Firenze, ci giocherà per tentare di far saltare il banco
del Pd. Nel frattempo, il Professore ha cercato di spiegare il perché
ha deciso per le dimissioni immediate appena sfornata la Legge di
Stabilità. A parte la volontà di non lasciarsi friggere a olio
bollente (lento) nella padella del magma berlusconiano, Monti ha
fatto notare come i provvedimenti che il suo governo si stava
preparando a varare, avessero bisogno del voto di tutte le forze
politiche che lo avevano sostenuto fino a questo momento. C'è in
ballo la riforma degli enti locali che, se non approvata, si porterebbe
appresso un caos totale che andrebbe a investire settori strategici
quali la scuola, i trasporti, i rifiuti, lo stesso regolamento delle
città metropolitane, i debiti contratti dalle province che
ricadrebbero inevitabilmente sulle regioni e sui comuni a loro volta
già vessati dai tagli. Una situazione, insomma, di assoluta
ingovernabilità nella quale Silvio nuota a lunghe bracciate, perché
nel caos lui ci sguazza come la paperella di plastica nella vasca per
il bagnetto dei bambini. E poi c'è un altro aspetto sul quale
riflettere. Le compagnie telefoniche ci informano che in nove mesi
c'è stato un miliardo di euro di traffico in meno. Pur
guadagnando ancora come pusher di plurisostanze, Vodafone, Wind, Tim, 3 e via dicendo,
segnalano che la crisi ha colpito pesantemente anche i consumi telefonici, la gente telefona meno e naviga meno, per cui può accadere che se uno
decide di lasciare una compagnia, venga inseguito (letteralmente) con
offerte di ogni tipo e natura, purché non se ne vada. Noi ci siamo
fatti un'idea. Quando c'era ancora quell'agglomerato disurbano di
teste vuote, meglio noto come il governo Berlusconi, le telefonate
andavano via come l'acqua. Ogni volta che erano inquadrati dalle
telecamere, i ministri e i sottosegretari di Berlusconialand, erano
impegnati a telefonare, non si sa bene a chi e per che cosa, però
telefonavano, a carico dei contribuenti. Smessi gli incarichi,
accortisi che i cellulari di servizio non funzionavano più, hanno
deciso di dare un taglio netto alle chiacchierate con le mamme, le
mogli, i figli, le amanti, le concubine, le prefetture, i
commissariati di PS, le caserme dei carabinieri per tirar fuori
conoscenti minorenni beccati a rubare. Ecco giustificato, allora, il
calo del traffico denunciato dalle compagnie, che stanno invocando a
gran voce il ritorno di Silvio proprio per ridare ossigeno alle casse
e sottopagare gli operatori dei call-center. Ci attende una campagna
elettorale breve, però densissima e violentissima. Le reti del
Caimano e i talk-show l'hanno già iniziata ma, stavolta, la nostra
amica casalinga di Abbiategrasso, ha deciso che farà di testa sua e
che Barbara D'Urso può anche andare a prenderselo nel...
domenica 9 dicembre 2012
Cari lobotomizzati votate per Silvio. Noi cerebrosani meritiamo di più.
È una
questione d'orgoglio, no? Siamo convinti che, una delle poche parti
sane che compongono il nostro fisicaccio della madonna, sia ancora il
cervello. Sarà perché lo curiamo non spegnendolo mai, anzi, lo
stimoliamo continuamente come fosse un cuore un po' malandato, però,
dio bono, sta sempre all'erta, con quelle antenne iperparaboliche che
captano pure uno straccio di stupidaggine,
detta
fra mille concetti seri e significativi. Così, proprio per la
continua accensione di cui sopra, abbiamo avuto quasi un coccolone
leggendo delle manifestazioni di tripudio di Daniela Santanchè, alla
notizia delle dimissioni di Mario Monti. Da fine politica quale
ritiene di essere, Daniela non ha affatto capito che le dimissioni
del Presidente del Consiglio, subito dopo la Legge di Stabilità,
altro non saranno che una “bomba maradona” gettata fra i piedi
del suo signore e padrone. Non ha capito, l'esempio vivente dei danni
collaterali del silicone, che in questo modo si voterà a febbraio e
che il tempo per preparare una campagna elettorale in salita, sarà
pochissimo. Non ha capito, la badante di Sallusti Alessandro, detto
“il reporter del Birgau”, che il Professore stavolta s'è
incazzato sul serio, e che gli potrebbe venire la tentazione di
raccogliere intorno a sé quelli che lo hanno invocato fino all'altro
ieri: Casini, Fini, Montezemolo e compagnia cantando. Non ha capito,
la Danielona, alla quale non è stata lanciata una fatwa solo perché
donna e le donne per gli arabi non contano una mazza, che né il suo
Capo né tanto meno lei, rappresentano più i moderati i quali, e
questa è la nostra percezione, andranno a ingrossare le fila degli
astenuti, piuttosto che votare per un pericoloso estremista d'u pilu.
