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giovedì 6 febbraio 2014

Il personaggio del giorno: l'on. Gianluca Buonanno, quello del Viagra al 50 per cento

Per le sale stuccate e stucchevoli di quello che fu il glorioso Parlamento italiano, si aggira un soggettone mica da poco. Si chiama Gianluca Buonanno, è di Borgosesia ma nelle sue vene scorre sangue pugliese. Suo nonno era del Tavoliere e di mestiere faceva l'attore comico, addirittura spalla di Ettore Petrolini. Gianluca cresce “strano” e a 16 anni si iscrive al Movimento Sociale, innamorato follemente di Giorgio Almirante. Si butta in politica, decidendo che l'artigianato non è la sua dimensione. Diventa sindaco di Serravalle Sesia e viene eletto e rieletto per due mandati. Esaurita l'esperienza, consapevole del consenso di cui gode, prova a presentarsi alle elezioni del 2001 con una sua lista, ma non ce la fa. Prende però una barca di voti e rischia di far perdere il seggio all'esponente del Pdl. La Lega Nord lo nota e lo arruola e siccome Buonanno deve vivere di politica perché non sa fare altro, diventa sindaco di un altro paese, Varallo. Anche qui due mandati durante i quali si distinse per una manifestazione di protesta davanti alla sede della Regione Piemonte quando, dopo aver montato un letto di ospedale, si crocifisse. Poi, pressato dai suoi concittadini infoiati, introdusse uno sconto del 50 per cento sull'acquisto del Viagra; una dieta a premi (pagati da uno sponsor) per far dimagrire i varallesi grassi e infine per aver rivoluzionato la toponomastica del paese, intitolando vie e piazze a Benito Mussolini, Ayrton Senna, Enzo Ferrari, Totò, Giorgio Almirante, Lucignolo (la trasmissione televisiva, non l'amico di Pinocchio), una statua a Vasco Rossi, una spiaggia con tanto di ombrelloni lungo il torrente Mastallone.
Buonanno è fantasioso, quasi istrionico. Eletto alla Camera con la Lega Nord, il primo giorno si presentò con un forcone in mano. Quando i commessi gli fecero notare che non era consentito, Gianluca ne comprò uno da taschino, camuffato da penna. Guardandolo in questi giorni in tv mentre, con il suo italiano claudicante dà dei mafiosi a quelli del Pd, tira fuori dalle tasche le manette e le getta sul banco del Governo, viene cacciato dall'aula poi riammesso (come si fa a scuola con i ragazzini beccati a fumare o a riprendere con il telefonino gli slip della compagna di banco), e riprende a insultare e cazzeggiare come se niente fosse successo, ci siamo fatti la convinzione che Gianluca non ci fa, ci è. Al contrario dei grillini, che si vede lontano un miglio televisivo che recitano una parte scritta da altri, Buonanno è se stesso e il pedigree lo sta a testimoniare. Ormai è diventato un “personaggio” che quando chiede la parola, l'aula miracolosamente si riempie in attesa di quello che tirerà fuori dal suo costumino di Eta Beta. Non lo prende sul serio nessuno, neppure quando si tinge la faccia di nero, ma lui continua imperterrito a essere se stesso perché un altro, Gianluca non ce la fa a esserlo. I suoi interventi sono al limite dell'insulto, ma non s'incazza più nessuno. Un po' parolaio un po' giullare, se un personaggio come Buonanno non ci fosse, bisognerebbe inventarlo, lui, al contrario di Silvio, è un comico dentro. E meno male che sta alla Camera perché se sedesse sui banchi del Senato, dopo la decisione di Pietro Grasso di costituirsi parte civile nel processo napoletano per corruzione a Berlusconi, si sarebbe denudato mostrandoci i bicipiti e ruttando come uno Yak tibetano dopo una bevuta di birra Chang. Buonanno è unico, altro che Borghezio!

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