Translate

giovedì 23 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Il candidato forzaitaliota Ruggeri e Faccetta Nera


Il candidato forzaitaliota Ruggeri e Faccetta Nera

È brutta per essere brutta. Difficile da ascoltare, impossibile per un normodotato cantarla. È tutta in tonalità maggiore, quella positiva, quella che dà forza e carica soprattutto agli analfabeti e ai poveri di cuore.
È la negazione del concetto stesso di musicalità. Elementare come la popolazione alla quale era destinata, Faccetta Nera non solo è una canzone orrenda, ma ricorda un periodo e una guerra pseudo-imperialista che sarebbe bene riporre nel baratro più inaccessibile della nostra indifferenza. La possono cantare, oggi, solo quelli di Casa Pound perché la loro ignoranza, storica e musicale, è indiscutibile.
In Africa, gli italiani erano comandati dal generale Rodolfo Graziani, detto il “macellaio degli arabi” e furono i protagonisti indiscussi di atrocità apocalittiche come le deportazioni, i campi di concentramento, le uccisioni di massa di libici ed etiopi. Faccetta nera fu composta da Renato Micheli e Mario Ruccione nell'aprile del 1935 e voleva celebrare l'unione del popolo abissino con quello italiano. Com'è andata lo sappiamo tutti meno che un tizio diventato famoso per la balordaggine, tanto che perfino il suo partito lo ha disconosciuto.
Il tizio si chiama Otello Ruggeri, esponente di spicco di Forza Italia  a Milano, candidato alle prossime elezioni di Sesto San Giovanni.
Qualche giorno fa, nella Caserma Montello del capoluogo lombardo, luogo dove vengono ospitati i profughi, si è svolta una festa con i ragazzi della scuola media della zona. Fra canti e balli, giochi e risate, premi poveri e nessun cotillon, i ragazzi insieme, bianchi e neri, hanno intonato Bella ciao.
Apriti cielo, il candidato Ruggeri si è sentito punto nel vivo della sua incrollabile fede nel Dux e allora, tornato a casa, ha scritto un post su Facebook nel quale condannava scandalizzato l'esecuzione di Bella ciao e auspicava il ritorno a un sano patriottismo, rappresentato in questo caso da Faccetta Nera.
Il testo del post che riportiamo sotto, è indicativo di due palesi sensibilità del candidato Ruggeri. La prima è che se fosse per lui al generale Graziani (ma lo avrà mai sentito nominare?), andrebbero intitolate vie, piazze e pure il forno crematorio del cimitero monumentale; la seconda è che i volti neri non fanno parte della sua ideale scaletta dei valori patriottici e occidentali.
Ma il padre doveva chiamarlo proprio Otello?



mercoledì 22 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Se anche Dijsselbloem perde la trebisonda: alcolisti e puttanieri

Se anche Dijsselbloem perde la trebisonda: alcolisti e puttanieri

Lo sanno tutti, nei Paesi del Sud Europa sono ancora in vigore le regole orgiastiche degli imperi in decadenza. La Grecia, alle prese con il FMI, strozzini di ogni risma, tedeschi imbroglioni che acquistano gli aeroporti per un piatto di würstel e krauti, turchi che rompono i cabasisi a ogni piè sospinto, la questione cipriota ancora aperta, invece di affrontare i problemi si ubriacano dalla mattina alla sera e trombano come ricci in calore.
Per non parlare degli spagnoli che mangiano 24 ore al giorno, bevono 36 e trombano 48. Un paese, la Spagna, sulla via del dissolvimento causa vizi. Il restare anni senza governo, ha ricreato le condizioni dell'urrutiano governo anarchico, per cui le strade, le piazze e i bar sono diventati in breve tempo veri e propri centri di perdizione.
E l'Italia non è che stia messa meglio. Da noi l'alcol è un mezzo per dimenticare chi ci ha governato e governa, le corna di moglie e marito, l'aria da Grande Bellezza che contraddistingue le serate degli italiani ricche di alcol, coca, donne, putipù e quacquaracquà, l'insostenibile rimpianto di essere stati un grande paese e ora non lo siamo più.
Quindi, tanto per arrivare al sodo, secondo il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, il più intransigente sostenitore delle regole UE sui conti pubblici e i bilanci, gli stati del Sud Europa spendono tutto in alcol e donne, facendo così intendere che greci, spagnoli e italiani sono tutti alcolizzati e puttanieri. E se lo dice lui che viene da un Paese nel quale i bar sono stati sostituiti da latterie e coffee-shop alla marjuana, c'è da crederci.
A nostra difesa potremmo dire che, secondo le statistiche più recenti, è vero che l'Italia è al 48esimo posto per la qualità della vita, ma anche che gli italiani sono i più sani del mondo e questo in chiara contraddizione con quanto affermato da Dijsselbloem che non sa, poverino, che la percentuale di cirrotici è molto più alta nei paesi del Nord Europa che in quelli del Sud.
In molti chiedono le dimissioni di Dijsselbloem, da interi governi a forze politiche di opposizione. Nessuna reazione invece dai forzaitalioti che, soprattutto sul versante donne, hanno poco da ribattere.