Silvio lo ha detto a chiare lettere, corre per vincere e per salvare
le sue aziende, in crisi strutturale per la mancanza di un referente
politico che metta in riga gli inserzionisti. Corre per salvare le
imprese edilizie di suo fratello ché, altrimenti, non saprebbe che
diavolo fare della sua vita scialba. Corre per introdurre il quarto
grado di giudizio, una specie di roulette russa che potrebbe fargli
tornare in tasca quel mezzo miliardo di euro che ha dovuto dare a De
Benedetti. Corre per rinverdire il suo harem che ha subito una decisa
contrazione, visto che la mancanza di potere non gli consente di
piazzare in televisione le sue mignotte né di fargli vincere il
titolo di Miss Italia. Monti, uscendo dal Quirinale dopo due ore di
colloquio fitto con Napolitano, aveva la faccia scura di chi medita
una tremenda vendetta. “Le dichiarazioni dell'onorevole Alfano –
ha detto Monti – rappresentano una esplicita sfiducia della quale
non posso non prendere atto. Per cui, entro l'anno, ci saranno le mie
dimissioni”. Casini, che al di là di tutto, un po' di politica la
mastica, ha subito dichiarato: “Ben gli sta a Silvio, lui avrebbe
voluto far galleggiare il premier fino a marzo”. Invece Monti non
galleggerà, in fondo non lo abbiamo mai considerato un bisogno
fisiologico. E l'impressione è quella che darà battaglia. Ci
preoccupa, e siamo sinceri, il modo in cui le altre nazioni hanno accolto la
notizia del ritorno in campo di Silvio. Sberleffi, battutacce,
risate, titoli sarcastici su ogni giornale e sui siti web, come una
maschera qualsiasi della sfolgorante tradizione italiana. Anzi, Pulcinella è
molto più rispettato di Silvio, quasi un'icona. La maschera.
sabato 8 dicembre 2012
La ballata del Pdl. Ancora tutti dietro a Mosé-Silvio.
Eccole
qui, tutte in fila, le anime nude del Pdl. Eccoli qui gli accattoni
beneficiati da Roi Soleil, che sfilano senza pennacchi e senza
pudori, sotto gli occhi di una opinione pubblica che, dopo venti
anni, dovrebbe essere vaccinata contro il berlusconismo. Sarebbe la
prima volta che Indro Montanelli sbaglia una previsione perché lui,
come tutte le genialità, il senso della profezia se lo portava
appresso sempre. Eccoli qui, i servi e i maggiordomi (differenza solo
di stile), che si ricompattano intorno al loro faro sperando che gli
illumini ancora la via. Briatore dice che Silvio li dovrebbe
rottamare tutti quanti, e 2232Cicchitto, piccato, lo chiama
“l'albergatore di Berlusconi”. Eccoli qui, con le facce come il
culo, che tornano ad occupare gli spazi televisivi dopo averli fatti
disintossicare per un anno, uno spazio di tempo troppo breve anche
per la migliore delle comunità terapeutiche. Eccoli qui, i candidati
al Nobel per l'economia, che spacciano la fine di un governo che ha
fatto schifo per un grande complotto
pluto-ebraico-massonico-finanziario internazionale. Eccoli qui, gli
schiavi presentatori di talk-show televisivi e i giornalisti
stipendiati dei tg berlusconiani, che si ritrovano, ancora una volta,
a cantare le lodi del loro padrone, pena la consegna immediata del tfr
e una carriera da fare altrove. Tutti pensavano che quel periodo
fosse passato, che l'Italia avesse iniziato l'elaborazione del lutto
