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sabato 25 maggio 2013

Roma: piazze semivuote per gli ultimi comizi. Milano: Ruby non sa, Ruby non ricorda... oh!

Deve essere stato quel “Grillini burattini mossi da un capocomico”, detto da Silvio a dentatura di Capodimonte serrata, a far disertare la piazza di Beppe Grillo. Deve essere stato quel “Manderemo a casa il Nano quando lo affronteremo faccia a faccia” gridato da Grillo, a far disertare la piazza del comizio di Alemanno. E deve essere stata l'aria che tira intorno al Pd, a far disertare la piazza dell'ultimo comizio di Ignazio Marino. Comunque la si voglia mettere, ieri a Roma le piazze dei comizi finali dei candidati sindaci, erano miseramente piene a metà o mezze vuote, dipende dai punti di vista e dalle sensibilità. Il fatto è che questa volta Alemanno, Grillo e Marino non possono prendersela con la Questura, non ci sono dati ballerini da commentare, ma le immagini delle telecamere di tutte le tv, compresa quella del Bahrein, arrivata in Italia per commentare la farsa planetaria di un paese tenuto per le palle da un puttaniere. La mancanza del popolo, della gente, dei compagni e dei camerati, dei perditempo e degli idealisti della domenica ai comizi finali di ieri, è la dimostrazione che il distacco che c'è fra la maggioranza silenziosa (ancora per poco) e questa classe politica arraffona e piena di contraddizioni, è ormai siderale. Grillo ci sta provando a ridurla, ma il compito sembra impossibile anche per lui. Ultima notizia di queste ore, l'incontro (neppure troppo segreto) di Pippo Civati con una trentina di malpancisti del M5S. Sullo sfondo di uno scenario da tragedia shakespiriana, si muovono personaggi da incubo di una notte da mezza Italia i quali, pur di uscire fuori dal teatro e respirare un po' di aria pura, venderebbero l'anima a Mefistofele o, in subordine, fonderebbero un nuovo gruppo parlamentare. E non si pensi (e non si illuda Epifani) che Civati sia un caso isolato né Grillo conti di ridurre a intemperanze giovanili, il malessere profondo che c'è nel suo gruppo parlamentare, perché così non è, e l'impressione che LettaLetta finisca per accorgersene presto, è più di un sentore. La situazione politica italiana è in continua evoluzione, per definirla meglio si potrebbe usare il termine “magma”, ma sarebbe riduttivo. C'è un mare di scontenti, a destra, a sinistra e dalle parti dei 5S, pronto a sollevare onde da oceano e si sa, quando arriva lo tsunami, non c'è trippa per gatti né appiglio possibile. È vero, ci si sposa sempre di più per ragioni altre da quelle dell'amore, ma sono matrimoni che durano poco, qualche anno, qualche mese, qualche giorno. Ci sono poi quelli che finiscono appena gli sposi partono per il viaggio di nozze. Le tipologie della fine dei matrimoni è vastissima, ma quella che si potrebbe verificare nel LettaLetta in questo momento, deriva da un concetto molto semplice, il contronatura. E contronatura deve essere stato anche il rapporto fra Ruby e e il Presidente, visto che nessuno dei contraenti ricorda come sono andate le cose. Ieri al tribunale di Milano, è andata in scena una farsaccia da guitti di periferia. Un copione scritto con i piedi, una recitazione degna di un saggio finale dell'Utes, comparse di quart'ordine, e una regia schizofrenica da rimbambiti in malafede. La signora Ruby è stata indisponente e arrogante come quelle persone che si sentono protette dal padreterno, che poi si chiami Silvio e non dio, è un fatto marginale. Invitata dal presidente della Corte a “modificare atteggiamento”, la spocchia della giovane parente di Mubarak (per volere del Parlamento italiano) è stata irritante e le ha consentito di infiorare la sua testimonianza con una serie impressionante di “non so”, “non ricordo”, che avrebbero fatto incazzare perfino il flemmatico Giobbe, figuriamoci un giudice alle prese con menzogne stratosferiche. Qualcuno poi si chiede ancora perché Ghedini e Longo non l'abbiano voluta come testimone nel processo che la riguarda direttamente. Ruby, nella sua totale insipiscienza, ha sputtanato involontariamente il suo protettore, ribaltandone tutte le autodifese e descrivendo esattamente come si svolgevano le cene eleganti di Arcore, definibili con un “puttanaio nauseabondo” e nulla più. Altro che stile di vita libertario, altro che privacy violate, l'immagine di Nicole Minetti vestita da suora, la racconta più lunga di qualsiasi altro romanzo d'appendice scritto con i piedi. Questi sono i costumi che i pensionati di Villa Serena difendono con le unghie e le dentiere ogni volta che Silvio va in tribunale. 

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