martedì 21 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. E chi non sta con me, peste lo colga


E chi non sta con me, peste lo colga

In fondo ha ragione lui. Con i soldi guadagnati (in nero) nei suoi spettacoli pieni di fakenews già dall'inizio, non solo si è fatto la villa e la barca, ma ha avuto il tempo di farsi il suo partito.
Con un socio in affari visionario, alla Steve Jobs tanto per intenderci ma con un pizzico di religiosità newage in più, il Nostro, delegando ad amici perfino l'acquisto del dominio web su Aruba, si è fatto strada nel putrefatto e stagnante mondo politico italiano.
Il colpo decisivo, quello che lo spinse ad andarsene per i fatti suoi, glielo diede Piero Fassino, l'ex segretario dei DS ed ex sindaco di Torino, quando gli disse: “Le primarie per lui sono chiuse, se non gli piace si faccia un partito”. Detto fatto, il partito se lo è cucito addosso e oggi è al 32 per cento, cinque punti in più dei martoriati pidini.
E ora, nonostante tutto quello che sta succedendo, compresa la riprova che i suoi non sanno governare, sta già pensando alla squadra di governo prossima futura e si è messo a incontrare esperti di politica, scienziati, economisti, tassisti, bagnini, ramai, stagnini, idraulici e imbianchini... per ora niente sagrestani perché darebbe un'idea sbagliata, confessionale diciamo.
Il caso di Genova, quello del candidato sindaco votato dalla rete e trombato da Lui stesso medesimo chiamato Garante, non è che la ciliegina sulla torta, l'esempio più eclatante del suo modo di intendere la politica: “Io sono io, voi non siete un cazzo”, tradotto e meno acculturato, “chi non è con me è contro di me”, e siccome comando io, fatevi un altro partito.
Al Nostro, della democrazia interna al partito, ops, movimento, non frega una mazza. Niente tesserati ma cittadini che hanno diritto al voto perché lo decide la Casaleggio, titolare del trattamento dati del blog, niente congresso e nessun confronto, nessuna perdita di tempo perché sempre il Nostro, decide per tutti e chi non beve con Lui peste lo colga.
È la politica liquida immaginata dal visionario di cui sopra, il modo di sopprimere ogni qualsivoglia contrasto interno e di presentarsi fuori come il portatore sano del vaffa più sentito e accalorato.
Che intorno ci siano poi mediocri che più mediocri non si può, fa parte del gioco. Da pessimo manager a Lui della classe dirigente frega nulla e che cresca men che meno. Basta ascoltarli per rendersi conto che fra sirene, chip sottocutanei, vaccini omicidi, negri truffaldini, notizie vecchie e ritrite fatte passare per breakingnews, insulti e incitamenti alla violenza (compresa quella contro i giornalisti critici), i convitati al banchetto, che paga sempre Lui, sono suppergiù delle mezzeseghe.
Li ritroveremo al comando? Probabilmente sì e a quel punto anche noi saremo costretti a credere che le sirene esistono, d'altronde siamo già certi dell'esistenza di Babbo Natale.







lunedì 20 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Massacrato sul treno. La gioventù 2.0 made in Italy


