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sabato 21 dicembre 2013

Quella irrefrenabile, incontenibile, inconfessabile voglia di “pilu” dei destri [rigorosamente a pagamento]

Di Silvio si sa tutto. Lui e 'o pilu sono culo e camicia. Fedele all'assunto maschile (ma ora anche femminile) che più aumenta l'età più il desiderio di partner giovani si fa morboso, il Capataz non si è certo fatto mancare nulla, fino a finire nei noti guai per le frequentazioni pericolose con le minorenni. Che durante i suoi viaggi all'estero Silvio usasse frequentare assiduamente letti e boudoir, era cosa risaputa (Natasha lo aspetta sempre fremente nella dacia di Vlady), ma che addirittura si lasciasse andare a orge sfrenate con più di una escort, ha quasi, considerata l'età, del miracoloso. A testimoniare le avventure galanti a pagamento (proprio come quelle di Giacomo Casanova, solito pagare in denaro, in natura o in gioielli e abiti sfarzosi le sue conquiste), di Silvio lontano dalle Olgettine, sembra esserci un filmato girato di nascosto da quel galantuomo che risponde al nome di Valter Lavitola, massacratore delle storica testata socialista dell'Avanti, a Panama. A raccontarlo ai magistrati è stato l'imprenditore Angelo Capriotti, il quale ha fatto mettere a verbale che Lavitola era solito filmare le imprese sessuali dell'allora presidente del consiglio, dovunque si trovassero ad alloggiare per missioni “diplomatiche”, principalmente però a Panama e in Brasile, paesi in cui il faccendiere aveva grandi entrature nel mondo d'o pilu. Daltronde per fare felice Silvio bastava poco, invece dei regali di rappresentanza, gli si riempiva la camera da letto di mignotte, al resto pensavano le punturine e le Scapagnini Pill's. Ma cotanto esempio poteva restare senza che emuli un po' pezzenti e un po' sfigati, lo seguissero acriticamente e per il solo gusto di dimostrare di avere potere? Proprio no, e la dimostrazione è venuta (ma è solo uno dei mille racconti di ordinaria coglioneria macha dei destrorsi) dalle carte scoperte dagli inquirenti che indagano sulle pezzentaggini dell'assessore abruzzese alla cultura, Luigi De Fanis. Ve lo ricordate, no? Quello che a Torino, durante il Salone del Libro, pagava lo champagne con la carta di credito della Regione. Ebbene, mister De Fanis non solo con i soldi della Regione ci pagava lo champagne, ma anche gli straordinari della sua segretaria particolare Lucia Zingariello, la procace 32enne di un piccolo paese del chietino la quale, oltre ai 1.200 euro mensili di stipendio, arrotondava le entrate con 36mila euro l'anno che l'assessore le concedeva per quattro rapporti sessuali settimanali. Il tutto, ovviamente, contrattualizzato. Le diceva De Fanis: “Vai a timbrare, poi esci e vai a farti bella… poi ritorni e timbri. Basta che fai quattr’ore… Chi ti conta la jurnata… capit?” Si sa, il dialetto in certe occasioni funge da afrodisiaco, evoca gli afrori della stalla e il profumo dell'erba tagliata, ispira sentimenti niente affatto casti e spinge a qualche perversione erotica. Così, nonostante la signorina Zingariello abbia tentato di far sparire il contratto con l'assessore alla cultura (sic!), quei birichini dei carabinieri lo hanno ritrovato stracciato nel cestino e hanno spedito i pezzettini al Ris che lo ha fatto tornare nuovo. Ora, l'assessore e la segretaria stanno cercando di far passare quel contratto come una schermaglia amorosa, un gioco per amanti un po' cretini, ma gli inquirenti non ci credono e i reati aumentano. E per fare ancora più effetto sulla sua amante, De Fanis, al culmine del rapporto, le cantava “'ret'a la capanna, sotto a chella fratta”, motivetto reso famoso in tutto il mondo da Massimo, lo spasimante deluso di Jennifer Lopez in The Wedding Planner

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