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venerdì 25 gennaio 2013

Il Pdl al 18 per cento. Ma la rimonta, dov’è? Silvio mendica un po’ di potere e Monti si smarca dall’affaire Monte Paschi: "Basta commistioni politica-banca". Sic!


Maledetti sondaggi! Non si sa se per autogasarsi o per il vezzo tipicamente silviesco di mentire senza pudore, la rimonta del Pdl, visti gli ultimi sondaggi, è di soli 2, miserrimi punti. Non sono servite le ore di tv, i maggiordomi pronti al leccaggio, gli anchorman proni, gli Arlecchini servitori di (almeno) tre padroni: Silvio è fermo al 18 per cento, dopo essere ripartito da un 16 che, secondo noi, era comunque grasso che colava. L’ultimo sondaggio della Demos, dà il Centrosinistra (Pd + Sel + Tabacci) al 38 per cento; il Centrodestra (Pdl + Lega + Fratelli d’Italia + nazifascisti) al 25; l‘Agenda Monti al 16; il Movimento 5 Stelle di Grillo al 13 per cento, e Rivoluzione Civile di Ingroia, al 4,6 per cento. C’è da dire che il sondaggio è precedente all’esplosione dell’affaire Monte Paschi i cui vertici, come tutti sanno, sono espressione del Pd. E c’è da giurare, come è già successo ieri sera da Santoro, che Berlusconi and his friends, ci giocheranno parecchio. Corsi e ricorsi storici. Nel 2005, Silvio, già morto e sepolto, venne riportato in vita dall’affaire Bnl, quello della famosa telefonata tra Fassino e Consorte “abbiamo una banca...” Nel 2013, il rischio che Berlusconi risorga grazie a un’altra banca c’è tutto. Forse questa è la ragione per la quale Bersani non si sposta da Bettola, neppure sotto la minaccia di una esplosione nucleare. Da parte del Pd, silenzio su tutta la linea. Parla Fassina e dice: “I vertici del MPS saneranno la situazione e salderanno tutti i debiti”. Come faccia Fassina a dirlo non si sa, o forse sì. La faccenda è delicata, e vede implicati un mucchio di soggetti, tecnici e politici, che vanno dal Ministero del Tesoro alla Banca d’Italia, dagli organi politici che nominarono i vertici della banca senese, fino alla Consob. Il solito guazzabuglio all’italiana, messo in piedi con il cinico scopo di non dare un nome e un cognome alle responsabilità. Oggi, il Professore dice: “Non strumentalizzate il Monte Paschi”. Bisognerebbe rivolgere la richiesta ai milioni di italiani possessori di una casa che hanno pagato l’Imu, visto che i loro soldi sono finiti direttamente nelle casse della banca che acquisì Antonveneta, pagandola il triplo del valore di mercato. L’auspicato e auspicabile (per lui) accordo con il Pd, sta spingendo Silvio a essere stranamente cauto sulla vicenda del MPS. Al contrario di quanto accadde con il duo Fassino-Consorte, la potenza di fuoco mediatica del Cavaliere stavolta dà sì la notizia, ma non con la stessa cattiveria con la quale attaccò i vertici dei Ds di allora. Silvio punta all’impunità a vita, si sa, e l’unico partito che può assicurargliela è il Pd, che in questo momento è saldamente in testa nei sondaggi, pur correndo il rischio di non governare a causa delle regole di elezione dei senatori. E sul Senato, Silvio punta tutto. Un po’ mentecatto, un po’ impaurito da un futuro che potrebbe riservargli sorprese amarissime, Berlusconi sta investendo tutte le sue forze nella campagna elettorale per i seggi di Palazzo Madama. Un pareggio sarebbe per lui una vittoria storica, molto più importante di quella che assicurò la maggioranza assoluta al suo quarto governo, finito a tarallucci, vino, Razzi e Scilipoti. E tanto è impaurito Silvio, che sta cercando di trovare un accordo con Bersani sul nome del prossimo Presidente della Repubblica. Per il momento (ma si prevedono cambiamenti di rotta, visto che Silvio si è rivolto direttamente al suo amicone Massimo D’Alema), Bersani gli ha risposto “Con lui nessun accordo”. Mentre il Professore si è limitato a un lapidario “no” che chiude la vicenda. A proposito dell’aplomb del Professore, modificatosi geneticamente in vista delle elezioni, è di pochi minuti fa la dichiarazione con la quale accusa il Pd: “Nel caso del MPS il Pd c’entra eccome! Basta commistioni politica-banca”. Un pensiero alato, per la serie “c’hai una faccia come il... “.

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