 Massacrato sul treno. La gioventù 2.0 made in Italy

La notizia fa il paio con quella del tredicenne di Mugnano, nel napoletano, picchiato violentemente dal branco, del quale il padre ha postato l'immagine con il volto tumefatto su Facebook. Bullismo allo stato puro, si dirà, eppure questo modo squadrista di comportarsi è la conseguenza del sentirsi forti con i deboli, invincibili e uomini duri se davanti non si avesse la vittima predestinata, quasi sempre inerme, di tanta inutile violenza.
Incontro quotidianamente ragazzi per strada che fingono di picchiarsi, si spintonano, si guardano in cagnesco, bestemmiano, fumano e urlano come invasati. Ma solo se sono in gruppo, perché individualmente non avrebbero il coraggio neppure di attraversare le strisce pedonali.
È il gruppo che fa la differenza e se nel gruppo c'è una ragazza, la voglia di imporsi diventa irrefrenabile e si assiste a scene con tanto di cornate dei caproni. Il ragazzo bene educato e rispettoso non ha nessuna chance, il suo ruolo è quello del tappetino, di plastica o di moquette non fa alcuna differenza.
Treno locale per Nettuno. Un gruppo di ragazzotti circonda un bengalese di 34 anni. Lo vogliono rapinare probabilmente degli oggetti che porta con sé e che gli servono per guadagnare qualche soldo. Non solo lo rapinano ma lo pestano di brutto. Fratture del naso, della mandibola e degli zigomi. Dal pronto soccorso di Anzio lo trasportano di corsa al Sant'Eugenio, dovrà essere operato. Intanto è talmente malridotto che non riesce neppure a rispondere alle domande della Polfer.
C'è l'aggravante dell'odio razziale, lo fanno capire gli stessi poliziotti, intanto il branco è fuggito e nessuno ha visto nulla.
Italiani che picchiano un italiano, italiani che picchiano uno straniero, comun denominatore: la violenza.
C'è chi, per un pugno di voti, questa violenza la cavalca senza ritegno. C'è chi, impregnato di messaggi falsi e ignoranti, manifesta a favore di un uomo che ha appena ucciso con una fucilata un ladro di sigarette. Ovviamente gli ha sparato alle spalle, un gesto vile e senza nessuna giustificazione. Poi c'è chi si suicida convinto di aver ammazzato la moglie di botte. Fortunatamente la moglie è viva ma il branco avrebbe tanto sperato in un finale diverso. Alla bara del massacratore, sempre il branco, tributa un sentito applauso e la squadra di calcio della quale è tifoso gioca con il lutto al braccio.
Il mondo va alla rovescia ed è proprio vero che a volte bisognerebbe fermarlo e scendere per riflettere un po'. Solo un po'.


sabato 18 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Matera cerca medici disperatamente. Nessuno risponde


Matera cerca medici disperatamente. Nessuno risponde


È come quando telefoni e non ti risponde nessuno. Quello squillo che il telefono ti rimanda dall'altra parte, quel fastidiosissimo tuuu, a Matera è destinato a restare senza risposta.
L'antefatto è semplice, diremmo quasi banale. L'Azienda Sanitaria Pubblica cerca 14 medici: 4 ortopedici, 4 medici per il pronto soccorso, 4 radiologi e 2 specialisti in medicina generale. Li cerca ma non li trova, un po' come la Titina. È da un anno che Pietro Quinto, direttore generale della ASM, va sbattendo la testa a destra e a sinistra, sopra e sotto i Sassi ma di curriculum e di domande di assunzione manco l'ombra.
Diciamolo, Matera non è Roma né Milano né Bologna né Torino, però nel 2019 sarà la Capitale Europea della Cultura. È anche vero che non ci si può arrivare in treno perché la stazione c'è ma mancano i binari, però è pur vero che si tratta di una delle città più belle d'Italia e del mondo, una perla che i lavori di restauro che stanno facendo per presentarla al meglio nel 2019, renderanno ancora più splendente. Uno si aspetta che con la fame di lavoro che c'è, i cervelli che fuggono all'estero (ma sono davvero tutti geniacci inarrivabili?), le facoltà di medicina che sfornano camici bianchi come fossero cornetti industriali, il bando della ASM si potesse esaurire in un giro di valzer, invece niente di tutto questo.
C'è da dire che lo stipendio non è malaccio, 3000 euro mensili netti per un totale di 74mila euro l'anno, e che questo trattamento economico è solo l'inizio. Il ruolo ricoperto sarebbe quello di dirigente medico mica di portantino frustrato dalla suora di turno eppure... la situazione è questa, non si riesce ancora a completare la pianta organica prevista dall'Azienda Sanitaria.
Giovani medici disperati che correte dietro al barone-primario di turno, prendete la vostra vita nelle mani e andate a Matera. Non c'è nulla di più appagante che recarsi dove si è accettati, accolti, coccolati, considerati dei padreterni. 
Stare in una grande città significa perdersi fra mille colleghi più assatanati di te e ricevere ogni giorno dispetti a tutto spiano e bisturate alla schiena.
Ma volete mettere la focaccia materana e il cacioricotta con la michètta?






