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domenica 26 agosto 2012

Botta e risposta fra il cardinale Sepe e De Magistris sulla Napoli a luci rosse. Detto fra noi è solo un problema di “case”.

Brevemente la storia. Luigi De Magistris sta pensando seriamente alla individuazione di un quartiere da dedicare alla prostituzione e di un parco dell’amore in cui recarsi sentendosi quasi tranquilli nell'espletare alcune fondamentali funzioni dell'indole umana. Si può discutere a lungo sulla proposta del sindaco di Napoli, sulla sua opportunità, necessità, modernità, attuabilità ma, quello che non si sopporta più, è l’interventismo capriccioso di una chiesa cattolica che contestualizza le bestemmie pur di santificare Silvio e demonizza tutto ciò che viene dall’altra parte. Il sindaco ha chiesto una riflessione civile sull’argomento e c’è chi gli ha risposto con un sì o con un no motivando entrambe le posizioni. Lidia Ravera, ad esempio, ha detto che è un provvedimento da centrodestra, e non abbiamo difficoltà a darle ragione. Resta comunque un modo di contribuire a una discussione aperta esprimendo semplicemente la propria opinione. C’è chi invece, come il cardinale Crescenzio Sepe, l’ha messa giù dura non criticando ma demonizzando tout-court. Eppure sul parco dell’amore, un cattolico illuminato potrebbe discutere tranquillamente, invece il cardinale ha scelto il muro contro muro affermando: “Capisco che non essendoci idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale, si ricorre a temi a effetto come è avvenuto con l'ipotesi di realizzare case a luci rosse e un parco dell'amore. Mi domando - ha proseguito - è questo il principale e ultimo problema da risolvere a Napoli? O forse si vuole offrire un diversivo e una distrazione alle migliaia di giovani che non vedono alcuno spazio e che sono costretti a considerare il lavoro un miraggio?”. Ovvio che l’attacco non è stato né morale né di costume ma politico e “politicamente” ha risposto, a stretto giro di comunicato stampa, Luigi De Magistris: “Lei Cardinale dice che l'amministrazione vuole tornare alle case chiuse? Giammai Cardinale! Ma dove lo ha letto? E poi Lei che si è occupato di ben altre case quando era a Roma, sa bene che noi vogliamo case aperte, trasparenti”. Se il cardinale Sepe non fosse rimasto coinvolto nell’inchiesta di Perugia sugli immobili di Propaganda Fide, la sua intemerata avrebbe avuto un senso, ma non essendo così, è chiaro che il sindaco usa gli argomenti che ha, e quello che ha usato sta a testimoniare che il cardinale di tutto può parlare meno che di case. Sbaglieremo ma la nostra convinzione è che la connivenza pluriennale e reiterata con il “sistema Berlusconi”, continuerà a tenere la chiesa in una posizione di eterno stand-by. Quando manca la coerenza tutto diventa maledettamente difficile.

3 commenti:

  1. Il cardinale Sepe si occupi di più alle sue di case, se si vuole occupare delle nostre getti le sue vesti rosse alle ortiche, e venga a guadagnarsi il pane con il sudore della fronte, poi ne potremmo anche riparlare, ecco perchè noi andiamo male in Italia i preti vogliono fare politica perchè noi non possiamo fare i preti?

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  2. Il cardinale Sepe. Tsk!
    Mi viene il sospetto che parla così perché, forse, non può guadagnarci nulla.
    I preti italiani! Altro che pascere le pecorelle!

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  3. Sottoscriverei ancora e al'infinito, la proposta di trasferire tutta la curia vaticana in Groenlandia. Perché, non sarebbe una bella idea?
    an

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