per la dipartita di Silvio e invece, meglio dell'Araba Fenice,
Berlusconi risorge dalle sue ceneri, o dagli avanzi di carne
dell'ultimo lifting, come ha chiosato Crozza nel suo “Paese delle
Meraviglie”. Eccoli qui, i felloni. Non appena risentono l'odore
del Capo tornano tutti all'ovile come pecore in crisi d'astinenza da
pastore, anche se spesso se le inchiappetta. E allora Giampi
Tarantini, da Bari, preferisce il rito abbreviato (e farsi condannare)
piuttosto che ammettere che portava pacchi mignotte con tanto di
patonza infiocchettata, al più allupato cronico di tutti i tempi. In
un anno gli italiani hanno dimenticato tutto: le cene galanti, la
nipote di Mubarak, le Olgettine, le burlesque, lo spread a 500, lo
sputtanamento mondiale, Walter Lavitola, Brancher, Mangano, i
rapporti con la mafia, le giunte di centrodestra travolte dagli
scandali, don Verzé, le new town aquilane, i randellamenti della
polizia (quelli ci sono anche oggi), le barzellette oscene, le
bestemmie in diretta televisiva, Putin, il baciamano a Gheddafi, i
profughi bombardati in mare, Lampedusa e le ville mai acquistate,
Bertolaso, lo scandalo del G8 alla Maddalena, le cricche, la P3, 4 e
5, Mills, il quarto grado di giudizio (influenzato da quell'oscena
trasmissione della ex rete di Emilio Fede), Lele Mora, monsignor
Fisichella, gli scandali edilizi di Propaganda Fide, la distruzione della
scuola pubblica, della cultura, di Pompei, i vaccini inutili, l'unità
sindacale, il via a Marchionne, la sicurezza sul lavoro, i falsi
crocifissi di Michelangelo, i tutor autostradali del fratello, le
frequenze televisive, il trust delle assicurazioni e delle banche, le
amicizie pericolose, il cucù all'inchiavabile Merkel, “assessora
posso palpeggiarla?”, “siamo tutti ebrei” a Gerusalemme -
“siamo tutti palestinesi” a Gaza, Marrazzo, Corona, “abbiamo
una banca?” e via dicendo, perché, se dovessimo tirar fuori tutti
i misfatti del portatore sano di idiozie per eccellenza, ne verremmo a capo nel 2020
(forse). Eccoli qui, i miracolati dell'Italia da saccheggiare. Eccoli
qui, gli adepti a una religione senza dio e senza patria e con un
concetto ballerino di mamma, vendibile alla prima occasione utile.
Sono ancora fra le palle, tutti indistintamente, con il loro sorriso
finto e triste stampato sulle labbra, come comparse di un pessimo
film o di un musical inguardabile. E meno male che Bersani si è
rifiutato di dire “armata”, perché le analogie con il 1994, ci
sono tutte, da far girare la testa. Intanto beccatevi Bruno Vespa,
che ha rinviato la presentazione del suo ultimo best-seller
annunciato, proprio per far rifirmare l'ennesima presa per il culo di
Silvio agli italiani. La speranza è che non punga, Vespa. Perché
Silvio non punge, tromba.
venerdì 7 dicembre 2012
Silvio sfiducia “Passera” e ritorna a giocare. Non c'è più religione, siamo alla canna del gas. E si vota a febbraio.
Il
primo effetto del ritorno in campo di Silvio, si è visto a Piazza
Affari, l'unica borsa europea a chiudere con il segno negativo. Il
secondo, è stato il balzo in avanti dello spread: 330 sui Bund. Il
terzo, la ricomparsa miracolosa di 2232Cicchitto e Gasparri in tv, da
Bruno Vespa, a Porta a Porta, più minacciosi e arroganti di prima.