venerdì 17 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. FI e PD, Stanlio e Ollio, Cip e Ciop


FI e PD, Stanlio e Ollio, Cip e Ciop

Dalle mie parti c'è un detto popolare che suona pressappoco così: “Siete come i ladri di Pesaro”.
La storia racconta che i signori di cui sopra, di giorno litigavano ferocemente, si prendevano a bastonate, se ne facevano e dicevano di tutti i colori. La notte, però, accomunati da un senso fortissimo di comunità, andavano a rubare insieme dimenticandosi di tutto.
Leggendo le cronache parlamentari di questi giorni, soprattutto quelle relative alle votazioni di sfiducia di Luca Lotti e di Augusto Minzolini, chissà perché l'adagio popolare si è riaffacciato alla memoria, che sarà pure senile ma che, accuratamente e quotidianamente oliata, funziona alla grande.
Salvo io che salvi tu, siamo arrivati al punto in cui la decadenza del sciur Augusto, condannato da un tribunale della Repubblica, in Senato non vale.
Lì, in quel luogo, contano i voti dei colleghi che, a seconda degli schieramenti e senza prendere minimamente in considerazione i capi d'accusa, decidono autonomamente di assolvere o condannare, poi qualcuno si lamenta se oggi furoreggia il termine “casta”. L'ex direttore del TG1, felice come una pasqua, ha però detto che si dimetterà lo stesso, magari a settembre, il giorno dopo aver maturato la pensione.
Il caso di Luca Lotti è diverso. Manovraccia strumentale dei FiveStars, la mozione di sfiducia ai suoi danni non ha ancora basi giuridiche certe, siamo ai “si dice” e, nonostante l'antipatia congenita del braccio destro del fu Matteo, onestamente non ce la saremmo sentita neppure noi di votare a favore della sfiducia.
Tanto labile e sottile è il concetto dell'avviso di garanzia, che perfino Mister Honestà ha detto che non è conditio sine qua non per dimettersi da qualsiasi posto si occupi. Peccato che, come sempre, in Italia ognuno interpreti le leggi come meglio gli aggrada e a seconda del vento che tira.
La coerenza, come sappiamo, è una gran puttana e proprio perché protagonista del mestiere più vecchio e nobile del mondo, a volte ci dimentichiamo che esiste.
La coerenza non significa cambiare idea quando si vuole, significa condurre un'esistenza contraddistinta da valori che possono essere positivi o negativi che si portano avanti dalla nascita alla morte. Nessuno mai potrà accusare Hitler di incoerenza. Mussolini sì, ma lui era italiano.



giovedì 16 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. L'informazione e le regole. Chi le rispetta e chi no


