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venerdì 23 agosto 2013

Silvio: “La crisi colpa di Scaramacai e di Pappagone. Se mi buttano a mare la barca sbanda”. Ma non affonda

Signori, siamo in Italia! La colpa di tutto quello che accade è sempre degli altri. Perfino se ci becchiamo una multa per sosta in tripla fila, la colpa è del vigile che infila il contrassegno sotto il tergicristalli, mica la nostra che siamo idioti! Incapaci da sempre di assumerci uno straccio di responsabilità, o di avere una botta d'orgoglio (anche se temporanea), più delinquiamo più la colpa è del mondo crudele. Se un marito ammazza la moglie, la colpa è della puttana che voleva lasciarlo così, se un fidanzato brucia la fidanzata, la colpa è di quella bottiglietta di benzina che il pirla si è trovato per caso in tasca: di solito si definisce autocombustione. Siamo fatti così: perfino quando ci trovano con le dita nel barattolo della marmellata neghiamo di essere sul punto di mangiarla, per non parlare di tutti quegli sprovveduti che si fanno pagare le mazzette nel parcheggio del supermercato e, puntualmente, le telecamere della Guardia di Finanza li colgono sul fatto: si chiama flagranza di reato ed è un gran casino. Ma non per i corrotti che si difendono così: “È solo un prestito per curare mia moglie gravemente malata”. Silvio, che i vizi degli italiani li incarna tutti (dopo aver tolto di mezzo ogni virtù), non è esente dal vezzo. Lui delinque e la colpa è della magistratura. Un tribunale di tutte donne lo condanna a sette anni di galera, e la colpa è dell'invidia del pene. Continua a delinquere, la Cassazione lo segna a vita, e la colpa è di un giudice chiacchierone al quale lui sta sulle palle sempre per invidia. Così, se il governo LettaLetta dovesse cadere, la colpa è del Pd che si rifiuta caparbiamente di salvargli il culo contra legem, votando in Senato a suo favore e disconoscendo il valore delle leggi che regolano la vita di questa nazione di quacquaracquà senza rimedio né ritegno. L'ultima se l'è inventata Angelino AlfanoO Schiattamuort', ventriloquo di Silvio: “Chiediamo al Pd di non prendere il voto al Senato come la rivincita contro il nemico storico, ma di considerare Berlusconi un qualsiasi senatore”. Ma quale cazz'è la logica di questo ragionamento? Quali scheletri negli armadi del Pd conosce il Pdl per tirar fuori una proposta che non ha alcun senso? Eppure. Eppure. Sono venti anni che uomini politici del Pd salvano il culo a Silvio e alle sue aziende “patrimonio culturale dell'Italia”. Sono venti anni che i pidini fanno mancare il numero legale o si assentano dalla Camera quando i provvedimenti in discussione potrebbero essere dannosi per il cavaliere. Che non hanno messo mano al conflitto di interessi. Che tutelano le imprese di Silvio come fossero le loro, salvo essere colpiti e affondati dallo stesso ex premier sulla Bnl e sul Monte dei Paschi di Siena. Sono venti anni che Berlusconi detta senza vergogna (per il Pd) l'agenda politica dei suoi nemici comunisti, e sono venti anni che gli ex nemici comunisti si lasciano dettare l'agenda da Berlusconi. Non sembra, ai dirigenti del Pd, che sia arrivato il momento di dire, senza se e senza ma: “Basta”? Macchè... Così, dopo aver riesumato Silvio a seguito dell'ennesimo, presunto funerale, LettaLetta e l'Innominabile si dovrebbero assumere l'onore storico di salvargli il culo andando contro non solo al buon senso, ma allo stesso senso dello Stato e al rispetto delle sentenze. O la sentenza la deve rispettare solo il tunisino preso con dieci grammi d'erba (che non è origano) in tasca? Lontano dall'essere morto, Silvio si è dovuto beccare anche il pesantissimo giudizio del primo ministro austriaco, Werner Faymann che, alla fine dell'incontro con LettaLetta, durante la conferenza stampa, ha detto: “Ho conosciuto Berlusconi e non ho mai pensato che sia un garante della stabilità”. Gli house-orgasm del cavaliere l'hanno immediatamente definita “una gaffe” ma non lo era. Lo pensano tutti. Lo sanno tutti e tutti ne hanno preso atto. Meno il Pd.

1 commento:

  1. colpa del pd o degli ufo una cosa è certa: Berlusconi è un delinquente e. per la nota legge della transitività, quelli che si ostinano a difendere un delinquente sono complici.

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