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mercoledì 7 maggio 2014

Matteo Salvini cacciato da Napoli: “La carogna sei tu”

Nel 2009, durante un avvinazzato raduno di corna celtiche a Pontida, fra una spruzzata di insetticida di Borghezio e un rutto di Bossi, il giovane Salvini già da allora felpato nordico, pensò di intonare una canzoncina le cui parole erano queste (testuali): “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani. O colerosi, terremotati voi col sapone non vi siete mai lavati”, il testo di questo capolavoro letterario terminava ovviamente e calcisticamente con “Napoli merda”.
Cinque anni dopo, diventato segretario della Lega Nord, Matteo Salvini va a Napoli dove vorrebbe tanto tenere un comizio in vista delle prossime europee. “Vorrebbe” è il termine esatto perché i napoletani, che in fatto di canzoni non li frega nessuno, ricordavano perfettamente “colerosi terremotati” oltre all'inno alla puzza di cui erano stati protagonisti indiscussi nella vallata degli adoratori di Odino. Salvini ha preso atto della contestazione, ha fatto quattro chiacchiere con i giornalisti presenti e salendo in auto per darsi a una fuga ignominiosa, ha sibilato: “Tornerò”, che ai più è parsa una minaccia. Questa comparsata fuori dal mondo, gli consente però di fare la parte del martire, dell'eroe no perché gli eroi sono un'altra cosa, e di andare in tv e nelle piazze leghiste a dire quanto sono cattivi i napoletani il cui simbolo è diventato Genny 'a carogna. Chi semina vento raccoglie tempesta, in questo caso Salvini ha raccolto solo un vaffanculo e un più monastico "Salvini lavati".

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