L'informazione e le regole. Chi le rispetta e chi no

Se un giorno dovessi scrivere una bufala, o una fakenews come si dice ora, sul giornale per il quale lavoro o anche su questo blog, gli interessati avrebbero tutto il diritto di querelarmi. Non solo, a seguire la mia stessa sorte sarebbe il direttore del giornale sul quale scrivo (reato di mancata sorveglianza, e il caso Sallusti condannato alla galera fa giurisprudenza), mentre per il blog di cui sono titolare, pagherei io e basta. Questa faccenda della responsabilità civile e penale editoriale vige in tutto il mondo. Negli Stati Uniti e in Inghilterra, se scrivi una bufala si viene immediatamente licenziati e trovare un altro posto di lavoro è di una difficoltà sovrumana. E di casi simili, iniziando da Peter Arnett ce ne sono stati e ce ne sono. Sarebbe il caso di tirare fuori un discorso alto come la deontologia professionale, ma non lo facciamo per amor di categoria.
Questo Paese, l'Italia mica il Perù, ha vissuto per anni di macchine del fango, quelle presunte inchieste giornalistiche che finivano per delegittimare il rivale politico, e di dossieraggi come nel caso di Marcello De Vito, candidato grillino al comune di Roma.
Insomma, la vita politica italiana è piena di menzogne, bufale, costruzioni artificiose, delegittimazioni, falsi reati spacciati per veri e quelli veri definiti “indiscrezioni”.
Così, sovvertendo qualsiasi regola di proporre informazione corretta, si viene a sapere che la slot-machine chiamata “beppegrillo.it” non è di Beppe Grillo ma di tal Emanuele Bottaro di Modena che a suo dire, non è un prestanome ma un amico del comico genovese che nel 2001 registrò il nome e il sito “per toglierlo dal mercato”. In questi anni di querele a gogò, gli avvocati di Beppe lo hanno tranquillizzato, gli hanno detto “non sei il responsabile dei contenuti” ma, essendo il titolare del blog, una qualche forma di responsabilità oggettiva dovrà pure averla, o no?
Il bello di questa storia è che neppure Beppe Grillo è responsabile dei contenuti degli articoli che compaiono sul blog che porta il suo nome, se non di quelli firmati. E gli altri? “Sul mio blog – che non è suo ma di Emanuele Bottaro – possono scrivere tutti”, dice il leader dei FiveStars.
Allora, il responsabile di quanto va ogni giorno on-line, chi è?
Secondo le carte, la piena titolarità della “linea” del blog è di Beppe Grillo, ma lo stesso Grillo ha dato delega alla Casaleggio Associati di gestire il trattamento dati che però non significa trattamento dei contenuti che, secondo un'altra scrittura, è di completa responsabilità di Grillo. Ma i dati che la Casaleggio Associati rileva dal blog, vengono gestiti dall'Associazione Rousseau che ha sede allo stesso indirizzo della Casaleggio Associati. Non basta, gli articoli non firmati da Grillo, vengono da una pagina che lo stesso Grillo ha messo a disposizione del Movimento, e chi è responsabile dei contenuti della pagina? Secondo l'atto che ne assegna la disponibilità, il responsabile è in toto Beppe Grillo. Però, dopo le ultime querele, gli avvocati di Grillo hanno detto e scritto che così non è.
La volete sapere una bella? Ma Beppe Grillo esiste o no?



mercoledì 15 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Magia e santoni a Torino. Tira più un pelo...



Magia e santoni a Torino. Tira più un pelo...

Pape Satàn, pape satàn aleppe! Una frase composta da tre sole parole, resa celebre da Dante Alighieri che la mette in bocca a Pluto all'inizio del Canto VII dell'Inferno, è l'incipit migliore per iniziare a bere il nostro cappuccino del mattino, in compagnia di maghi e creduloni.
Il fatto è che da una parte la crisi, il lavoro che non si trova, il doversi comunque arrangiare per portare il pane a casa, la voglia di protagonismo e, come in questo caso, di sesso non a pagamento, dall'altra le speranze deluse di persone che seguono quotidianamente Uomini e donne, guardano i reality, piangono con Barbara d'Urso e invidiano i vip, creano quel famoso corto circuito mentale che consente ai furbetti da quattro soldi di entrare nelle vite degli altri e farne scempio, e ai creduloni di subire passivamente ogni tipo di nefandezze.
Torino è città famosa per l'aria da esoterismo spinto che si respira nelle sue vie, nei suoi palazzi, nella stessa struttura urbanistica. Girare una thriller fiction a Torino assicura già un discreto successo a chi la interpreta e produce. Dario Argento, innamorato perso della città, ha girato nel capoluogo piemontese molti dei suoi film, da Quattro mosche di velluto grigio a Suspiria a Profondo Rosso.
Non sconvolge più di tanto, quindi, la storia di Paolo Meraglia, professore in pensione, santone in piena attività, e quella di due suoi complici, il 73enne Biagino Viotti e un giovane 19enne la cui madre (dicono) assisteva ai riti di purificazione. Il trio, che doveva essere parecchio infoiato, agiva su ragazze con problemi e, con invocazioni, strani maneggi, l'uso di qualche sostanza agevolatrice di perdita di freni inibitori, le stupravano senza vergogna. 
Il filmato hard che giravano, serviva essenzialmente come strumento di ricatto utile a costringere la vittima a darsi ancora, ancora e ancora.
Se non fosse ad alto tasso drammatico per le vittime, questa storia sarebbe adattissima per la stesura di un trattato di psico-sociologia. 
In una qualsiasi grande città del mondo vive gente disperata che, pur di trovare un momento di sollievo da una vita pesante e grama, le tenta tutte, anche quella di mettersi nelle mani di un santone che con la scusa di guarirti, approfitta di te fino a sfinirti. E poi, a 69 e 73 anni chi, se non il diavolo e una pillola blu possono darti la forza di andare con una minorenne?

