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mercoledì 15 maggio 2013

Grillo: “O noi o il diluvio”. Analisi niente affatto azzardata, specie se Silvio per...


In queste ore (solo un piccolo appunto per non dare sempre torto a Beppe Grillo sulla “querelle stampa”), la Guardia di Finanza di Taranto sta procedendo a una serie di arresti eccellenti. È stato sottoposto a custodia cautelare il presidente della provincia, Giovanni Florido, accusato di concussione. Ai domiciliari sono stati lasciati l'ex assessore all'ambiente, Michele Conserva e l'ex segretario, Vincenzo Specchia. Al quarto destinatario, Girolamo Archinà, responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, il provvedimento è stato notificato in carcere. Letto il “lancio” su Repubblica, abbiamo cercato di capire a quale area politica appartenesse il presidente della provincia, ma senza risultato. Ci ha dato una mano Wikipedia, così abbiamo appurato che Florido è un ex DS, attualmente PD, retto da una maggioranza che va dal PD all'Udc, passando attraverso l'Idv, Io Sud, Rifondazione Comunista, Verdi, Sinistra Unita e chi più ne ha, ne metta. L'accusa di concussione nasconde, in termini giurisprudenziali, un reato gravissimo: aver svenduto l'ambiente. Ma sui giornali della cosiddetta sinistra, del partito di Florido non si fa cenno, seguendo in questo, paro paro, quello che i giornali di destra fanno quando (spessissimo in verità) viene beccato qualcuno dei loro. E allora, se Beppe qualche volta tuona contro i giornalisti birichini, non ha tutti i torti. Anche perché il M5S viene attaccato ogni giorno sia dai giornali di sinistra che da quelli di destra. Le ragioni sono chiare (o no?). La sinistra teme che i 5S convoglino tutti i delusi; quelli che hanno strappato la tessera; quelli che non sopportano questo governo assurdo nell'essenza prima ancora che nella sostanza; quelli che si sono cordialmente rotti le palle di Renzi e di D'Alema e non hanno nessuna intenzione di smacchiare alcunché; quelli che si sono stancati dei compromessi (storici e non) e dell'enfant prodige, Guglielmo Epifani, che guida il partito in attesa del bebè Chiamparino, il fan più sfegatato di Sergio Marchionne. Dall'altra parte ci sono i “destri”, termine che non abbrevia “destrezza” ma solo collocazione parlamentare, i quali, convinti che a ottobre si voti, hanno iniziato una campagna elettorale preventiva, visto che se davvero si andasse alle urne a breve (le sentenze contro Silvio saranno in questo fondamentali), la partita sarebbe a due, Berlusconi vs Grillo. E il nemico, come sanno perfettamente i divulgatori della telefonata Fassino/Consorte, si combatte prima, praticamente nella culla. Al di là dei toni e delle minacce, Beppe Grillo ha un mare di ragioni che qualche volta gli andrebbero riconosciute, e che contribuiscono a farci pesare meno il voto dato ad aprile. La più importante è quella legata proprio all'ordine sociale, alla capacità dei 5S di riuscire a contenere (per il momento) la rabbia di cittadini ansiosi di prendere il forcone. Il M5S convoglia rabbia, lo sanno tutti, a partire da quelli che hanno implorato “il comico” di non andare a Roma la sera dell'elezione del presidente della repubblica. A Brescia, la questione è diventata chiara, lapalissiana diremmo. Il fatto è che non si sono scontrate solo due fazioni politiche contrapposte, ma due generazioni, due modi di intendere la vita e la politica in maniera diversa, due diverse esigenze di giustizia. Da una parte la giustizia giusta, quella che si riappropria del presupposto che “è uguale per tutti”, dall'altra una giustizia solo per i più forti, i potenti, i corrotti e i corruttori evidentemente più furbi degli altri e, quindi, da tutelare a prescindere. In atto non c'è solo un conflitto generazionale di chi si è sentito scippato del futuro, ma anche di coloro che sono stati buttati fuori dal mercato del lavoro, di quelli che non avranno mai una pensione, dei pensionati al minimo diventati clienti fissi delle mense della Caritas. Per costoro, Grillo rappresenta l'ultima speranza, e se l'indignazione si ferma per il momento ai fischi, non è detto che non possa trasformarsi a breve in qualcosa di ben più terribile. Tempo fa, in ambienti insospettabili, girava una specie di tacita chiamata alle armi. Qualche giornalista un po' più attento se ne accorse e iniziò a scriverlo, ma restò quasi un'impressione sottotraccia. La sensazione che Beppe sappia perfettamente a che punto sia il fuoco sotto la cenere, è forse più di una sensazione. Poi, si può giocare sulle ispezioni della Polizia Postale alla Casaleggio Associati (e qui ci incazziamo da morire perché il nostro furto di identità lo hanno archiviato senza aver individuato i colpevoli), o sui rimborsi spese negati ai parlamentari 5S da un miliardario, ma resta forte la convinzione che senza il Movimento di Grillo, oggi parleremmo di fatti molto più cruenti. E nulla conta lo starnazzare di Brunetta in aula contro la Boldrini, e nulla conta che Libero definisca la presidente della Camera “inguardabile”. Dopo Fini e Casini e, ai suoi tempi la Pivetti, parlare di presidenti inguardabili da parte dei giornali di destra ci sembra davvero un affronto sì, ma all'intelligenza.

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