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lunedì 16 dicembre 2013

L'Italia delle battute sta finendo. La fame blocca il “pierinismo”

Le due facce dei “forconi” sono venute fuori. Era inevitabile. Da una parte l'ala movimentista e protestataria pura, quella di Ferro e Chiavegato, che non sarà a Roma mercoledì prossimo. Dall'altra quella fascista e sfascista di Calvani (che ha optato per una Mercedes da sfasciacarrozze dopo la fiammante Jaguar di Torino) e Baldarelli che hanno fatto sapere che loro a Roma ci saranno, con i casapoundini e i gentleman di Forza Nuova. “Temiamo infiltrati”, ha detto Mariano Ferro, pur sapendo che gli infiltrati fascisti ci sono stati fin dal primo momento e che non erano propriamente infiltrati ma manifestanti a tutti gli effetti. L'arresto di Stefano Di Simone poi, il vicepresidente di Casa Pound fermato durante un blitz nella sede della rappresentanza della UE a Roma, ha complicato ancora di più le cose, visto che i fasci si stanno già mobilitando (a modo loro e con i manganelli) per chiederne la liberazione. Così, mentre da una parte i neo-nazisti si ritrovano stanati e rifiutati dalla maggioranza delle sigle che compongono il Movimento dei forconi, dall'altra i politici continuano a fare i politici, a prendere tempo, a discutere sulle unioni civili e sullo ius soli. E veniamo a Matteo Renzi. Ieri mattina abbiamo seguito molto attentamente il suo discorso di insediamento e, non possiamo nasconderlo, in molti passaggi della sua ora di monologo, abbiamo ritrovato parecchie idee di una socialdemocrazia europea, progressista e riformista, che non sentivamo dai tempi di Jaques Delors. Nessuna intenzione di paragonare il sindaco di Firenze all'ultimo statista che la Francia ha avuto (non sta messa meglio di noi!), ma almeno qualche spunto un po' di sinistra, poco poco, piano piano, Matteo lo ha tirato fuori. Non è infatti un caso che da Lucia Annunziata, un rinfrancato Alfano lo abbia detto a chiare lettere: “Temevamo che Renzi potesse erodere una parte dell'elettorato di centrodestra, invece si è dimostrato il segretario di sinistra che a noi fa un comodo della madonna”. Ma Alfano non ha capito che, almeno a parole e con una energia insospettabile, Matteo Renzi ha dato ieri una prospettiva all'Italia delle battute e delle barzellette, delle tette e dei culi, delle riforme sempre annunciate e mai attuate. Ha regalato, se così possiamo definirla, una visione, ha dato un senso e un obiettivo all'impegno in politica, non ha protestato ma proposto... scusate se è poco. Così, mentre su Twitter Dudù spopola trascinato dalle Barbare d'Urso del momento, la maggioranza degli italiani (almeno così speriamo), ha capito che nel piatto non può continuare a trovarsi con una porzione di LiverDog ma che occorre nutrirsi con qualcosa di più adatto all'uomo che non provenga dalle meritorie mense della Caritas. E a fronte della “visione” di Matteo, Grillo ha reagito malissimo con tweet e post all'acido solforico, dimostrazione che spera ancora di risolvere i problemi che abbiamo picchiandoci ancora dove i sondaggi gli dicono di menare. E ha perso un'altra occasione, quella di vedere il PD non toccare i soldi dei rimborsi delle spese elettorali. Ma quante occasioni ha perso Beppe con le sue battute? Fra un po', come numero, arriverà a quelle di Silvio con le barzellette su Mohammed Esposito che non hanno mai fatto ridere nessuno: cane, Nero!

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