martedì 14 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. In Italia neanche bidella. A Boston direttore della banca dei cervelli

In Italia neanche bidella. A Boston direttore della banca dei cervelli

Quella della dottoressa Sabina Beretta è solo una delle migliaia di storie che rendono l'italiota “fuga dei cervelli” una solida realtà, come dice una pubblicità (la rima è inevitabile e me ne scuso).
Che questo sia un Paese malato di nepotismo, familismo, regionalismo, municipalismo, politicismo, baronismo, simpaticismo, paraculismo, sessismo e generismo è cosa risaputa. Come è cosa risaputa il fatto che per avere un lavoro e non un co.co.co., bisogna avere un santo in paradiso pronto a inviare sulla terra e fra i mortali, la vecchia ma sempre attuale raccomandazione.
Quello che sconvolge è che questo viziaccio vecchio come il cucco, con il tempo si sia sempre più affinato, esattamente come la corruzione, fino a togliere di mezzo ogni merito per sublimare la conoscenza con il boss di turno o del politico rampante che fanno del clientelismo la loro arma migliore non avendone altre. Questo accade a ogni livello, per i mestieri più remunerativi e per quelli che assicurano solo un fine mese tranquillo e una pensione, e per arrivare a questo che viene considerato un privilegio, spesso si compiono veri e propri misfatti.
La dottoressa Sabina Beretta, nel 1990 una quasi trentenne catanese, le provò tutte pur di restare in Italia, compreso il concorso pubblico per un posto di bidella all'Università. “Dopo aver pulito e lavato – dice oggi la Beretta – avrei avuto il tempo di portare avanti le mie ricerche sul cervello”. Anche in quel caso non ci fu nulla da fare “Eravamo in troppi a concorrere”. Decisa a lottare per continuare gli studi sulla schizofrenia, la dottoressa fece allora domanda per una borsa di studio all'estero e le venne accolta. Terminato lo stage all'Harvard Brain Tissue Resource Center di Boston, le fu offerto il posto di direttrice che accettò e che le permise di non mettere più piede in Italia. Oggi è la responsabile del più grande centro “di cervelli” del mondo.
Non capendo nulla di cervelli (soprattutto quelli femminili), provai anche io, molto tempo fa e nel periodo più buio della mia vita, a fare un lavoro che mi permettesse di arrivare a fine mese: il magazziniere alla Coop. Ovviamente non mi presero e non perché non sapessi guidare un muletto, ma perché il mio curriculum non si fermava alla terza media. In fondo, fa benissimo la dottoressa Sabina Beretta a cercare di curare la schizofrenia.











lunedì 13 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino Alla Casa Bianca non si corre più, regna Trump il sedentario


