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mercoledì 23 ottobre 2013

Rosy Bindi presidente dell'antimafia. E l'effetto serra colpisce la politica, un surriscaldamento da tonnellate di Pasta di Fissan

Gatto siamese uzbeko
Tutto si può dire meno che la politica italiana sia soporifera. Se perfino la più alta carica dello stato, quella che non si può nominare, impazzisce e si mette a inveire non contro chi l'ha chiamata “traditore” ma contro chi lo ha scritto per informare, significa che non siamo messi tanto bene e che l'orlo della crisi di nervi è stato superato da un pezzo. Tra l'Innominabile e il Fatto Quotidiano è scoppiata una guerra senza esclusione di colpi tanto che, per la prima volta nella storia della repubblica, un capo dello stato, in un comunicato stampa ufficiale, di un giornale fa nome e cognome. Non c'è dubbio che il pronunciamento della Corte d'Appello di Palermo, che vuole ascoltare l'Uomo del Quirinale nel processo sul “trattatuni”, ha scoperto nervi sensibili, talmente sensibili che se un bambino provasse a chiamare “nonno” il Presidente, si prenderebbe un vaffanculo colossale. Ma la giustizia non è uguale per tutti? O l'unico più uguale degli altri è solo Berlusconi? Volano stracci, quando voleranno anche bestemmie non contestualizzate e paesi vari dove far svernare le natiche, avremo raggiunto il top della coglionaggine. Perché vedete, i pidiellini sono stati abituati male. Comandando sempre e solo loro da una vita, non sopportano che qualcuno possa nominare presidente di commissione uno che non sia passato attraverso i raggi ics del loro apparatnik o, in subordine, non abbia almeno ricevuto il certificato di incapacità. Così, contravvenendo a un patto che si sta dimostrando contronatura sotto tutti gli aspetti, il Pd nomina Rosy Bindi presidente della Commissione Antimafia, un personaggio, la Rosy, che per chi è abituato a infarcire la commissione antimafia di mafiosi, suona più come una provocazione che come uno sgarbo politico. E c'è da sottolineare che nel momento in cui i pidiellini hanno abbandonato, offesi e incazzati come gatti siamesi dell'Uzbekistan evirati la commissione antimafia, pensavano che qualcun altro li seguisse. Ad esempio i leghisti i quali, facendo gli gnorri e fischiando motivetti padani facendo finta di nulla, non solo sono rimasti al loro posto ma si sono portati a casa anche due segretari. Scelta Civica si è astenuta (ma ormai gli ex montiani sanno fare solo quello, incapaci come sono di assumere una qualsiasi decisione), Sel ha votato a favore mentre i 5S hanno votato sì contro, ma sono rimasti in aula assicurando il numero legale rendendo così valida l'elezione. Alla Bindi, invece dei complimenti da gentleman, Brunetta ha urlato: “Dimettiti”. La stessa frase le è stata rivolta dall'altro Renato, Schifani, mentre la Santanchè ha preferito tacere godendosi i 740 mila euro incassati dalla vendita del 5,5 per cento delle azioni di Bioera. Rosy, invece di dimettersi subito dopo essere stata eletta, ha detto: “Sarò la presidente di tutti perché la mafia la si combatte tutti insieme”. A noi, questo ottimismo viscerale dei cattolici qualche volta fa una tenerezza della madonna.
Terminiamo con una notizia attesa dal 27 giugno del 1980. La Corte di Cassazione ha definitivamente sancito che il DC 9 dell'Itavia caduto nel mare di Ustica, non è precipitato per un cedimento strutturale ma a causa di un missile. Ora mancano i nomi dei depistatori, la nazionalità del missile, e il perché il caccia che lo trasportava e che lo ha lanciato, si trovasse proprio lì in quel momento. Nel paese delle menzogne e dei segreti, a volte ci si può accontentare anche di una mezza verità.


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