Il quarto, la fibrillazione in pura chiave erotica delle sue
amazzoni, che hanno ripreso fiato, voce, vita e beltà. Anche quelle
che dopo le dimissioni del Capataz, avevano tentato un timido passo
indietro. E invece sono tutte in scena, le strafighe di Berlusconi
che, per il giorno dell'Immacolata, ha organizzato con loro, e per
loro, una festa galante con tanto di burlesque finale ad Arcore.
Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, la
sciura Brambilla, Danielona, la Biancofiore-simbolo d'amore, la
Bergamini, la Renzulli, l'erede storica del Dux, Alessandra fu
Benito, alla notizia del ritorno di Silvio hanno avuto un orgasmo in
differita. Perché nulla e nessuno, come Lui, riesce a farle godere
solo guardandole negli occhi. C'è molto di erotico, infatti,
nel rapporto che lega Berlusconi alle sue amazzoni, un filo rosso che
spinge le vergini (ohibò!) guerriere a sentire una scossa che parte
dalla punta dei piedi per andare a finire proprio li, dove risiedono
le sparute sinapsi che alimentano la loro intelligenza: non stiamo
parlando della scatola cranica, ovviamente. La sponda, per mettere in
buca la crisi di governo, l'ha offerta Passera (un nome, un destino)
che, rispondendo alla domanda di un giornalista sull'eventualità di
un ritorno in campo di Silvio, aveva risposto: “Non è un bene per
il Paese”. Ecco, se i berluscones avevano bisogno di un pretesto
per scatenare l'inferno, Corrado Passera glielo ha offerto su un
piatto d'argento. I risultati si sono visti immediatamente alla
Camera e al Senato. Il Pdl si è astenuto sul Decreto Sviluppo e su
quello del riassetto degli enti locali. A favore hanno votato solo
Frattini e altri tre (non stentiamo a credere che fra di loro ci
fosse anche Guido Crosetto), mentre al Senato, ci sta pensando Beppe
Pisanu a tenere la barra al centro. Così, come per un miracolo
invocato direttamente dal cardinale ciellino Angelo Scola che, se
potesse, metterebbe al rogo Pisapia e tutta la giunta dei senzadio
della sua città, quello che fu il Popolo delle Libertà, si
ricompatta sotto il segno di pesce-cefalo Silvio, più ingrillato e
allupato che pria. E ora bisogna correre. Silvio non vuole che la
Porcellum cambi, troppo alto il rischio di deputati e senatori
infedeli. Lui vuole sceglierli uno ad uno, altrimenti potrebbe
accadere di ritrovarsi con un centinaio di Scilipoti. Correre
significa andare a votare a febbraio insieme alle regionali del
Lazio, della Lombardia e del Molise. Correre significa crisi
immediata di governo e scioglimento delle Camere ieri, non domani.
Correre significa boicottare in tutti i modi il decreto
incandidabilità che, a questo punto, il governo potrebbe varare
proprio per un dispetto a Silvio. Correre, significa mettere a
punto una micidiale macchina mediatica che smonti pezzo per pezzo
tutto quello che ha combinato il governo del Professore e, ci
potremmo giurare, far passare il Pd e l'Udc del Pierfy il Temporeggiatore, come gli unici due baluardi del Montismo,
affondandoli insieme a un governo di affamatori a senso unico. Il
fatto è che questo governo è partito con il piede sbagliato, ed è
bastato sentire Polillo, a Ballarò, dare del bolscevico a Landini,
per rendersi conto di che pasta sono fatti i professori, bravi a
demolire il welfare, come altrettanto bravi sono stati a salvare le
banche, le ricchezze consolidate, le “caste”. Infangare quel poco
di buono che Monti ha fatto, sarà un gioco da ragazzi, perché in
questo paese di servi e maggiordomi con la schiena sempre chinata a
omaggiare il padrone, basteranno quattro servizi televisivi per far
tornare incubi che in molti (non noi), pensavano fossero finiti.
