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martedì 25 febbraio 2014

Matteo parla ai telespettatori e Gasparri se la prende col Club di Topolino. Ma che ne sa un balilla del Club di Topolino?

Renzi ha bypassato il Senato. Il suo primo discorso da premier lo ha fatto direttamente agli italiani cercando, almeno per una volta, di parlare al popolo e non alla gente. 169 sì, quattro voti in meno di Letta detto 'o nipote che aveva avuto il merito di citare il “Sud”, mentre Matteo non lo ha fatto né si è lanciato nelle lodi al Ponte sullo Stretto, un'altra delle scempiaggini italiane dopo la Tav. Discorso da lupetto, quello di Matteo, con l'aggiunta di due termini che ci piacciono da sempre, “bellezza” e “speranza”. Alla gente italica, abituata a sentirsi commissari tecnici della nazionale, mancano terribilmente il coraggio e il senso di prospettiva mentre non sono mai mancati il pressappochismo e la paraculaggine. Ora la parola passa alla Camera e al tribunale berjiano dei pentastelluti, luogo in cui il diritto di parola, pensiero e azione viene visto come un pericoloso sbocco anarchico. Ma la chicca vera della giornata di ieri è stato l'intervento di Maurizio Gasparri. Ultimamente, il fascista diventato pezzo grosso di Forza Italia dopo anni di gregariato, deve avere qualche problema di scilinguagnolo. Ha la lingua impastata, mangia caramelline e il suo argomentare, anche se continua a essere rigorosamente inconsistente, sta lentamente scivolando verso il demenziale. Ieri se l'è presa con il Club di Topolino, paragonandolo al Senato dei Sindaci che vorrebbe Renzi, non sapendo assolutamente di cosa stesse parlando. In questo paese, quando qualcuno ne sottolinea l'eterogeneità, dice “È tutto un cinema”, mentre, se qualche politico tenta di volare alto e parla di ideali, si dice “La politica non è la poesia”. Insomma, la tendenza è quella di delegittimare arti pure per continuare a vivere un'esistenza all'insegna della barbarie intellettuale e pure un po' cialtrona, alla quale la Lega fa da giusta e quasi unica sponda. Caro Gasparri, il Club di Topolino è stato un momento ineguagliabile della nostra infanzia, glielo dice un ex Governatore che non faceva parte né della nobiltà né della buona borghesia. Insomma, nonostante appartenessimo al proletariato, eravamo “Governatore” (abbiamo ancora la carta intestata). La fierezza con la quale mostravamo la tessera del Club era tale che da quel momento le uniche altre tessere che abbiamo tenuto in tasca, sono quelle dell'ordine dei giornalisti e del cineforum. Per essere Governatori del Club di Topolino, occorreva acquistare il giornalino, ritagliare con cura il bollino, incollarlo sull'apposita scheda e quando era completa, spedirla in una busta affrancata a Milano. Inutile dirle, caro Gasparri, che in questo modo abbiamo imparato ad affrancare una lettera, scrivere un indirizzo, andare dal tabaccaio a comprare un francobollo, appiccicarlo e mettere il tutto nella buca delle lettere; secondo la scuola educativa scozzese, tutto ciò si chiama “abilità alla vita sociale”. Ma lei lo sa, caro Gasparri, cos'è una buca delle lettere? Le assicuriamo che non è un distributore di preservativi né l'urna per raccogliere le proteste/proposte dei comunisti. Ma di che vuoi parlare con Gasparri, che quando gli citi un libro mette mano al moschetto...

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