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martedì 3 dicembre 2013

Dai morti cinesi alla Porcellum oggi in Corte Costituzionale. L'Italia è il paese del cordoglio perenne

Come vivono i cinesi in Italia lo sanno tutti. La più grande coglionata che abbiamo sentito è “a loro sta bene così”, come se lo stato di schiavitù fosse una libera scelta. Negli anni ci è capitato di interessarci di sicurezza sul lavoro, soprattutto quando le cronache di veri e propri disastri hanno iniziato a riempire le prime pagine dei giornali. È stato allora che ci siamo resi conto che di lavoro si moriva, bruciati dall'olio incendiario della Thyssen o soffocati dai gas velenosi delle cisterne improbabili delle raffinerie sarde dei Moratti. Poi l'amianto e l'Ilva, dieci, cento, mille Bhopal. Improvvisamente di lavoro si è iniziato a morire di meno, grazie, non c'è più! Però quando accade, come a Prato, parte il cordoglio e sgorgano le solite lacrime di circostanza, perché alla fine sono cinesi e taroccano le firme del made in Italy, quindi chi se ne frega? Queste sono le stranezze dell'Italia, pronta a fare quel numero sul cellulare per due euro da dare alle ong convinta di essersi lavata la coscienza di fronte alle ingiustizie. Però nessuno protesta se in Senato non si trova la quadra per una legge elettorale decente, nessuno si indigna pensando che questa legge, che assicura solo una ingovernabilità non più sostenibile, è ancora lì a disposizione di Silvio, di Grillo e della Lega che non vogliono saperne di dare un governo serio a una nazione allo stremo. Se qualuno non lo ricordasse, la Porcellum fu voluta fortemente da Berlusconi che se la inventò non per far riposare i parlamentari il sabato, come ha millantato nell'ultimo s-comizio di Roma, ma per impedire a Prodi di governare con una maggioranza certa. La Porcellum ottenne l'effetto desiderato, la compravendita dei senatori fece il resto. Indovinate chi vinse le elezioni subito dopo? Esatto, Silvio che instaurò l'Impero di Arcore. Ma la notizia più appetitosa delle ultime ore, non riguarda le primarie del Pd né il Vaffa Day di Genova. E, anche se Renzi ha berlusconianamente promesso un milione di posti di lavoro (nel turismo però), e Grillo delirato ancora una volta nella sua città, la confessione di Baffetto alle Iene ci ha colpito profondamente perché per la prima volta in vita sua, Massimo D'Alema ha ammesso di non essere un mostro d'intelligenza politica, convinzione che lo accompagna praticamente dalla nascita. “Fu un errore – ha ammesso il Leader Maximo – andare a Palazzo Chigi. Fu un errore cadere nella trappola di Cossiga e di Mastella. Fu un errore cedere alla mia ambizione di sedere sulla poltrona di primo ministro perché da allora mi porto addosso la fama di 'inciucione'”. Qualcuno potrebbe dire “meglio tardi che mai”, ma non è così. Se i guasti di quella decisione ce li portiamo ancora appresso, è difficile trovare una scusante, seppur umana, per il più grande inciuciatore della storia della repubblica.
Oggi la Corte Costituzionale deciderà il destino del Porcellum. È un appuntamento importantissimo e lo sanno tutti. E la dimostrazione finale che questa politica e questi politici non servono più a nulla. 

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