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lunedì 15 luglio 2013

Roberto Calderoli e “La teoria dello stronzo” (Rewind)

Questo articolo l'ho scritto tre anni fa. Lo ripropongo paro paro. Roberto Calderoli era ministro. Il tempo passa ma i buffoni (dire buffone non è reato, come sentenziato dalla Corte di Cassazione), non guariscono mai. Di buffoni e coglioni il mondo è pieno. Ne abbiamo incontrati a iosa nel passato, ne incontriamo a iosa quotidianamente. Non sono, purtroppo per l'umanità dolente, una razza in via di estinzione.


I biografi più informati dicono che quando sua madre lo portò da piccolo a vedere King Kong (il film), il bambino a un certo punto abbia urlato: “papa!”. La mamma si guardò intorno per capire se qualcuno lo avesse sentito, ma vide solo un gran sghignazzare di pubblico. Il piccolo aveva avuto la sventura di guardarsi allo specchio e, dall’attaccatura dei capelli alle sopracciglia fino al naso e al taglio della bocca, si era ritrovato nell’immagine che lo schermo gli stava proiettando addosso. La mancanza di scorrevolezza nel linguaggio, l’afasia dei toni, la disarticolazione vocale nell’urlo e nel pianto, avevano convinto Roberto che l’origine della sua nascita doveva essere un’altra. Con il passare del tempo, alcune delle caratteristiche fisiche non propriamente umane si addolcirono, restava una strana fissità nello sguardo ma nulla in confronto a quella del cervello, dei pensieri, dei ragionamenti. Da figlio di Odino pensò che un matrimonio in perfetto stile celtico, con tanto di Druido celebrante, potesse compiere il miracolo, ma questo caso fu la dimostrazione scientifica che i miracoli non esistono. Roberto mantenne tutte le afasie, le incertezze verbali e le fissità che evidentemente facevano parte del suo tratto genetico, e non contribuì a migliorare la situazione sua moglie, donna pia, timorata di dio, niente affatto appariscente e perseguitata da una incontenibile voglia di “strano”. Non gli si prospettava un avvenire roseo. Fu allora che per cercare di forzare il fato, divenne amico di un Aizzapopoli più intellettualmente afasico di lui, ma che aveva avuto contrariamente a quanto successo a Roberto, un grande maestro, il professor Gianfranco Miglio (allievo di Otto Brunner), che era riuscito nell'impresa di limarne alcuni dei tratti animaleschi che possedeva. L’Aizzapopoli crebbe come mai Roberto avrebbe previsto. Si contornò del fior fiore della cultura valligiana e con questo manipolo di etno-infoiati, tentò perfino l’assalto al Campanile di San Marco. Avendo la fortuna di vivere in un paese come l’Italia, il manipolo di golpisti da operetta si trasformò ben presto in forza di governo. E questa è storia. Oggi non solo il manipolo siede in Parlamento, ma governa. Roberto, adepto della prima ora, da guardiano di gore in pectore, è diventato ministro anche se, considerato il retroterra culturale, potevano assegnargli solo la Semplificazione. Travolto da tanto miracolo (Gnazio e Caspar si sentono meno soli), Roberto ha iniziato timidamente a parlare, a cercare di ragionare compiendo un terribile sforzo e infine, a interloquire, a rilasciare dichiarazioni alla stampa, a censurare colleghi e oppositori. Con lo sguardo perso nel vuoto e le guance rosso-fisso come la spia della super della nostra Renault d’annata, ha sentenziato: “Fini ha perfettamente ragione a dire che è stronzo chi dice che lo straniero è diverso. Ma è altrettanto stronzo chi illude gli immigrati”. Fino a prova contraria sono stati i suoi amici industriali del Nordest a illudere gli immigrati ritenendoli indispensabili per la loro crescita economica, ma non è questo che ha turbato Roberto del ragionamento di Fini, è più che altro l’essersi sentito dare dello “stronzo”. Lui, che in effetti a un bisogno fisiologico assomiglia sul serio, non sopporta più di essere preso in giro né per il fisico né per l’intelligenza che pensa di possedere, e reagisce male cercando di fare lo spiritoso. Ma non gli riesce. Roberto si è incazzato insomma perché pensava che almeno da ministro quel terribile, ripetuto, continuo epiteto gli fosse evitato. Invece madre Storia insegna. Se nasci stronzo, e pensi di essere il figlio di King Kong, stronzo resti e non c’è ministero che tenga. Una piccola consolazione: scorrendo i nomi dei colleghi, il buon Roberto può stare tranquillo, è in ottima e numerosa compagnia.

1 commento:

  1. un barlafuss, insomma. Così lo avrebbe definito mio nonno, contadino lombardo, onesto e lavoratore, da sempre fieramente avverso alla marmaglia segaiola

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