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martedì 28 maggio 2013

Il M5S frena, il centrodestra barcolla, le liste civiche affondano, l'astensionismo vince. Tiene solo il centrosinistra, l'unico schieramento con uno zoccolo duro.

Facile la battuta: il centrosinistra tiene perché ha lo zoccolo duro, il centrodestra arretra perché ha le zoccole e basta. Ma le cose non stanno così e le considerazioni da fare sono altre. Che Alemanno, ad esempio, non abbia tutti i venerdì previsti dal calendario gregoriano, si sapeva. Ma che dopo la batosta ricevuta, invocasse l'aiuto dei crociati, dei neri ad oltranza, dei marchiniani e dei 5S per una improbabile rimonta, la dice tutta sulla disperazione totale ma anche tenera, di cui è vittima l'uomo che più di ogni altro odia la Protezione Civile. Il centrosinistra tiene, come dice Debora Serracchiani “nonostante il Pd” che, se presenta volti come il suo o come quello di Ignazio Marino, corre perfino il rischio di vincere. Sono due, comunque, i dati salienti di queste amministrative, difficili da definire solo come un “campione”. Sette milioni di elettori sono tanti per un semplice sondaggio, anche se pochi per dire che le preoccupazioni di Berlusconi siano fondate. Infatti, dove non ce la fa lui, intervengono i capi del Pd a dargli una mano. Il primo dato riguarda l'astensione. Il nostro post di ieri, ripensandolo, una chiave di lettura la dava. L'astensione si può infatti riassumere in “non se ne può più”, mentre ogni altra analisi sociologica, politica, mediatica, di costume, addirittura sportiva, troverebbe il tempo che trova. La gente è stanca di fare domande a chi non ha nessuna intenzione di rispondere. Ci sta provando inutilmente da più di vent'anni. Chiedono soluzioni i giovani, i precari, i cassintegrati, i disoccupati espulsi definitivamente dal mercato del lavoro, i pensionati, le casalinghe, le donne, i “diversi”, i diversamente abili, i diversamente vedenti, i diversamente udenti, i diversamente e basta che non vogliono fare i clochard. Ci prova un popolo stremato dal malgoverno, dalla mala-politica, dalla mala-educazione, dalla malafede di chi pensa solo ai cazzi suoi e che, come Fiorito dopo la condanna, dice: “Basta politica, farò il filantropo”, sì, di se stesso. La gente è stanca di domande inevase e di facce che, crisi o non crisi, continuano a giocare a Risiko. E si è stancata anche di Beppe Grillo e dei suoi insulti, della sua dabbenaggine politica, della miopia da curare con il laser, di una arroganza senza limiti pur presentandosi come il novello Masaniello-guida della povera gente. Il M5S, dal giorno dopo le elezioni, non ne ha azzeccata una. Popolato da ragazzini infoiati, come se ne trovano a centinaia negli scioperi per una palestra più attrezzata, il M5S pretendeva di dare lezioni di moralità e di pulizia e di rinnovamento della classe politica, con una allegra banda di brufolosi frequentatori del web, terrorizzati dai microchip sottocutanei della Cia. Le immagini streaming dell'incontro con Bersani, quelle dei due capi dei mandamenti del senato e della camera, Crimi e Lombardi alle prese con Ballarò, per assurdo hanno nuociuto più ai 5S che non a Bersani, che condannato lo era già di suo. L'ottusità con la quale Grillo e Casaleggio hanno condotto il Movimento fino a oggi, le risse per le presenze televisive e le interviste, le tate della comunicazione che puliscono il culetto di bambini in preda alla diarrea verbale, i no a prescindere, lo scivolone su Prodi, l'assenza totale dal dibattito parlamentare, se non con incravattati che leggono le parole scritte da altri, hanno fornito al popolo elettore una immagine di pressappochismo che li ha allontanati definitivamente dall'esperienza grillesca e alla fine, col cazzo che li hanno votati. E non regge il discorso di Marco Travaglio fatto oggi sul Fatto in cui, tanto per cambiare, da la colpa del pessimo risultato dei 5S, alla Rai, a Mediaset e a La7 per il silenzio che ha circondato la campagna elettorale dei grillini: era accaduto anche per le politiche. Grillo sperava di andare ai ballottaggi dappertutto, ha dimezzato i voti e questo gli basti a ragionare. Facciamo nostro il discorso di Peter Gomez, ieri da Mentana. “Io non sarei tanto sicuro della durata del governo LettaLetta – ha detto il direttore del Fatto.it – potrebbe accadere che l'esito di queste elezioni, modifichi alcuni assetti, compreso quello di un nuovo governo appoggiato dai 5S”. Già. Potrebbe accadere, anzi, sarebbe auspicabile. C'è da dire, ripensando a qualche giorno fa, che un eventuale governo Bersani con l'appoggio dei 5S avrebbe avuto comunque vita breve. I 101 zozzoni che hanno silurato Prodi, e che non hanno ancora il coraggio né di uscire allo scoperto né di dire perché lo hanno fatto, avrebbero silurato anche una soluzione che milioni di italiani ritenevano la più auspicabile. E se una colpa può essere addebitata a Grillo e al governatore di Gaia, è quella di non aver tenuto in considerazione il fatto che dall'altra parte ci sono sciacalli sanguinari e non esseri umani dotati di buon senso. Zozzoni veri, mica pifferi. E con gli zozzoni non si vince urlando, ma trombandoli sul loro stesso terreno di presunti politici raffinati. Il dispiacere profondo per l'esito di queste amministrative, sta tutto nella frase della Serracchiani: “nonostante il Pd”.

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