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lunedì 1 aprile 2013

Re Giorgio e la versione italiana della sindrome della Pompadour.

Jeanne Antoinette Poisson detta "la Pompadour"
… e infatti non abbiamo un Presidente della Repubblica. Napolitano è la reincarnazione di un monarca ansioso non di allargare il suo regno, ma quella visibilità che gli permetta di accreditare urbi et orbi, l'immagine di sovrano illuminato, un po' sulla scia di Machiavelli. Se fosse un cattolico vorrebbe le stimmate... Troppi complimenti, troppi giudizi positivi, troppi consensi unanimi, troppi “resta, non ci lasciare” che gli italiani (popolo sempre un po' orfano) gli urlano ogni volta che se lo trovano davanti. Eppure, abbiamo un presidente che ha firmato di tutto e di più, e che quando è arrivato il momento di dire “basta” alle firme sotto decreti vergognosi, ha di fatto commissariato l'Italia invece di sciogliere le Camere e permetterci di tornare a votare. Si è innamorato perdutamente di Mario Monti e, si sa, gli amori veri non finiscono mai. Se hai amato totalmente una volta, può accadere di tutto, ma l'amore resterà sempre. Così, nonostante il “tradimento” di candidare il suo gruppo politico alle elezioni, l'amore per Monti non è mai sfiorito, e alla prima occasione è riesploso in tutto il suo patetico erotismo senile. Che questo amore ancora duri, persista, sia forte e totale, i partiti italiani hanno impiegato ben 48 ore prima di accorgersene. Nominati i “saggi”, e ridato vita al governo Monti con un bacio, come nelle favole, i partiti (tutti meno Sel e compreso il M5S) hanno cantato le lodi del re, sottolineato la sua creatività, esaltato le doti di mediazione, santificato il ruolo di salvatore della patria. Poi è venuta la Pasqua, la pennichella post-prandiale, la lettura dei giornali (forse anche il nostro blog, visti i contatti che abbiamo avuto ieri da Roma e da Milano), le telefonate ad alto tasso alcoolico, e i leader dei partiti si sono accorti che c'era poco da cantare e parecchio di cui essere preoccupati. A parte il M5S, che già durante le prime 24 ore aveva espresso circa quattro pareri uno diverso dall'altro, il Pdl ha aperto il suo fuoco di fila prima con Alfano (dichiarazione non comprensibile visto l'alto tasso di Corvo di Salaparuta bianco ghiacciato nel sangue), poi con 2232-Cicchitto il quale ha tuonato: “Ai saggi diamo 10 giorni di tempo, terminati i quali, via al governo politico”. Gli ha fatto da sponda Dario Franceschini, che a Lucia Annunziata ha detto: “I saggi sono stati una scelta del Presidente, ma non sostituiscono il Parlamento né daranno indirizzi al Governo”. E allora a che cazzo servono? diciamo noi travolti da una improvvisa sindrome lessicale grillesca. Probabilmente a fare “le badanti”, come ha riaffermato lucidamente il comico genovese dopo una bevuta di grappa di San Marino. O più probabilmente ancora, come diciamo noi astemi per obbligo, a perdere tempo in attesa di chiudere in gloria il mandato. Sempre che la chiusura a breve dell'interregno di re Giorgio non sia un de profundis. Diciamolo, laddove c'è un re, ci devono essere obbligatoriamente le cortigiane. Però non sciacquette qualsiasi. Abituate ai regali sontuosi del Principe che ha regnato fino a qualche mese fa, le cortigiane italiane si sono fatte pretenziose, non si accontentano più delle farfalline pachistane, ora pretendono l'appartamento con annesso pagamento delle utenze. Sono diventate cortigiane di lusso, escort d'alto bordo, si sono trasformate, insomma, tutte in Madame de Pompadour. Jeanne Antoinette Poisson, detta Renette, è stata l'amante di un re più potente di tutti i tempi, in grado di incidere anche sulle decisioni riguardanti il regno. E tanto devono sentirsi oggi i partiti italiani che, reduci da anni di concubinato, si sono fatti più esosi e pretendono di governare lusingando un re che temono e disprezzano nello stesso tempo. Purtroppo a noi, parlando di saggi, ci tornano davanti agli occhi i musi di Quagliarello e Violante, solo loro due, nonostante gli altri non siano stinchi di santi. Puttane sì (con tutto l'immenso e affettuoso rispetto per la categoria), ma darla gratis no e soprattutto senza provare nessun piacere. Almeno un gemito, Presidente.

4 commenti:

  1. In effetti è sarcasticamente malinconico. Veramente bravo.
    Vania

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  2. oggi sì, abbiamo riscattato la brutta pagina di ieri

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  3. Max è Max, non si discute. O si ama o si odia, entrambe le cose fatte però con intelligenza e discrezione (fascisti e leghisti a parte). Io non ritengo brutta la pagina di ieri, è che su questo blog siamo abituati a sentirci liberi perché libero è il suo autore. Non ha bisogno di dire che ha votato il Movimento 5 Stelle alla Camera e Ingroia al Senato. Non cerca consensi, non è mai ruffiano, a volte è indigesto come la pasta al tonno, altre leggero come il vento (il pezzo sulla tenerezza è da Pulitzer). Qualsiasi altra scrittura che appare in questo spazio sembra superflua, non all'altezza e invece io credo che Max ci abbia dimostrato di essere grande anche in questo. Ho scritto troppo, mi fanno male le dita.
    an-arché

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