Alla White House è tempo di golf. Sono finiti i giorni dello jogging mattutino con codazzo di agenti della sicurezza in piena crisi di fiato. Sono purtroppo finiti i tempi in cui Bill Clinton, dopo un mezzo giro a uso dei fotografi, si rifugiava da McDonald per un hamburger e quelli di George Bush che, da imbranato ex alcolista qual era, riuscì a infortunarsi perfino accennando una corsetta. A Jimmy Carter andò peggio perché lui, amante del burro di arachidi, ebbe un coccolone storico.
E che dire di Barack Obama? Lui non ne aveva bisogno tanto che, tra golf, basket e nuoto e con il fisico che si ritrova, si permetteva di farlo in camicia e cravatta costringendo il vice Biden a fare lo stesso. Terminava un incontro al vertice e Barack, invece di prendersi un caffè e riposarsi, andava a smaltire il peso di troppi pensieri con una corsa sotto il loggiato della Casa Bianca.
Con Trump tutto è cambiato. Niente jogging popolare, niente basket e football troppo neri, niente nuoto se non in ammollo nella sua piscina in Florida possibilmente con un Martini ghiacciato in mano. Chiaramente sovrappeso, Donald The Trump preferisce il golf anche perché da una buca all'altra, guida la macchinetta elettrica. Un passo a piedi? E mica è un disperato.
Tutti i presidenti Usa, per dimostrare di essere vicini alle classe popolari, erano avvezzi a correre; il jogging è lo sport più popolare, economico, salutare che esista e quindi, quale modo migliore di dimostrarsi ultimo degli ultimi? Correndo con un paio di scarpette comode e di pantaloncini corti.
Ora, onestamente, ce lo vedete voi The Trump in calzoncini corti? 
A parte che, a quel punto, verrebbero fuori due gambette scheletriche sotto un girovita imbarazzante, ma con che faccia potrebbe poi firmare i decreti anti-immigrazione, quello per l'oleodotto nella riserva dei Sioux, quello per la costruzione del muro anti-mexican, quello per il riarmo nucleare, quello per cancellare i diritti di genere acquisiti e per insignire della medaglia del Congresso il Ku.Klux.Klan?
Trump, in assetto da jogging sarebbe una macchietta peggiore di quella in giacca e cravatta. Chiedere a Melania per credere.



sabato 11 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Salvini a Napoli. Chi semina vento raccoglie pernacchie



Salvini a Napoli. Chi semina vento raccoglie pernacchie

Oggi pomeriggio Matteo Salvini, il leghista lavoratore indefesso, sarà a Napoli alla Mostra d'Oltremare per spiegare ai tremila prenotati alla sua convention il credo padano. Hai voglia a dire che la Lega è diventato un movimento nazionale solo perché non parla più di secessione ma di razzismo, il fatto è che chi nasce quadrato non potrà mai diventare tondo e la Lega, tonda, non potrà mai esserlo.
Dunque. A Napoli “comandano i centro sociali”, “lo stato non c'è”, “governa la violenza”. Presentarsi in questo modo è già segno indiscutibile di un'intelligenza fine, aperta e predisposta al confronto. Lo ha detto il sindaco De Magistris, lo hanno cantato i musicisti della città, lo hanno affermato occupando la sala-location della scorribanda leghista i ragazzi. Poi, prima la manifestazione è stata annullata, successivamente riconvocata per ordine del Viminale che ha intimato al prefetto di farla tenere regolarmente assicurando la sicurezza di tutti.
Salvini, alla chiara ricerca dell'incidente per scopi elettorali, ha tuonato sotto la felpa “A Napoli vado lo stesso, fuori o dentro la Mostra parlerò lo stesso”. Che eroe! A lui Superman fa un baffo.
Ma l'aspetto più comico di tutta la vicenda, è la presa di posizione del Movimento neoborbonico che, comunque la si voglia pensare, non è una costola dei centri sociali né può essere accusato di simpatie sinistrorse.
Da napoletani veraci, i neoborbonici hanno deciso di accogliere Matteo Salvini nello stesso modo di come Eduardo (De Filippo) accolse il duca nell'episodio del “Professore”, ricordate “L'oro di Napoli”? I nostalgici romantici della monarchia, lo hanno inciso in un file su Youtube e messo a disposizione di tutti. Nessuna parola, invettive assenti, solo una solenne ed eterna pernacchia. Alla faccia dei nordisti che sparano alle spalle dei ladri.








venerdì 10 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Contro l'alcol? Mi ubriaco


