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giovedì 9 maggio 2013

Il PD è “liquefatto”, dice Civati. Va in scena la guerra eterna fra Bersani e D'Alema, mentre Silvio è condannato, Formigoni inquisito, Nitto Palma ce la fa e Santacroce (destra) è il presidente della Cassazione.


Dicono che subito dopo la sentenza dei giudici di Milano sul processo Mediaset, Silvio abbia penato non poco a calmare i falchi del Pdl. Magari avevano in mente un'altra manifestazione guidata, lancia in resta, da Francesco Nitto Palma che, dopo aver dato una grande prova di destrezza nell'assedio di un tribunale, è stato meritatamente eletto presidente della Commissione Giustizia del Senato. O, forse, Daniela Santanchè, che di mestiere fa la “pasionaria” del Pdl, che avrebbe convinto ancora una volta i suoi elettori di Villa Sorriso, a lanciare le dentiere contro la Boccassini. Silvio, invece, più calmo di un mare in bonaccia, ha appreso la sentenza mantenendo un fair-play estremamente british, tanto che Paolino Pa Bonaiuti e Gianni Letta si sono chiesti se Francesca non l'avesse distrutto con una infuocata notte d'amore. Niente di tutto questo. Silvio, che di mestiere fa (forse) l'evasore fiscale e il donatore di laser antidepilatori, aveva appena saputo dell'elezione del settantaduenne Giorgio Santacroce (in passato rapporti stretti con Cesarone Previti) a primo presidente della Corte di Cassazione. Proprio la Corte che dovrà confermare o meno, la pena di quattro anni di galera e cinque di interdizione dai pubblici uffici, comminata ieri dai giudici di Milano al Capataz. Dicono, sempre le voci bene informate di cui sopra, che Silvio non abbia stappato lo champagne solo perché, ultimamente, gli brucia un po' lo stomaco e, avendo terminato la scorta di Maalox sciroppo, ha preferito brindare a te verde. Berlusconi condannato; Roberto Formigoni, testé eletto presidente della Commissione Agricoltura, indagato per peculato; Nitto Palma alla Commissione Giustizia; il partitucolo di Mario Monti che annaspa e vota a favore di tutto e di tutti non sapendo perché lo fa; la Corte dei Conti che boccia sonoramente le leggi e i decreti dell'ultima fase del governo dei tecnici, dicendo: “Ma andate a scuola, ohibò!”. E poi c'è Bersani che, livido in faccia, urla ai giornalisti “Io non do indicazioni su nessun nome del prossimo segretario”; il leader dei 101 zozzoni, che si è legata al dito la sua mancata riammissione al Parlamento nelle liste privilegiate del segretario; l'ala frondista del PD contraria al governo LettaLetta, pronta a impallinarlo al primo tentativo di volo; la Finocchiaro che dice: “Io non voglio fare il segretario, Renzi ci poteva pensare prima di insultarmi”; Rosy Bindi, che ha già prenotato una cella nel convento delle suore di clausura di Pinerolo, e lì intende chiudere la sua vita politica; Franco Marini che, da San Pio delle Camere, sta lavorando alacremente per fottere almeno una cinquantina dei 101 zozzoni e i 101 zozzoni che intendono far pagare molto caro al partito, l'essere considerati, appunto, degli zozzoni. E anche se l'appellativo coniato da Dario Fo, non li descrive nella loro magnificenza, resta da parte loro, la sgradevole sensazione di essere considerarti un corpo estraneo. Il PD, parole di Pippo Civati, sta correndo il rischio di “liquefarsi”, sta diventando, insomma, una entità ectoplasmatica da seduta spiritica. Sembra infatti che nelle scorse notti, i maggiorenti del partito abbiano tentato di evocare l'anima di Palmiro Togliatti, nella speranza di avere, da parte del Migliore, almeno un suggerimento. E sembra, ci dicono le solite voci bene informate del PD, che l'anima abbia pure battuto un colpo ma, visto da chi era composta la catena, abbia detto: “Ma che vulite 'a me, jatevenne satanassi, avite scassato 'o cazzo”. Sta finendo un “sciogno”, chiedere a Briatore per avere la conferma.

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