Tutta questa storiaccia, però, un aspetto positivo lo ha. La
speranza è che Silvio venga sconfitto politicamente, dalle urne, dal
popolo che ha sempre invocato come l'unica entità alla quale Lui
dovesse rendere conto. Occorre togliere a Berlusconi l'alibi della
magistratura rossa, dei poteri forti che gli hanno remato contro,
della stampa di sinistra che lo ha sempre fatto apparire come un
baluba qualsiasi. Silvio sconfitto (democraticamente) alle elezioni, significa solo una cosa, che questo Paese si libererebbe per sempre
da una monnezza il cui posto non è in una discarica, ma in galera.
giovedì 6 dicembre 2012
Silvio rimembra gli antichi fasti e si (ri)getta nella pugna: “Messeri, il più grande resto mi”.
Travolto
da milioni di lettere, cartoline (comprese quelle postali che le PT
hanno dovuto ristampare appositamente), bigliettini profumati al
mughetto, alla lavanda e al borotalco, email con smile che facevano
l'occhiolino, migliaia di migliaia di telegrammi (tanto che il
portalettere di Arcore ha chiesto un anno di aspettativa per stress)
e da centinaia di mms, con allegate foto di labbra, alla fine Silvio
ha ceduto. Dice, anzi, dichiara ufficialmente: “Sono assediato
dalle richieste dei miei perché annunci al più presto la mia
ridiscesa in campo. La situazione oggi è ben più grave di un anno
fa quando lasciai il governo. Non lo posso consentire e ciò
determinerà le scelte che prenderemo assieme nei prossimi giorni”.
Tutto come ampiamente previsto. Il Dux torna in campo e tutti gli
altri si fanno da parte. E lo fa di suo pugno, perché un comunicato
così sgrammaticato, Paolino non lo avrebbe scritto neppure sotto
tortura. Non solo, da statista finissimo (e fighissimo) qual è,
Silvio motiva la sua scelta di tornare a menare le mani, e il regale
augello, con argomentazioni che, da una parte, investono la struttura
interna del Pdl: “Alfano Angelino mi ha profondamente deluso. Il migliore
resto mi”. Dall'altra, la situazione politica generale: “L'economia
è allo stremo. Un milione di disoccupati in più, tanto che questa
volta devo raddoppiare la balla, portando a due i milioni di nuovi
posti di lavoro. Il debito aumenta. Il potere d'acquisto crolla e
devo chiudere Mediashopping. La pressione fiscale è a livelli
insopportabili. Le famiglie italiane sono angosciate perché non
possono pagare l'Imu. Le imprese chiudono. L'edilizia è crollata, e a
Edilnord abbiamo dovuto far ricorso alla cassa integrazione. Il mercato dell'auto
è distrutto, e devo farmi arrivare le Mini rosse col tettino bianco, direttamente
dall'Inghilterra, sopportando i costi del trasporto. Non posso
consentire che il mio paese precipiti in una spirale recessiva senza
fine, altrimenti mi toccherà chiudere tutte le imprese che, con me
al potere, hanno triplicato il loro valore. Non è più possibile
andare avanti così, non è più possibile che con i dividendi delle
mie società, io non riesca più a comprarmi manco l'ala di un
castello quando prima, per due cent, mi pigliavo pure il ponte
levatoio”. Le geremiadi del Capo continuano con tutta una serie di
piagnistei che dimostrano, ancora una volta, che il problema sono gli
affari suoi e non l'”impresa Paese” che ha tentato di costruire
sul modello della Fininvest. Il Pdl è un partito padronale. Lo
sapevano e lo sanno tutti. Perfino l'Italia, per venti anni, è stato
un Paese padronale nel quale il Principe aveva tutti i diritti,
compreso lo ius primae noctis, i vassalli una coscia di pollo, e i
poveracci le molliche sotto il tavolo. Silvio vive di ricordi? Non
sembra affatto. Berlusconi conosce benissimo gli italiani e sa che,
ramazzando e rastrellando un po' qua e un po' la, in Parlamento lui
tornerà alla grande. Sta già provando il nuovo modello di Caraceni
a un petto, perché qualcosa di nuovo Silvio dovrà pur dimostrare di
avere, magari addosso. In testa non c'è nulla, a parte quell'unica
sinapsi rimasta accesa che gli ripete in continuazione: “Arraffa,
arraffa”.
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