In Italia siamo bravissimi a schierarci violentemente contro il divorzio dopo aver avuto tre famiglie e una barca di figli. Così come combattere accanitamente contro l'aborto e ritrovarsi con la figlia che l'ha fatto non una, ma due volte, in Svizzera. Poi ci sono quelli che lottano contro le droghe leggere e hanno l'armadio del loro ufficio ministeriale pieno di cocaina perché l'eroina la lasciano a casa. Parliamo di quelli che si battono da sempre contro la prostituzione e vengono beccati (perché vittime di infarto), in infime camere d'albergo. L'Italia è insomma il Paese del tutto è lecito purché non si sappia, se non ci credete chiedetelo al vostro confessore. Ormai contro gli ipocriti, i parrucconi incipriati e i sepolcri imbiancati abbiamo scritto fiumi di parole, e proprio come i Jalisse, siamo scomparsi nel flutto maledetto dell'onestà intellettuale. Quindi, quando queste cose accadono, il nostro atteggiamento è quello di chi ci guarda e dice, “Tutto qui?”, un sano distacco.
Ma in Belgio no, per favore. Gli ipocriti inossidabili sono da queste parti, nel Paese delle meraviglie berlusconiane, nell'arena giocosa del Circo Barnum tricolore.
Eppure, nel paese del cioccolato e delle birre trappiste, c'è una signora che si chiama Marie-Martine Schyns e fino a ieri era accreditata come uno dei politici dalla futura, luminosa carriera. Di professione insegnante, la trentanovenne signora Schyns, ministro dell'Educazione della Comunità Francofona, è diventata famosa per la sua battaglia, da crociata riccardocuordileonesca, contro l'alcol.
Per combattere i gradi delle mefistofeliche bevande, Marie-Martine ha fatto di tutto, c'è mancato solo che si mettesse a seno nudo e protestasse davanti i pub, ma l'appartenenza al partito di ispirazione cattolica l'ha dissuasa.
Siccome quando si tratta di “piacere” il demonio ci mette non solo la coda ma anche l'accanimento, la ministra è stata fermata due volte dalla polizia stradale, e indovinate che reato le hanno contestato? Guida in stato di ebrezza.
Purtroppo contro l'etilometro la signora Schyns non ha potuto far nulla. Solo confessare, tra lo smarrito e il pentito: “Non posso farci nulla, ho un debole per la birra”.
Il fatto è che prima di lanciarsi lancia in resta contro i mali della società, occorrerebbe guardarsi un attimo allo specchio e tirare una fiatata nell'etilometro. Il resto, caro Giovanardi, è noia.




giovedì 9 marzo 2017

Cornetto&Cappuccino. Lucrare sui malati terminali e farsi la barca


Lucrare sui malati terminali e farsi la barca

Succede dappertutto. In quasi tutti i Paesi del mondo la sanità è una mucca da mungere a più non posso. Ricordate le quote latte dei leghisti? Ebbene, quello che sta accadendo, e che le cronache dei giornali riportano puntualmente, è uno scandalo doppiamente schifoso. Il primo schifo è che si truffa l'ente pubblico, quello che si tiene grazie ai soldi dei contribuenti. Il secondo schifo riguarda una sfera più intima, personale, quella che fa capo all'etica civile che ciascuno di noi dovrebbe tenere nel massimo conto. Se guadagni un fottio di moneta con l'appalto per un tronco autostradale, le reazioni della gente sono sempre composte e la voglia di mettere mano al forcone è relativa. Se lucri invece sui malati terminali di cancro, la reazione rischia di farsi più violenta, quasi da ghigliottina e, dare torto a chi lascia andare la mannaia, è di un difficile da far accapponare la pelle.
Istituto Tumori Pascale di Napoli, un centro medico conosciuto e stimato. Ebbene, la Guardia di Finanza ha scoperto che il primario, Francesco Izzo, aveva costituito con la moglie una società che vendeva apparecchiature elettromedicali per i malati di tumore. Non solo, aveva fatto passare i suoi prodotti come gli unici in grado di sostenere alcuni tipi di servizio. Ognuno, si sa, magnifica le doti di quello che vende ma in questo caso, il bollino di qualità sulle macchine impresso dal primario, permetteva di saltare le gare d'asta.
La conseguenza era che i prodotti della società venivano regolarmente acquistati dall'ospedale privatamente e non a seguito di gara d'appalto.
Si scopre così che le operazioni di cui sopra avevano bisogno dell'avallo del direttore generale della Asl; conseguenza, arrestato anche lui. Elia Abbondante è il suo nome, come a dire, nel nome c'è già scritto il destino.
Complessivamente, l'inchiesta che ha visto protagonista ancora una volta il giudice Henry John Woodcock, ha portato in manette sette persone, tutte quelle che hanno scambiato i malati di tumore per slot machine.
La speranza è che il dottor Izzo non si sia fatto la barca, magari battente bandiera croata. Allora sì che al danno seguirebbe la beffa, visto che non si sono ancora riscontrati casi di tumori terminali nei merluzzi.