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giovedì 28 novembre 2013

Silvio, Francesca e quel baciamano assurdo anzichenò

Il senso del berlusconismo sta tutto in due immagini. La prima: nonostante il freddo boia di Roma, Silvio si presenta sul palco in “Caraceni” e girocollo nero. Uno dice, “il nero sfinisce”, e la ragione principale forse è quella visto che Silvio è ingrassato pericolosamente. Ma lo scopo è soprattutto quello di sembrare Superman, anche quando le avverse condizioni atmosferiche suggerirebbero una maggiore saggezza. Però è talmente tanta la voglia di “teatro”, che Silvio anche fisicamente (lifting, capelli di plastica, botulino) deve sembrare quello che non è, un giovanotto in piena forma. Sotto il “Caraceni”, Silvio indossa una tuta da sub che “contiene” e non lascia entrare il freddo. Infatti il corpo del Capataz sembra reagire bene ma la voce, che non può essere protetta in nessun modo, testimonia lo stato di estrema fragilità di un uomo al quale, a pochi metri di distanza, stanno togliendo lo scranno da sotto il culo. All'inizio del suo discorso Silvio sembra ubriaco. L'eloquio non è fluente, le parole s'intrecciano e la lingua si arrotola sulle “esse” e sulle “erre”. Pensiamo ai trinchetti di grappa o all'uso spropositato di qualche psicofarmaco (tavor e lexotan procurano questi fastidi), ma non è nulla di tutto ciò né può essere quello spritz che si è fatto di corsa prima di uscire da Palazzo Grazioli. È solo il maledetto freddo che gela consonanti e vocali, e che quando Silvio alza la voce lo fanno sembrare un clochard ubriaco parecchio rincoglionito. Superman, ecco. Silvio deve apparire l'uomo che non chiede mai e che, rotto a tutte le intemperie e le tempeste, è saldamente fermo sulla tolda a impartire ordini. La seconda, se possibile, è ancora peggio della prima. Finito il discorso Silvio scende dal palco per il bagno di folla che deve al suo popolo. Davanti gli si para Francesca, la fidanzata che, invece di abbracciarlo, stringendolo forte e magari piangere sulla sua spalla, gli prende la mano e gliela bacia. Ma non sul palmo (che sarebbe un gesto di grande tenerezza) ma sul dorso, proprio come Silvio fece con Gheddafi. Ecco, allora, che tutto il senso vero del berlusconismo ci è apparso all'improvviso, come una rivelazione divina o un nirvana con anfetamine escluse. Silvio è il “dominus”, il signore incontrastato di una pletora di idolatri senza palle né orgoglio né dignità, che in tutti questi anni gli hanno baciato la mano come si faceva ai signori in tempi bui. E il fatto che lo abbia fatto Francesca ci ha sinceramente sconvolto perché neppure le regine baciano la mano del re ma si limitano a un inchino. C'è un ancora un solo Signore in questo paese (Totò Riina a parte), che pretende il baciamano dai sudditi. L'unica consolazione è che da ieri sarà un sig. anche sulla busta di una lettera.
Uno yogurt scaduto non fa male. Mantiene il colore, il sapore, la sostanza. Una volta scaduto, lo yogurt perde solo i fermenti lattici vivi che, anche se morti, continuano a non far male pur non assolvendo più al loro compito originario di “guardie bianche” dell'intestino. Berlusconi è così, solo che i fermenti lattici di Silvio fanno male sempre, da vivi e da morti... e sono gli unici che da morti diventano tossici, mentre quelli dello yogurt si eliminano facilmente stando seduti sulla tazza del cesso.

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